
“La santa cupola verde” è il terzo libro di Gabriele Bianchi, nato a Minucciano nel 1946. Quest’ultima opera nasce dall’esigenza dell’autore di rendere più chiari e accessibili concetti del suo pensiero esoterico e spirituale già espressi nel precedente lavoro “Lo specchio di ametista”.
Trovatosi a contatto e affascinato dall’islam colto e mistico dei maestri sufi, lo scrittore cerca, tramite le sue opere, di “…conciliare il mondo occidentale cristiano con un messaggio sapiente e profondamente poetico che viene da quell’Oriente molto più vicino a noi di quanto possiamo immaginare.”
Basti pensare - dice Bianchi nella Prefazione - a quest’Occidente smarrito e nevrotico che cerca nelle dottrine orientali un appiglio, una certezza, una spiritualità che non sa più trovare: è come se il mondo che va dall’India fino alla Turchia, dopo secoli di crociate, colonizzazioni e sfruttamento si stesse prendendo la sua rivincita. Secondo l’autore l’anima dell’uomo, completamente soffocata dalla moderna società di massa, ha solo una possibilità per salvarsi: fuggire dal rumore delle città, dai preconcetti, dai dogmi, dalla paura per andare alla scoperta di una saggezza millenaria tramandata da questi uomini vestiti di bianco, che cantano melodie struggenti ed hanno negli occhi una luce a noi sconosciuta.
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