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Arriva la sentenza di Strasburgo sui fatti della scuola Diaz

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La Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha emesso la sentenza: quella alla scuola Diaz fu tortura.

Durante il G8 di Genova del 2001, la notte del 21 luglio, la polizia fece irruzione nella scuola Armando Diaz alla ricerca dei black bloc che, durante le manifestazioni, avevano devastato la città.

All’interno della scuola, un’area era stata allestita per accogliere manifestanti arrivati da fuori Genova e ospitava alcune centinaia di persone. Durante il blitz della polizia, nonostante la maggior parte dei presenti si fosse presentata in ginocchio e con le mani alzate, il pestaggio delle forze armate non ha risparmiato nessuno, nemmeno Arnaldo Cestaro, che all’epoca aveva 62 anni. Su 93 persone fermate, la maggior parte furono portate alla caserma di Bolzaneto: sono stati 63 i feriti, di cui 3 in prognosi riservata e solo 7 illesi. L’azione dei poliziotti in tenuta antisommossa era “giustificata” dal fatto che pensassero di trovare, all’interno della Diaz, i black bloc che avevano rovinato Genova nei giorni precedenti. In realtà i presenti erano per lo più giovani provenienti da paesi stranieri che si erano limitati a prendere parte ai cortei in maniera pacifica. Il pestaggio non è avvenuto solo all’interno delle mura della scuola, ma è continuato anche dentro la caserma in maniera sistematica e quasi “sadica”: è possibile leggere le testimonianze delle vittime sul settimanale ”Internazionale”, ma fate attenzione perché non sono parole per stomaci delicati.

Oltre all’indignazione per l’accaduto, la cosa che colpisce è la modalità d’azione della polizia. È impossibile capire come un tale odio e una tale determinazione possano essere scaturiti se non pensando a una promessa d’ impunità dalle alte sfere. Si vocifera che un noto politico fosse presente all’interno del quartier generale della polizia a dare disposizioni sul da farsi. Nessuno si è mai preso, però, il disturbo di chiedergli spiegazioni.

È stato proprio Cestaro, tra gli altri, a rivolgersi alla Corte di Strasburgo nel 2011 e a ottenere finalmente oggi il suo risarcimento sia morale che economico. La Corte scrive che è stato aggredito dagli agenti e gli sono stati inflitti maltrattamenti assimilabili a torture. Oltre alla sentenza, che ha condannato l’Italia per non aver rispettato la convenzione dei diritti dell’uomo per cui nessuno può essere sottoposto a tortura (art.3), la cassazione ha inoltre condannato 17 funzionari di polizia per falso aggravato e calunnia, poiché i verbali dell’irruzione erano stati falsificati. La Camera sta provvedendo a realizzare un DDL che punisca il reato di tortura, un reato che fino a ora in Italia non era contemplato, ma si tratta di un atto arrivato in netto ritardo e spinto soltanto dalla vergogna per la condanna di Strasburgo.

Nonostante l’impegno del pubblico ministero Enrico Zucca nel rappresentare l’accusa e nel cercare di fare luce sulla vicenda, l’anno prossimo il reato potrebbe cadere in prescrizione. Pensare che dopo un lavoro appassionato e coraggioso, come quello di Zucca, potrebbero non esserci colpevoli o condannati fa vacillare la nostra fiducia nel sistema giudiziario italiano, che se da una parte fa un passo in avanti definendo la tortura un reato, dall’altra rimane incatenato ad una burocrazia che non aiuta i più deboli.

Annalisa Sichi e Cristina Francini

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 08 Aprile 2015 22:37 )  

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