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Una burla (quasi) riuscita: l'Italia degli insegnanti senza stipendio

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Armeggia col suo smartphone, continuamente. Non sta giocando a Candy Crush sull'app di qualche sociat network, né postando selfie o aggiornando la sua storia su Instagram; controlla il sito del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, il portale NoiPA e il saldo del suo bancomat. È una ventottenne, laureata in Filologia moderna con 110 e lode, che insegna in un liceo di Udine e non percepisce lo stipendio. Ha i capelli color carbone, una chioma lunga, ma non è Xena. Eppure, alla soglia dei suoi trentanni, A. è costretta a fare le acrobazie come Angelina Jolie in Tomb Raider per pagarsi l'affitto, fare la spesa, confermare la sua disponibilità a coprire turni di supplenza e firmare contratti brevi (f.a.d). Fino all'avente diritto, A. sostituisce un'insegnante alla sua cattedra. Oltre che per lavoro nel senso più nobile del termine, come vocazione e diritto, quel posto significa anche guadagnare, accumulare un punteggio che aggiornerà, quando il dio-ministero lo vorrà, la posizione di A. nelle fasce ministeriali e nella scala della precarietà del sistema scolastico italiano.

A. firma i primi due contratti agli inizi di Ottobre, per una cattedra di italiano e storia di un istituto alberghiero, e il terzo a fine Novembre. Siamo quasi a metà Gennaio del 2017 e sul bancomat di A. nessun accredito. Le informazioni che gli addetti ai lavori forniscono rimbalzano tra un ente e l'altro, da un'inerme segreteria scolastica a giganteschi castelli di sabbia come il Ministero dell'Istruzione e il Ministero dell'Economia. Dopo telefonate, soffiate, e-mail, piccioni viaggiatori, contratti in elaborazione, in accettazione e una buona dose di pazienza, ad A. viene detto che il suo stipendio non verrà erogato finché il Miur non rimpinguerà i POS, le casse degli istituti in cui ha prestato servizio. Il Ministero sta verificando la disponibilità dei fondi per pagare il suo lavoro svolto negli ultimi tre mesi del 2016 e quello di altri numerosi insegnanti con un contratto dello stesso tipo. In una regione distante chilometri e chilometri da casa, A. si è messa agli angoli delle gelide e patrottiche strade di Udine a chiedere l'elemosina? Non l'ha fatto, pur volendo non avrebbe avuto il tempo perchè era a lavoro per la maggior parte della giornata, a parlare di Dante, della preistoria o a preparare le lezioni e correggere i compiti degli studenti. A. ha dovuto comunque pagare l'affitto e il costo della spesa che acquistava; col cassiere non credeva potesse funzionare la storia del verificare a posteriori se avesse soldi da investire nella pasta che avrebbe mangiato a cena.

Atene-03-Dipinto-La-scuola-di-Atene

 

Cè qualcosa che non quadra, sia a livello di amministrazione, di programmazione del budget, che a livello valoriale. Parecchie cose, in realtà.

Se un datore di lavoro mi propone la firma di un contratto, verifica a priori che ci sia la disponibilità finanziaria affinchè quello stesso ente il mese successivo mi garantirà la busta paga. Max Weber scriveva che una specifica invenzione della modernità e dell'Occidente stava nella formulazione contrattuale e libera del lavoro. Mettere nero su bianco le condizioni e i termini del lavoro sarebbe stata una garanzia per evitare che le competenze venissero sfruttate dal signorotto di turno. La circolazione della moneta avrebbe completato questo processo, in cui l'individuo si svincola dai soprusi del padrone. Non è una barzelletta, eppure alla luce del panorama lavorativo degli ultimi anni, sembrerebbe di si. Sul viso di A. compare una smorfia di indignazione quando alla tv passa il servizio sul salvataggio, sulla ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena. Miliardi di euro di soldi pubblici destinati alle aleatorie casse di un istituto bancario per compensare chissà quale investimento sbagliato, questa volta senza alcun tipo di consultazione popolare. C'è un evidente problema di agenda politica, se penso a un'altra storia che ho incrociato nei giorni natalizi: una quarantenne, con un ictus alle spalle, viene ricoverata all'ospedale San Carlo di Potenza per accertamenti e sistemata su un lettino in cui dorme con due asciugamani sotto la nuca e il proprio cappotto a mò di coperta. Non lo sapevate che dovete portarvi il corredo prima di partire per il pronto soccorso? Io nemmeno.

Con panettoni e spumante, il nuovo anno si inaugura sempre con i buoni propositi. Il MIUR gioca d'anticipo e il 23 Dicembre pubblica un atto di indirizzo concernente l'individuazione delle priorità politiche del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca per l'anno 2017. È già passato qualche giorno dalla data che il Miur aveva indicato come giorno utile per compensare i pagamenti arretrati degli insegnanti precari. Una data smentita il giorno dopo l'incontro col sindacato e posticipata al 18 Gennaio. A. attende che questa burla sia al capolinea, anche perchè ha firmato un contratto fino al 30 Giungno, senza se e senza ma. Una burla riuscita perchè A. non può sottrarsi, come tanti lavoratori che, per i motivi più diversi, si sentono ricattabili e perciò bypassano sui loro diritti, ma anche su chi dovrebbe tutelarli. A. non vuole essere una bambocciona, ma di fatto lo è e non può fare altrimenti. Nonostante ciò, è tutti i giorni a scuola a rispettare i termini di quel contratto e soprattutto ad adempiere il suo dovere di insegnante, spinta da una forte motivazione che, nonostante le ingiustizie, le permette di continuare a fare con dedizione il suo lavoro. Ogni tanto, poi, interviene il karma a ricompensare quella passione, autorizzando, dopo tre mesi dalla firma del primo contratto, il pagamento di una parte di quei mesi di lavoro. È l'11 Gennaio del 2017 quando ad A. pare di far la conoscenza di un miracoloso deus ex machina che verserà sul suo bancomat una rata dello stipendio.

Una politica che perde di vista l'aderenza al contesto in cui opera rischia di sprofondare nella frattura insanabile tra Paese reale e ideal-burocratico, rinunciando alla lungimiranza di cui necessita il compito, statale, di distribuzione delle risorse. Rinunciando a un settore fondamentale della vita di uno Stato, come la formazione. Ma il rischio più preoccupante che corriamo è distrarci da una delle formulazioni più belle che dell'essere umano sia stata elaborata, ovvero attraverso la sua libertà, una preziosa qualità che gli permetterebbe di scegliere il proprio destino.

 

Giusi Giovinazzo

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Gennaio 2017 20:02 )  

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