L'impiegata dell'ambasciata con quel bel foulard che le incorniciava il viso e con quel suo sorriso cosi' rassicurante mi ha detto "Angela...here your visa". Ho aperto il passaporto per assicurarmi che fosse vero. Il visto per l'Iran mi e' sembrato la cosa piu' bella che potessi vedere in quel momento nonostante recasse la mia foto scannerizzata con il capo coperto che mi fa assomigliare a Belfagor.
Se si decide di andare in Iran da soli senza far parte di un gruppo organizzato da un'agenzia, richiedere il visto puo' diventare un'impresa epica.
Bisogna chiedere l'intermediazione di un'agenzia in Iran alla quale va inviato un dettagliatissimo programma di viaggio che viene a sua volta inviato al ministero degli esteri iraniano che valuta il tuo status in modo da assicurarsi che tu non sia una spia americana o israeliana. Una volta accertata questa ed altre condizioni, rilascia un codice che invia all'ambasciata indicata dall'ansiosa e speranzosa viaggiatrice che andra' a ritirarlo.
La normalita' vorrebbe che uno andasse all'ambasciata del proprio Paese. Ma io, no. Per abbattere ulteriormente i costi ho deciso di farmelo inviare all'ambasciata iraniana a Yerevan dove sarei giunta e dove infatti mi trovo.
Quando ieri mattina ho indossato la lunga camicia di ordinanza e ho preso la Martshurtka 259 per andare all'ambasciata non pensavo che tutto sarebbe stato facile. Gia' la burocrazia e' abbastanza insopportabile quando ti ci devi approcciare nella tua lingua madre. Figuriamoci quando non puoi sfuggirne in una lingua che non conosci affatto come quella armena.
Il primo ostacolo e' stato pagare il visto, non tanto per la somma da sborsare quanto per il fatto che la banca dove dovevo eseguire questa operazione si trovava dall'altro capo della citta'.Se si decide di andare in Iran da soli senza far parte di un gruppo organizzato da un'agenzia, richiedere il visto puo' diventare un'impresa epica.
Bisogna chiedere l'intermediazione di un'agenzia in Iran alla quale va inviato un dettagliatissimo programma di viaggio che viene a sua volta inviato al ministero degli esteri iraniano che valuta il tuo status in modo da assicurarsi che tu non sia una spia americana o israeliana. Una volta accertata questa ed altre condizioni, rilascia un codice che invia all'ambasciata indicata dall'ansiosa e speranzosa viaggiatrice che andra' a ritirarlo.
La normalita' vorrebbe che uno andasse all'ambasciata del proprio Paese. Ma io, no. Per abbattere ulteriormente i costi ho deciso di farmelo inviare all'ambasciata iraniana a Yerevan dove sarei giunta e dove infatti mi trovo.
Quando ieri mattina ho indossato la lunga camicia di ordinanza e ho preso la Martshurtka 259 per andare all'ambasciata non pensavo che tutto sarebbe stato facile. Gia' la burocrazia e' abbastanza insopportabile quando ti ci devi approcciare nella tua lingua madre. Figuriamoci quando non puoi sfuggirne in una lingua che non conosci affatto come quella armena.
Via di corsa in taxi alla Mellat Bank a fare il versamento. E ancora via di corsa in taxi all'ambasciata prima della chiusura. Stremata sono arrivata allo sportello dove tra vari spintoni mi sono fatta largo nella folla e la signora, sempre con il suo sorriso mi ha detto "Ha un'assicurazione?", "No" ho risposto. Lei quasi dispiaciuta e mortificata ha sentenziato "allora non posso rilasciarle il visto".
Mi e' crollato non il mondo addosso, ma tutto l'universo.
Con un filo di voce le ho chiesto "come posso fare?". "Qui vicino, sulla strada principale, C'e' VIVACELL. Li' puo' fare l'assicurazione". Guardando costantemente l'orologio per paura di non farcela sono corsa via. Appena sono entrata nel negozio un ragazzo ha notato il mio spaesamento di fronte alla macchinetta che sputa i numerini per mettersi in fila e mi ha quindi dato una mano a pigiare il bottone giusto.
Nell'attesa, pensando a quanto avrei dovuto sborsare per fare questa benedetta assicurazione di viaggio, rimuginavo su quanti soldi mi sarebbero rimasti e sull'eventualita' di farmi ricaricare la carta di credito da mia sorella.
Quando e' toccato il mio turno, dopo aver consegnato il passaporto e aver detto in quale paese dovevo andare, la ragazza, in 2 minuti mi ha stampato la polizza e mi ha detto " sono 66.000 dram". In un secondo ho fatto la conversione in euro e mi sono detta "certo, 130 euro sono parecchi da queste parti.Comunque costa sempre meno che in Italia. Evidentemente applicano tariffe a seconda del paese di provenienza dell'assicurato". Temevo di non avere sufficienti dram e quindi ho tirato fuori tutti i soldi e ho iniziato a contarli davanti alla ragazza che mi ha bloccato la mano dopo la seconda banconota.Sorridendo mi ha detto "bastano questi" e si e' messa a ridere con la sua collega.Non avevo capito proprio niente: 6600 e' costata la polizza, non 66000.Per l'esattezza, 13 euro. "Sa...in Italia le assicurazioni costano molto di piu'" le ho detto. E ha continuato a ridere.
Nell'attesa, pensando a quanto avrei dovuto sborsare per fare questa benedetta assicurazione di viaggio, rimuginavo su quanti soldi mi sarebbero rimasti e sull'eventualita' di farmi ricaricare la carta di credito da mia sorella.
Quando e' toccato il mio turno, dopo aver consegnato il passaporto e aver detto in quale paese dovevo andare, la ragazza, in 2 minuti mi ha stampato la polizza e mi ha detto " sono 66.000 dram". In un secondo ho fatto la conversione in euro e mi sono detta "certo, 130 euro sono parecchi da queste parti.Comunque costa sempre meno che in Italia. Evidentemente applicano tariffe a seconda del paese di provenienza dell'assicurato". Temevo di non avere sufficienti dram e quindi ho tirato fuori tutti i soldi e ho iniziato a contarli davanti alla ragazza che mi ha bloccato la mano dopo la seconda banconota.Sorridendo mi ha detto "bastano questi" e si e' messa a ridere con la sua collega.Non avevo capito proprio niente: 6600 e' costata la polizza, non 66000.Per l'esattezza, 13 euro. "Sa...in Italia le assicurazioni costano molto di piu'" le ho detto. E ha continuato a ridere.
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