DEApress

Sunday
Jun 21st
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Geopolitica e informazione

E-mail Stampa PDF
Relazione tratta dal primo Forum del convegno “Volontariato, Solidarietà internazionale e cultura”
organizzato da Associazione D.E.A., Associazione UnoCultura, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, col patrocinio del Cesvot
Facoltà di Antropologia – Palazzo Nonfinito – Università degli Studi di Firenze – 10 marzo 2007

Geopolitica e informazione: Criteri per un’efficace informazione sociale sui grandi temi internazionali

di Giulio Gori


Fare un’efficace informazione, in merito alle grandi questioni internazionali, è possibile anche all’interno di piccole realtà giornalistiche ed editoriali. Allo stesso modo piccole associazioni possono dare un contributo importantissimo alla conoscenza di situazioni riguardanti i diritti umani o le lotte di liberazione dei popoli oppressi.

E’ necessario anzitutto sottolineare l’importanza di una comunicazione che sappia navigare su canali diversi da quelli dei grandi media tradizionali.
La comunicazione sociale ha il vantaggio di essere più vicina, più aperta al confronto, rispetto al piedistallo dei grandi media che, necessariamente per la loro tipologia, richiedono un ascolto semplicemente passivo. Ciò non significa che una “piccola informazione” sia necessariamente migliore di una “grande informazione”. Ma la compresenza di più canali di diffusione delle informazioni è elemento senz’altro positivo.
Del resto, la comunicazione-informazione sociale, in quanto ‘piccola’, può ridurre il rischio di essere schiacciata dagli enormi interessi che condizionano i grandi media e impongono loro delle vie prestabilite e quasi sempre monocordi. Ciò non significa che le piccole realtà informative non debbano rispondere a interessi diversi dalla semplice ricerca della verità, ma è presumibile che questi interessi siano diversi da quelli che condizionano i grandi media… E, tornando al punto precedente, avere a disposizione una lunga serie di fonti informative disorganicamente distorte, è preferibile ad avere fonti organicamente distorte.
A tal proposito va detto anche che l’obiettività non esiste; tuttavia tante mezze verità, un più largo ventaglio di informazioni e di interpretazioni, evitano la falsità di un’informazione monocorde.

L’obiettività esiste?

Si è detto che l’obiettività non esiste, ma questo concetto va puntualizzato: essere obiettivi significa essere del tutto al di sopra delle parti; ma ciò è possibile solo se si è del tutto estranei alla vicenda in questione; e per esserne del tutto estranei bisogna ignorarla completamente, ignorarne tutte le implicazioni. Ma l’ignoranza non aiuta l’approfondimento dell’informazione: primo, perché non conoscere significa dare peso eccessivo alle informazioni che ci pervengono, indipendentemente dalla loro effettiva rilevanza; secondo, perché ci impedisce di approfondire efficacemente. Il giornalista obiettivo-ignorante non fa, ad esempio, la cosiddetta seconda domanda.
Questo ragionamento ci porta ad affermare necessariamente che la verità non esiste; esistono invece molte verità. Ciascuna con la propria dignità, frutto di diverse visioni concettuali, scale di valori, culture, di diversa forma mentis. Nonché naturalmente di diverso approccio alle fonti.
Ad esempio, la stessa scelta delle notizie è in sé non-oggettiva.
Ma il fatto che l’obiettività non esista, e con essa la verità, (e premesso che l’onestà è invece un concetto necessario, benché non risolutivo) non significa che tutto sia vero.
La verità non esiste, la bugia esiste eccome; ed è necessario smascherarla.

Internet: opportunità e rischio
Internet è una risorsa straordinaria per poter ottenere informazioni. Le fonti sono potenzialmente infinite. La quantità di notizie è sterminata. Ma occorre attenzione e verifica, perché il rischio di incappare in qualche bufala nell’ambito di una ricerca è quasi certo.
E’ necessario cercare non solo un numero ingente di fonti, ma anche conoscere la loro matrice, cercando di verificarne l’autorevolezza e, soprattutto, ove possibile, attingendo a fonti che a loro volta fanno riferimento a canali, a posizioni, a origini geografiche, sociali differenti.
Un grossa fortuna viene dal fatto che in molti paesi non appartenenti al mondo occidentale si stanno aprendo portali d’informazione in lingua inglese (come ad esempio il sito internet della televisione araba Al-Jazeera). In questo modo ci viene offerta l’occasione di uno sguardo ‘altro’ sulle realtà diverse dalla nostra.
Ma l’analisi delle informazioni e delle fonti, internet o meno, è subordinata a un elemento decisivo, ovvero la conoscenza della realtà storica dell’argomento preso in esame.

