Suscita davvero scalpore l'ultimatum del Senato accademico dell'università di Bologna di sostituire i ricercatori, che decideranno di dare il proprio consenso alla protesta contro il ddl Gelmini, con professori a contratto.
I presidi, infatti, stanno inviando lettere ai ricercatori, nelle quali si chiede la disponibilità a garantire la didattica che inizierà nei prossimi giorni. I ricercatori dovranno rispondere entro venerdì: coloro che prenderanno la decisione di "acconsentire al blocco didattico" verranno rimpiazzati.
Il caso di Bologna ha suscitato diverse reazioni. Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, parla "di un processo di regressione su un terreno tra l'altro di libertà", iin quanto le democrazie doverebbero garantire il diritto allo sciopero. Anche il coordinatore nazionale dei ricercatori, Marco Merafina, parla di ricatto "ai danni di chi sta lottando per il futuro dell'università". E aggiunge: "Abbiamo annunciato il blocco delle lezioni mesi fa e in un'interfaccia con i presidi ricevemmo il pieno appoggio: mera ipocrisia..".
Che dire...mentre altri Paesi europei, nonostante le difficoltà finanziarie dettate dal momento, investono nella cultura, nella ricerca e nell'università, in Italia si torna a lottare per il diritto allo sciopero!
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