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il peschereccio mitragliato

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ATTACCO D'ARIETE

La sera del 12 settembre 2010 il peschereccio Ariete, salpato da Mazara del Vallo, è stato attaccato da una motovedetta libica, nonostante si trovasse in acque internazionali. Così è stato dimostrato, infatti, dai dati recuperati grazie al sistema 'Blue box' - una sorta di rilevatore Gps che ogni peschereccio al di sopra di una certa misura deve avere installato a bordo e che consente alle autorità italiane di seguire costantemente le imbarcazioni, tale GPS fa sapere esattamente in che posizione si trovano. L' Ariete si trovava a circa 30 miglia a nord di Zuwarah, una cittadina sulla costa libica, ben oltre, quindi, le 12 miglia previste dal diritto internazionale come limite ultimo delle acque territoriali. 

Mentre la Magistratura di Agrigento ha aperto un fascicolo per "omicidio colposo plurimo" a carico di ignoti, la Libia ha chiesto scusa ufficialmente per maldestro incidente.  "Il Ministro degli Esteri, Moussa Koussa, mi ha cercato perché voleva confermare le scuse in modo diretto e personale", ha precisato il nostro capo della diplomazia, Franco Frattini. Anche Roberto Maroni, Ministro degli Interni, ha fatto sapere che "la Libia si è scusata per quello che è successo. Evidentemente c'è stato un errore di interpretazione. Posso immaginare che abbiano scambiato il peschereccio, come avviene ogni tanto, per una barca che - non fermandosi all'alt  - immaginavano potesse avere a bordo clandestini. Ma lo posso solo immaginare, non abbiamo ancora tutte le informazioni. Ho aperto un'inchiesta per accertare quello che è avvenuto e la mia opinione è che si sia trattato di un incidente. Grave, ma un incidente". "Voglio capire - ha proseguito il Ministro - quello che è successo: la motovedetta libica è una delle sei che abbiamo consegnato al paese nordafricano sulla base di un accordo siglato nel 2007 dall'allora Ministro Giuliano Amato". A bordo, ha precisato, "ci sono militari italiani che per un periodo forniscono assistenza tecnica ai libici, ma non hanno funzioni di equipaggio". Una presenza confermata da Gaspare Marrone, comandante dell'Ariete, il quale racconta di aver parlato con un italiano a bordo della motovedetta libica, un ufficiale delle fiamme gialle che, nonostante il Capitano Marrone si fosse identificato come motopeschereccio fornendo numero di matricola e nazionalità, ha esortato a fermarsi, altrimenti avrebbero aperto il fuoco. La Guardia di Finanza  avrebbe operato nel rispetto dei protocolli di cooperazione tra Italia e Libia, stando a quanto emerso dalla della riunione d'inchiesta tenutasi ieri al Ministero dell'Interno sul caso. 

Frattini  ha definito "l'incidente grave ma i rapporti con Tripoli non cambiano", le reazioni contrarie non si sono fatte aspettare, e non sono solo provenienti dall'opposizione politica. "Assistiamo a una vera e propria inerzia del Governo italiano" dice il vescovo di Mazara del Vallo, Monsignor Domenico Mogavero. "Quello che preoccupa molto è che non ci sia nessuna iniziativa politica che metta mano quanto meno ad affrontare la questione della competenza circa le acque del Mediterraneo". "Noi siamo molto preoccupati - aggiunge - per la facilità con cui si mette mano alle armi e si attenta alla vita delle persone".

Non resta che aspettare i risultati dell'inchiesta condotta dalla Procura di Agrigento per sapere se davvero si è trattato di un "incidente", un errore di riconoscimento, o se il peschereccio italiano è stato colpito volontariamente. Se fosse vera questa ipotesi, si spera che il governo italiano la smetta di prostrarsi a Gheddafi. 

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 15 Settembre 2010 18:08 )  

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