Conoscenza storica

Solo con un’approfondita conoscenza degli argomenti presi in esame si può riuscire a discriminare tra informazioni attendibili o inattendibili, rilevanti o meno. Possiamo raggiungere una buona comprensione dei fenomeni, delle rivendicazioni, delle motivazioni, delle cause e degli effetti  solo attraverso lo studio di vere e proprie ricerche di carattere storiografico
Questo aspetto è decisivo per una serie di ragioni:
1) Comprensione delle informazioni e delle notizie
2) Smascheramento delle notizie false
3) Smascheramento degli errori nelle notizie
4) Smascheramento dei luoghi comuni
5) Affrancamento dal rischio di confondere le cause con gli effetti
Questo aspetto permette di ovviare in gran parte il problema della mancanza di accesso diretto alle fonti (e risulta necessario anche per chi lo ha, come verrà spiegato più tardi). E’ in ogni caso elemento necessario alla comprensione dei fatti e alla loro valida interpretazione.
A questo proposito occorre fare un’ulteriore specificazione. Al nostro fine risulta particolarmente importante l’acquisizione culturale dei termini e dei concetti del glossario: la conoscenza dei termini specifici, dei nomi propri, delle definizioni è un corollario fondamentale alla conoscenza storica dei fatti in esame.
Quest’ultimo aspetto è particolarmente decisivo, ad esempio, nell’ambito delle scuole: ad esempio, quando un docente analizza con gli studenti un articolo di giornale. Sarebbe deleterio infatti affrontare questo esame dando per buone le definizioni fatte dal giornalista (o peggio ancora cercare di interpretare le vicende senza che quelle definizioni ci siano offerte), senza averne una conoscenza precedente e basata su una fonte più autorevole di un testo di giornale.
Chi invece fa informazione sociale ha il compito di mettere sul piatto le definizioni dei termini in questione. Sempre che queste definizioni siano apprese da fonti storiografiche e non da fonti giornalistiche, senza essere verificate.
Quest’ultimo punto è particolarmente indicato per mettere dei paletti di distinzione tra l’informazione sociale di qualità e l’informazione dei grandi media, ove c’è spesso grande superficialità e autoreferenzialità.

Superficialità e autoreferenzialità dei grandi media

Il livello medio di analisi nell’informazione dei grandi media è molto superficiale. In primo luogo per la loro natura: essendo infatti media destinati a un vasto pubblico, difficilmente possono permettersi un alto livello di approfondimento, altrimenti rischierebbero di non risultare comprensibili a tutti gli utenti; e anche per una questione di richiamo, visto che trattare troppo a lungo situazioni che riguardano luoghi lontani rischia di non abbracciare l’interesse molti spettatori-lettori. In secondo luogo per il loro basso livello intrinseco: le redazioni ‘esteri’ raramente sono formate da specialisti; ne conseguono informazioni di solito viziate da conoscenze traballanti, da luoghi comuni infondati, da pregiudizi spontanei o politicamente imposti.
A questo proposito, per le scuole, va detto che il confronto tra articoli di quotidiani diversi su uno stesso argomento, quando si parla di questioni internazionali, è molto spesso superfluo. Ecco i perché:
1) Quasi tutti i grandi media rispondono a interessi simili
2) Le agenzie da cui sono tratte le notizie sono quasi sempre comuni per tutti i media
3) I tagli interpretativi sono costantemente (non c’è ha timore ad affermarlo) copiati dal New York Times, che fa da punto di riferimento globale per le grandi questioni internazionali.
Naturalmente se si parla di questioni interne il problema non sussiste, perché testate diverse attingono a fonti spesso diverse e di solito hanno tagli interpretativi originali.

