A Bologna, il Tribunale dei minori ha affidato una bambina di tre anni ad una coppia gay. “C’è benessere e serenità” ha sancito il giudice, Giuseppe Spadaro, accordando l’affidamento a due papà, uomini di mezza età che non hanno legami biologici con la bambina. Secondo i servizi sociali, sono una coppia stabile e affidabile; la bambina, inoltre, li frequenta da tempo ed è talmente affezionata da chiamarli “zii”, sebbene non vi sia alcun legame di parentela. Non un’adozione quella della coppia, va sottolineato, ma un affidamento temporaneo. L’adozione è regolata, infatti, da leggi più stringenti, perché recide il legame con i genitori naturali, mentre l’affidamento è temporaneo e per la tutela del minore. Tuttavia, nonostante il parere favorevole dei servizi sociali, la Procura dei minori si è opposta ritenendo la coppia non all’altezza, tanto da impugnare il provvedimento del tribunale, giudicato “poco trasparente”.
“La legge sull’affidamento prevede all’art. 2 che si dia preferenza a famiglie che hanno figli minori ma, riguardo al caso di cui stiamo discutendo, non si capisce se questa possibilità sia stata valutata o meno”, spiega il procuratore Pastore al sito web di Tempi.it, “per questo abbiamo impugnato il provvedimento: non si danno sufficienti garanzie che l’art. 2 sia stato rispettato. Che la coppia sia gay o meno, a noi non interessa. Perché è stata scelta questa famiglia e non altre? Non si capisce”. Il provvedimento, che col passare delle ore sembra non avere tutti i requisiti previsti dalla legge, è oggetto anche di un’accesa contesa da parte delle forze politiche bolognesi. E a tal proposito, è intervenuto il presidente del Cassero Arcigay, Vincenzo Branà: “I politici di centrodestra blindano per sé un valore come quello della famiglia, pensando che allargandolo si perda. Pensino piuttosto a recuperare la distanza tra la vita reale e il loro vano dibattito ideologico”.
Eppure, i servizi sociali hanno attentamente esaminato la situazione concreta della bambina e della famiglia omogenitoriale destinata ad ospitarla e, dopo 9 colloqui e una visita domiciliare, hanno concluso per l’esistenza di un interesse della bambina a vivere temporaneamente con la coppia, che per altro già conosce. Inoltre, questa decisione si fonda su un precedente: la Corte di Cassazione, già nel gennaio 2013, ha stabilito che la credenza diffusa che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale rappresenta un mero pregiudizio. Per il diritto, come per la società, non esiste “la famiglia”, composta da uomo e donna sposati con figli, ma esistono “le famiglie”. L’esperienza di famiglie omogenitoriali, esistenti in tutti i Paesi occidentale (in cui per altro possono adottare), insegna che i bambini crescono bene, sani e forti, anche quando vengono cresciuti ed educati da due persone dello stesso sesso.
Quello di Bologna è un grande passo avanti verso un senso di civiltà giudica, che ancora nel nostro paese manca e di cui ha un disperato bisogno.
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