In questi giorni ricorre il decennale dalla morte di Bettino Craxi.
Mentre il Presidente della Repubblica Giorgio Napoliano dichiara che su Craxi pesa un giudizio inquo, l'Onorevole Di Pietro si scaglia pubblicamente contro l'ex Presidente del Consiglio ricordando i suoi reati e la sua latitanza.
Nella Prima Repubblica i reati che Di Pietro ha perseguito come Pubblico Ministero in Mani Pulite rientravano nella logica della politica di allora e tutti ne erano coinvolti: tutti i partiti e tutti gli schieramenti. La politica odierna non è meno responsabile di illeciti e/o di manovre non troppo trasparenti come si vorrebbe far credere. Oggi, credo, si vada ben oltre gli illeciti finanziari ai partiti. Nel caos odierno non si riesce a porre fine a un continuo tentativo di indebolire la democrazia.
Bettino Craxi resta indubbiamente, a mio avviso, un personaggio della politica italiana di grande spessore. Certamente ha preso decisioni impopolari probabilmente offendendo una certa sinistra e lo stesso socialismo ortodosso: da socialista non ha difeso il socialismo, ha forse tradito la sinistra poichè nella sostanza ha agevolato la destra, volle togliere dal simbolo del partito falce e martello ma non si può inficiare la figura di politico di rilievo; può non essere considerato uno statista nel senso stretto del termine ma non dovrebbe comunque essere rimosso al rango di delinquente comune.
La stessa Democrazia Cristiana ha sempre assunto atteggiamenti politici clientelari e di illeciti finanziari; la stessa Chiesa ha avuto responsabilità finanziarie illegali ai tempi di Marcinkus e lo scandalo dello IOR - Banca Vaticana -.
Dire che Craxi è stato un modello esemplare non è corretto ma affermare che lo stesso Craxi sia stato ll'emblema di una Italia fuorilegge è altrettanto offensivo e non vero.
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