“Rischio di supervalutazione del vissuto”

Spesso piccole realtà informative si auto-percepiscono come minus habendi e sono affette da eccessiva timidezza, in quanto sprovviste di corrispondenti, inviati o testimoni sul campo
L’avere accesso a fonti dirette, l’essere sul campo, l’essere testimoni diretti di fatti, è certamente un grosso vantaggio per poter fornire un’informazione quanto più completa, ma non è immune da pericoli. Si rischia infatti di dare risalto ad argomenti marginali rispetto a un contesto generale, di distorcere il senso delle situazioni e a decontestualizzare gli eventi, a scambiare cause per conseguenze. Senza un’accurata preparazione storica, senza una notevole analisi sulla propria capacità di astrazione, si rischia ciò che David Bidussa, in una felice espressione, ha definito il “Rischio di supervalutazione del vissuto”. In particolare quando si registrano esperienze o testimonianze personali, il rischio diviene particolarmente alto.

Vietato decontestualizzare

Conoscere il contesto generale di un evento, nel tempo e nello spazio, permette di rendersi conto di una diversa realtà delle cose. Infatti risulta spesso ingannevole tentare di applicare automaticamente concetti utili ad analizzare la nostra società ad altre società, senza fare molta, molta attenzione, perché questo può portare a distorsioni enormi della realtà.
Le differenze culturali, sociali, politiche, economiche, storiche, tra mondi lontani, sono spesso enormi. Tra l’altro bisogna considerare che l’aprioristica applicazione dei nostri schemi concettuali a realtà diverse dalla nostra, è una delle cause (oltre agli interessi economici e strategici) che portano l’occidente a legittimare il proprio dominio sul resto del mondo, a credersi portatore di una civiltà superiore volta a “esportare la democrazia”.
Uno degli errori più frequenti consiste nel rifiutare il nazionalismo, il radicalismo etnico di molti popoli. Ma è necessario capire che quasi sempre questi sentimenti sono frutto della negazione di diritti. Lo storico turco Taner Akçam ha scritto: “Poiché i curdi sono giunti a resistere apertamente alle ingiustizie di cui sono stati fatti oggetto, hanno esasperato le loro peculiarità etniche”. Un’affermazione di questo tipo, ripetiamo, usata solo come esempio tra tantissimi altri, dovrebbe indurre a riflettere chi si occupa di grandi questioni internazionali.

Prudenza: sì o no?

Fare informazione (e in misura minore anche essere utenti dell’informazione) comporta l’obbligo di estrema cautela nella materia trattata. Come si è detto bisogna vagliare la credibilità delle fonti e cercare fintanto che è possibile di verificare la correttezza delle informazioni. Non solo: la prudenza è necessaria anche in fase successiva, soprattutto quando si tenta di elaborare una teoria sulla base degli elementi che si sono raccolti. Bisogna sempre aver presente che un fatto non è che il risultato di un lungo processo che, spesso, ha un passato molto lontano; e è necessario tenere a mente che l’oggi non è il risultato necessario dei processi storici, bensì solo un punto qualsiasi disperso nella storia, la quale magari potrà tirare in futuro delle somme molto diverse da quelle che potremmo tirare noi sul momento.
Per questo è sempre bene evitare di fare previsioni; al massimo, è lecito, e comunque con infinita attenzione, prospettare alcuni possibili vaghi scenari possibili... E comunque sempre più di uno.
Tuttavia è altrettanto sbagliato negare aprioristicamente il diritto di esistere al cosiddetto punto di vista ‘estremo’, o ‘radicale’. Prima di tutto perché ciò che adesso è considerato tale, è figlio, ancora una volta, della nostra forma mentis (che in tempi passati o futuri, o in luoghi diversi potrebbe essere non condivisa). Inoltre perché non ha senso considerare saggio per partito preso tutto ciò che è moderato.
Infatti, smussare gli angoli nel racconto di fatti o cose che non lo richiederebbero affatto significa edulcorare la realtà. Un conto è l’accortezza di fronte a ciò di cui non si può essere sicuri, altro conto è modificare la realtà perché una tesi o un evento ci sembrano tanto enormi da risultare incredibili.
C’è purtroppo un distorto concetto di moderazione: si crede di avvicinarsi alla verità stando semplicemente in mezzo tra due opinioni avverse. Ma la realtà è fatta di infinite possibili opzioni e scegliere una posizione mediana tra due posizioni scelte da altri, non significa di per sé che si sia intrapreso la strada giusta. Perché se un malato ha bisogno di molte pillole, dargliene solo un po’ non è prudente, è sbagliato, come ci suggerisce il sagace doctor House.
E’ un errore diffuso e consolidato il provare scandalo e meraviglia di fronte a informazioni sconvolgenti. Del resto nel mondo succedono e sono successe cose incredibili.
Quindi la prudenza è d’obbligo, la diffidenza è consigliabile, ma il rifiuto aprioristico è insensato.

