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"Mine Vaganti": la recensione

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“La normalità, che brutta parola”. E’ Ferzan Ozpetek, regista italo-turco, che ci regala questa fantastica massima nel suo ultimo film, “Mine Vaganti”, in uscita nelle sale italiane il 12 marzo.

Presentato al Festival di Berlino nella sezione Panorama, il film ha riscosso notevole favore dal pubblico e dalla critica. Protagonista è ancora una volta – un must nei film italiani di questo periodo – la famiglia, in tutte le sue accezioni, in senso stretto o allargato, fatta da legami di sangue o semplicemente affettivi.

Tommaso Cantone (Riccardo Scamarcio, bravissimo e credibile nel suo primo ruolo gay), trasferitosi da Lecce a Roma per studiare, deve tornare a casa dalla sua famiglia per conoscere i nuovi soci in affari del padre, proprietario di un pastificio. Vede in questo ritorno a casa l’occasione per svelare a tutti la propria omosessualità, ma un evento imprevisto lo costringe a tenere la bocca chiusa e a rimanere a Lecce per occuparsi dell’azienda di famiglia, prospettiva che non lo entusiasma minimamente. L’unica cosa che sembra tenergli su il morale, è l’amicizia – carica di ambiguità – con Alba (Nicole Grimaudo), figlia del nuovo socio dell’azienda Cantone, innamorata di lui. 

Sembra che in questo film Ozpetek abbia ritrovato il sorriso, la leggerezza, il giusto equilibrio e la tranquillità per poter trattare l’argomento – che in ultima analisi oltrepassa la questione degli orientamenti sessuali per assestarsi sulla più ampia concezione di felicità – regalandoci più di una volta momenti comici e spensierati, grazie soprattutto all’inaspettato arrivo degli amici romani di Tommaso (con un iresistibile Daniele Pecci), incapaci di nascondere alla famiglia Cantone il proprio “essere gay” (memorabile in questo caso il balletto nel mare di Gallipoli).

Il tema centrale del film, come già acennato, non è l’omosessualità, ma il rapporto padre-figlio: Ozpetek stesso ammette che il personaggio di Ennio Fantastichini (il capofamiglia Vincenzo Cantone) ha molte caratteristiche del suo stesso padre, così come un altro azzeccatissimo personaggio – la zia Luciana/Elena Sofia Ricci -  è il sunto delle sue tre zie. Altra figura fondamentale della famiglia Cantone è la nonna, interpretata da Ilaria Occhini, che, sebbene chiusa nel ricordo di un amore impossibile è l’unica che sembra capire davvero i suoi nipoti all’interno di quel microcosmo familiare apparentemente ordinato ma in realtà colmo di ipocrisia. “Non farti mai dire dagli altri chi devi amare e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre”. Questo è ciò che dice a Tommaso in un momento del film.

La scena più significativa ha un risvolto molto intimo e personale: Scamarcio e la Grimaudo sono ripresi di spalle, in penombra, entrambi davanti a una finestra aperta (Ozpetek che si autocita?). Lui parla del suo amore per il compagno, che ha lasciato a Roma, e lei lo ascolta. Il pubblico ha capito che lei si sta innamorando, ma l’inquadratura di spalle, così discreta, non fa vedere l’espressione dei loro volti, accentuando così il gioco del sospeso e del non-detto, presente ovunque nel film.

Ritrovata la serenità dopo le atmosfere cupe di “Un giorno perfetto”, il regista non rinuncia tuttavia ai suoi “marchi di fabbrica”, come i carrelli sulle scene con grandi tavolate piene di cibo e dolci, dove sono riuniti tutti gli attori/personaggi (vedi “Le Fate Ignoranti” e “Saturno Contro”, senza dimenticare i capolavori di pasticceria de “La Finestra di Fronte”), e quei finali così sospesi tra realtà e immaginazione, tra verità e fantasia, in cui vivi e morti si riuniscono regalandosi abbracci in un’atmosfera di gioia. Ma soprattutto dimostra ancora una volta grande sensibilità artistica nelle scelte musicali che accompagnano/commentano le vicende: dopo i Tiromancino (“Le fate ignoranti”), la struggente “Gocce di memoria” di Giorgia (“La Finestra di Fronte”) e la sensuale “Passione” di Neffa (“Saturno Contro”) spicca in “Mine Vaganti” la presenza di Patty Pravo, con la sua “Pensiero Stupendo” (che sottolinea uno dei momenti più intensi del film) e l’inedito “Sogno” (nei titoli di coda); ma anche la particolarissima “50mila” di Nina Zilli, rivelazione di Sanremo 2010.

Alcune immagini dal film:

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 10 Marzo 2010 11:40 )  

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