Il 14 settembre 2016 nacque ufficialmente la “nuova” Frontex (Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera) , che però cominciò ad operare solo nell’Ottobre successivo (1). Questo come risposta ufficiale al crescere dei morti nel Mediterraneo. Alcune fonti (2) sostengono infatti che i morti nel solo 2014 siano stati 3289, nel 2015: 4055 e già nel settembre 2016 si contavano oltre 5000 deceduti. La rotta più pericolosa era (e rimane tuttora) quella che dal NordAfrica arriva in Sicila e nelle isole minori italiane.
Questa agenzia, con sede a Varsavia, può disporre di uomini e mezzi propri, ed ha l’autorità di servirsi di quelli delle nazioni della Ue, più la Norvegia e l’Islanda (che comunque avranno come vedremo un qualche ruolo anche nell’area che stiamo esaminando). Il suo ruolo, comunque, è solo ausiliario. Essa dovrebbe, è vero, “garantire una risposta concreta nelle situazioni che richiedono un'azione urgente alle frontiere esterne”, ma specialmente negli ultimi anni, come abbiamo visto nel naufragio di Cutro, dopo una prima valutazione della situazione, essa “passa la palla” alle autorità nazionali. In teoria, è questa organizzazione che dovrebbe coordinare soccorsi e rimpatri quando sono coinvolti più paesi Ue, ma nella pratica anche in quei casi, le autorità nazionali agiscono di volta in volta “di testa loro”, a seconda delle direttive politiche del momento.
Direttore esecutivo è attualmente (dal 20 dicembre 2022) il generale olandese Hans Leijtens dopo storie di malvessazioni di fondi da parte dei suoi predecessori (3).
La “strage di Lampedusa” del 2013 diede origine alla cosiddetta operazione "Mare Nostrum" da parte italiana, operazione abbandonata sia per i costi (stimati in circa 9000000 € al mese per 12 mesi), sia per gli scarsi risultati nel corso del 2014.
Quindi a novembre 2014 venne iniziata -nel Mediterraneo centrale- la cosiddeta operazione “Frontex Plus”, poi denominata “Triton” e gestita inizialmente dal predecessore dell’attuale “Frontex” e successivamente dall’attuale Frontex. Partecipavano (a vario titolo) 15 paesi non tutti membri della Ue (ossia: Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia, Germania, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Austria, Svizzera, Romania, Polonia, Lituania e Malta), ma il comando delle operazioni navali rimaneva alle autorità italiane(4).
Lo scarso successo iniziale (solo nell’aprile 2015 si contarono 700 morti), indusse ad allargare l’area di azione oltre le iniziali 30 miglia della costa (5). Questo, insieme probabilmente ad altri fattori, ridusse il numero dei morti ai circa 3100 nel ‘17 (contro gli oltre 5000 del ‘16). (6)
Nel 2018 all'operazione "Triton" subentrò "l'operazione Themis" con nuove aree di azione (7) ma anche un raggio d'azione dalla costa più ridotto (8). Il numero dei decessi sembrerà diminuire nel 2019, e, anche a causa delle ridotte partenze date dalla pandemia, nel 2020. Ma già nel 2021 e nel 2022 i morti tornarono ad aumentare.
Tra le principali critiche a quello che potremo definire "il sistema Frontex" c'è anche la spinosa questione dei respingimenti verso la Libia (9). E' noto infatti che le autorità libiche deportano i migranti in campi di detenzione privi di ogni rispetto per i diritti umani.
Fabrizio Cucchi /DEApress
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