Attenti all’indignazione
Di fronte a un evento che riteniamo orribile ci sono due approcci possibili, come ci suggerisce Theodor Adorno: il primo consiste nel “Rimanere legati a processi di rimostranza”; l’alternativa sta nello “Schierare le proprie forze per resistere all’orrore e tentare di comprendere l’incomprensibile”. Spiegare, del resto, non è sinonimo di giustificare.
Ad ogni modo, succede spesso che riflettendo su elementi storici, culturali, politici ed economici, che stanno alla base di qualcosa su cui abbiamo espresso preventivamente un giudizio, ci si possa rendere conto di ragioni e di torti anche molto diversi da quelli supposti in partenza. In altre parole, l’indignazione, priva di un attento processo di analisi, rischia di concretizzarsi in una vera e propria forma di pregiudizio.
Bisogna d’altronde considerare che se il giornalista, che si occupi di una qualche delicata questione internazionale, avesse a mente, almeno a grandi linee, il quadro generale del diritto internazionale si renderebbe conto che molti episodi comunemente giudicati come orribili, vili o terroristici, sono in realtà riconosciuti come diritti legittimi di un popolo o di una comunità. Molti atti di resistenza frettolosamente giudicati come ‘terrorismo’ sono in realtà pienamente sostenuti dalle leggi internazionali, che riconoscono agli oppressi il diritto di difendersi dagli oppressori, anche con la violenza.

Come avvicinarsi alla questione delle minoranze?

Un approccio efficace all’analisi della questione di una minoranza ci pare essere quello di Gérard Chaliand (Les Kurdes et le Kurdistan, 1978): si può tentare di verificare la legittimità di una rivendicazione, non tanto sulla base di peculiarità etniche, linguistiche, religiose, razziali, geografiche, culturali, i cui confini sono spesso confusi e indefinibili, quanto sull’affidarsi a un’osservazione dell’eventuale repressione di cui questi popoli possono essere oggetto, individuabile attraverso cinque livelli:
1) Discriminazione: Rifiuto provocato dall’appartenenza a un gruppo determinato.
2) Oppressione culturale: Privazione del diritto di usare la propria lingua a scuola, nelle pubblicazioni a stampa, e nei rapporti con la pubblica amministrazione.
3) Oppressione economica: Quando sono sistematicamente sfavoriti gli interessi della minoranza.
4) Oppressione fisica: Istallazione massiccia dell’etnia maggioritaria o occupazione del territorio attraverso la deportazione della popolazione.
5) Genocidio: Progetto messo in pratica di eliminare l’insieme di una comunità.
Per questo l’attento giornalista dovrebbe fare attenzione alla presenza di eventuali discriminazioni, alla presenza o meno di diritti culturali, dovrebbe osservare se esiste un’equa spartizione delle ricchezze del paese, se le minoranze extraterritoriali hanno o non hanno diritto a vivere all’interno dei paesi sovrani...
Parlando di minoranze e richiamando il precedente discorso sull’indignazione non possiamo, inoltre, ignorare la celebre e illuminante affermazione di Maxime Rodinson (idem): “…La strategia e la tattica dei capi di un movimento non sono in alcun modo pertinenti per giudicare la legittimità della rivendicazione che quel movimento difende…”
Quando si parla di diritti di una minoranza, di un popolo, di un gruppo, quando si parla di diritti tout court, non è lecito che siano messi in discussione per eventuali nefandezze, atrocità o scelte semplicemente sbagliate compiute in nome di quel gruppo e/o da componenti di quel gruppo. Quei diritti, se sono tali, rimangono imprescindibilmente legittimi.

