Associazioni in piazza per l'Egitto

Sabato 05 Febbraio 2011 15:07 Stefania Valbonesi
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Firenze – Sventolano anche le bandiere dell’Rdb-Cub, a testimoniare la solidarietà del sindacato e dei lavoratori al popolo dell’Egitto, che in queste ore sta pagando col proprio sangue il prezzo della libertà.

Le associazioni sono presenti in massa: dall’Associazione Amicizia Italo-Palestinese, alla Fucina per la NonViolenza, al Comitato Fermiamo la guerra, a tanti altri cittadini e cittadine venuti spontaneamente a dare, con la loro presenza, una testimonianza di solidarietà agli egiziani.

Sparsi, anche alcuni esponenti della sinistra fiorentina: da Rifondazione Comunista a rappresentanti dei Verdi, a titolo spontaneo e personale. Passa di corsa il presidente della Provincia Andrea Barducci, ma non si ferma; passa il consigliere dei Verdi Mauro Romanelli, mentre si ferma Tommaso Grassi, Verde, consigliere comunale nel gruppo di Valdo Spini.

La solidarietà a questa rivoluzione spontanea del popolo è alta, ma lo è anche la preoccupazione che, come finora è successo nel mondo arabo, anche questa sollevazione venga tradita. Tradita da interessi interni legati a un potere che si nutre di se’ stesso e da interessi esterni che piegano e strumentalizzano la volontà popolare a giochi internazionali.

La crescita dei fedeli di Moubarak, ad esempio. Una crescita esponenziale, che da poche decine di persone sta aumentando rapidamente fino a diventare centinaia. Soprattutto, fino a divenire vere frange armate di provocatori, che s’accaniscono contro il popolo con vere e proprie cariche, cecchini che sparano da elicotteri e tetti, soprattutto, che eliminano in maniera mirata colpendo fra la folla. Quanti sono i morti? E i feriti? Lo sapremo mai con certezza? Verrà alzata la cappa sotto cui Moubarak nasconde la reazione disperata del vecchio regime?

Un segnale sinistro è l’accanimento contro i giornalisti, la stampa internazionale, i reporter. Il regime non vuole testimoni scomodi: negli scontri, chi porta il cartellino stampa è un obiettivo di queste bande di sostenitori del presidente. Cosa significa?

Da oggi lo sappiamo. Creare caos, sconcerto, paura, chiudere l’informazione è funzionale all’Occidente, a quella parte dell’Occidente, Usa in testa, che reclamano “una transizione ordinata” verso il cambio di regime. Fuor di metafora, accreditano un rappresentante del vecchio status, uno dei più compromessi col vecchio sistema, il vicepresidente Suleyman, capo dei Servizi Segreti (chiamato Al-Torture dalle sue vittime) a successore di Moubarak. Il quale, come dichiarato dallo stesso Suleyman, non sarà costretto ad andarsene dall’Egitto. Con buona pace di due milioni di egiziani che sfidano il terrore ogni giorno per resistere sulla piazza di Tahrit.

 

Stefania Valbonesi - foto di Silvana Grippi e Claudia Matta

 

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 05 Febbraio 2011 15:11 )