C'è un saggio che tutti dovrebbero leggere. O almeno tutti coloro che intendono riuscire nel proprio agire. Non è il solito libro low cost su come diventare ricchi o milionari o imprenditori in un paio di sedute. Non è un ricettario preconfezionato, o una fredda lista di cose da fare. Niente di tutto questo. Il "Trattato dell'efficacia" di Francois Jullien, è un analisi comparata, lucida, documentata, interessante sul concetto di efficacia. Così come è stato concepito in Occidente ed in Oriente. Ricordando le teorie di Aristotele, Macchiavelli, Clauswitz da una parte e Mencio, Sunzi, Gui gu zi dall'altra. Due visioni che rispondo anche a due concezioni totalmente differenti della vita e dell'agire umano.
Il pensiero occidentale, ricorda Jullien, ha sempre concepito l'azione nei termini di un elaborazione di un piano preliminarmente costituito in vista di un obiettivo ben identificato. Concezione questa che, da sempre, ha fatto intravedere le sue falle, laddove la pratica tradisce sempre la teoria. Come dire che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Ecco perchè ci si affida all'eroismo o al genio per spiegare tale mancanza. Per gli antichi maestri orientali, invece, si trae il risultato voluto dal potenziale insito nella situazione e non da un piano elaborato, dall'adesione all'incessante trasformazione del reale e non dallo sforzo di modificazione dello stesso.
Un'analisi comparativa, con la quale l'autore invita a ripensare i fondamenti della nostra dimensione culturale che, dal confronto appunto con la tradizione orientale, si evidenzia in tutta la sua precarietà.Davvero illuminate. Consigliatissimo.
Simone Grasso
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