Analfabetismo nel linguaggio video
Un ultimo punto (stavolta non descrittivo, ma programmatico) è necessario.
Come ha intelligentemente suggerito Giulietto Chiesa, molti di noi, sufficientemente istruiti e attentamente informati, credono di poter giudicare facilmente la qualità dell’informazione dei nostri giornali e telegiornali. Tuttavia, se nel primo caso riuscirci è meno difficile, perché siamo, sin dal primo anno di scuola, abituati ad affrontare la composizione del linguaggio scritto (e quindi anche la sua scomposizione), nel secondo caso al contrario è molto più complesso perché non abbiamo, salvo eccezioni, conoscenza dei metodi e delle tecniche che stanno alla base della realizzazione di un video.
Siamo, per lo più, analfabeti del linguaggio video. E purtroppo dietro un’inquadratura, un montaggio, uno stacco, è nascosta un’enorme quantità di informazioni che, senza quelle conoscenze, non possiamo in alcun modo decifrare.
Per questo sarebbe necessario introdurre, sin dall’età scolastica, l’insegnamento delle tecniche e dei metodi di sceneggiatura, di ripresa e di montaggio. Non solo per gli ovvi vantaggi in campo professionale per chi acquisisse quelle conoscenze, ma soprattutto perché tutti noi, utenti dell’informazione, potremmo essere meno schiavi di chi ci informa, più scaltri ad individuare le bugie... In altre parole, ci sarebbe più democrazia.

Share

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 20 Aprile 2007 11:03 )  

Concorsi & Festival

https://zonadiguerra.ch/

Ultime Nove

Antonio Desideri . 20 Giugno 2026
C’è un’ambizione precisa, e dichiarata, nel lungometraggio L’edera antica: portare sul set cinematografico la sensibilità di chi ha fatto del teatro la propria casa per quasi trent’anni. Aldo Sicurella - fondatore del Teatro Instabile di Varese nel 1...
DEAPRESS . 19 Giugno 2026
Il film L'EDERA ANTICA è stato presentato e premiato dal XXI Festival MEWDIAMIX a Firenze. E' un lungometraggio di 1.40, che si ispira al romanzo “La madre” di Grazia Deledda, è ambientato in Sardegna negli anni trenta. Così si è espressa la giuri...
simone fierucci . 19 Giugno 2026
di  Stefano Porcari per Contropiano 16 Giugno 2026 Secondo i dati elaborati dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite), il numero di lavoratrici e lavoratori licenziati negli ultimi 3 anni come consegue...
Antonio Desideri . 17 Giugno 2026
I. Il pappagallo stocastico C’è un’immagine che circola ormai da qualche anno nei dibattiti sull’intelligenza artificiale, una definizione che viene citata in ogni corso, che si può leggere in qualsiasi articolo sul tema. Vale la pena prenderla sul ...
DEAPRESS . 17 Giugno 2026
Vi inoltriamo un evento a noi caro, nella speranza che trovi riscontro    lunedì 22 giugno, alle ore 15,30 in Auditorium grande in SDA Bocconi, via Sarfatti 10, all’incontro dal tema “Il risparmio degli Italiani e l’accesso ai mercati dei...
Silvana Grippi . 17 Giugno 2026
Centro socio-culturale D.E.A. (Didattica Espressione Ambiente) XIV CONCORSO FANZINE Libera l’iDEA Progetto inserito nel programma di ricerca “comunicazione visiva e espressione gestuale con l’uso di nuovi mezzi espressivi” Attivo dal 1995 SEZI...
Silvana Grippi . 17 Giugno 2026
  Ragazzi Siamo agli sgoccioli, eh si gente. Parlo proprio con voi… I Maturandi dell’anno 2026. Andiamo più nello specifico, cosa potrebbe uscire domani come tracce dei Temi della prima prova?   Allora vi lascio qualche idea, ovviamen...
Silvana Grippi . 17 Giugno 2026
PITTI IMMAGINE UOMO dal 16 al 19 giugno 2026   Quest'anno ho notato pi serietà e meno schizzofrenia. Protagonista principale il maschile e la sua tendenza allo sport e quindi tante scarpe da ginnastica meno fronzoli e meno coloi appariscenti. ...
Silvana Grippi . 16 Giugno 2026
A Firenze in Via Fiesolana56/r è stato aperto un piccolo e coraggioso negozio che si chiama Quarto Sole -  Il soffio dei tarocchi. . Nel negozio si possono trovare oggetti esoterici molto belli e ancora collane e altre piccole cose come  &n...

Galleria DEA su YouTube