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Oltre ogni virus

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Sono tempi difficili, tempi di pandemia e di assurde rivisitazioni di lontane paure da contagio. Ma il contagio è spesso nella mente di chi lo sente, il bisogno essenziale di non essere toccato, contagiato quindi. E' come se il tempo si restringesse, le persone cercassero la fuga da un lontano aldilà che è invece molto aldiquà. La paura certo di non sopravvivere, di non vedere i propri cari, di essere lontani. La paura che tutto questo devasterà le nostre vite. Eppure nella nostra memoria collettiva c'è un antivirus fortissimo che si chiama speranza. Non nel senso cattolico ma in quello che appartiente ad ognuno di noi, ovvero il bisogno di vincere la vita su tutto, di far si che oltre questa benedetta o maledetta vita non ci sia che questo tempo. Il resto riguarda il trapasso dell'anima, della fuoriuscita dai giochi, dal tempo insomma che viviamo. Purtroppo bisogna sottolinearlo non c'è tempo che tenga rispetto all'infinito umano. Non c'è virus che tenga all'amore e alla passione del viverlo. Eppure siamo così presi dal terrore di vivere, dal terrore di perdere, dalla tristezza di non vivere più. Ci premuriamo di non essere contagiati, di non capire che il mondo è dentro e fuori di noi. Il contagio è virtuale spesso. Come quando si installa un vecchio trojan nel pc. Noi siamo così piccoli e semplici con l'estremo umano bisogno di essere rassicurati che domani sarà un'altro giorno, come si era piccoli allora nella speranza che la brutta tristezza ci passasse sopra in un abbraccio liberatorio. Ma siamo forse consapevoli che il miglior abbraccio è nei nostri occhi, in quella stupenda dimensione che ci accompagna nel sogno della vita, di quello che immaginiamo, di quello che vorremo un domani, forse, chissà. "E sarà ancora bello quando senti il boiler!, Jannacci cantava questo e noi cosa cantiamo? le cantilene televisive che non sono consolatorie? Le nenie del passato lontano sanno molto più di ciò che è dimensione catodica. Pertanto non c'è virus che tenga alla vita. Speranza, visione della vita, abbraccio del segno/simbolo di coloro che sfuggono a loro stessi. Come non capire che oggi come allora i genitori di noi, i genitori dei genitori, i figli di sempre (lo si è sempre e sempre sarà) sanno quanto possa essere dolce e assorbente portare un senso di vita a chi la sta abbandonando. Perchè non c'è età che tenga. Perchè si è fin quando si emette respiro. Il virus non uccide. La distanza, l'indifferenza, la noncuranza distrugge. Soprattutto chi ha speso una vita a vivere e a pensare che forse avrebbe ora il bisogno di sentire una carezza che ricordi le tante carezze date per consolare i pianti. Le persone che sono oltre il tempo sono coloro che in questo momento hanno l'estremo bisogno di essere curati, con l'affetto e con la consapevolezza che nulla potrà ridarci quelli che sono stati da sempre presenti nelle nostre vite. Questo è utile a renderci immuni da qualsiasi virus: aprire al bisogno di chi non ha più le forze di combattere per vivere. Oggi come sempre, come ogni influenza che decima coloro che sono storia. Non esiste quindi la morte da virus come stanno inculcandoci :esiste la morte da distanza e da abbandono. E' questo che conta, sicuramente oggi che dobbiamo lavarci le mani, non strucicarci gli occhi, non sentire i battito del nostro e altrui cuore, non respirare la vita. Assolutamente ora come allora, prima dei tempi degli appestati e dopo qualsiasi colera mentale che fece dei napoletani gli appestati per eccellenza, cerchiamo di comprendere che qualsiasi virus provenga dal mondo esterno lo si può vivere con la passione di sapere che è la forza della vita che ci permette di lottare contro qualsiasi invasione della nostra libertà e sanità mentale. Da sempre la natura è viva per forza . Non per altro. Quindi laviamoci le mani, non strucichiamoci gli occhi, naso e bocca , ma cerchiamo di essere e rimanere vivi. Oltre ogni prescrizione medica, oltre ogni non sano principio di vita.

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