Ma io, chi sono? (ed eventualmente, quanti sono?): l’ultimo lavoro di Richard D. Precht
La filosofia è materia ostica. Quasi quanto la matematica. Non fosse altro per il fatto che induce a pensare e riflettere. E, al contrario di ciò che comunemente si tende a credere tra i banchi di scuola, stimola la domanda piuttosto che la risposta. Sarà per questo che disquisizioni filosofiche possono apparire con l’ombra della noia e della pedanteria. Molto spesso però dipende dal metodo. Di questo “come” che, sosteneva Antonio de Curtis, fa nascere l’inghippo.
Proprio su questo “come” si evidenzia il merito più grosso dell’ultimo romanzo dello scrittore tedesco Richard D. Precht: Ma io, chi sono? (ed eventualmente, quanti sono?) edito da Garzanti. Un viaggio filosofico-esperienzale alla ricerca della verità, quella ultima. Quella che ha a che fare con le imponenti domande di senso che invadono l’animo umano dalla notte dei tempi. Che cos’è la verità? Che cosa posso sapere?Che cosa devo fare? Che cosa posso sperare?
Risiede proprio qui il pregio di questa penna tedesca. Rendere accessibili e leggere questioni pesanti come betoniere di calcestruzzo. Si potrebbe dire che l’autore le renda popolari e,in alcuni frangenti, ironiche. Spaziando da Cartesio ai Beatles, da Tolstoy al rap, la digressione narrativa diviene fluida, sciolta. Non c’è solo filosofia. C’è la psicologia, la neurofisiologia, la bioetica e la biomedicina. Ma non è affatto un calderone maleodorante. D’altronde trattasi di territori semantici confinanti e dalle labili divisioni. Non un potpourri, dunque. Anzi. Si può dire ancor di più. Al bando la pedanteria ed il qualunquismo facile. Vedersi accoppiare categorie apparentemente opposte è davvero scelta azzeccata oltre che efficace. Districarsi in suddetti territori facendo ricorso al cinema, alla musica, alla fantascienza, è sicuramente un metodo innovativo e, se vogliano, giovanile per far maggiormente apprezzare l’insegnamento filosofico.
Per questo, tale saggio si eleva dal limbo delle opere filosofiche spesso autoreferenziali per divenire effettiva fonte di stimoli e di spunti. Ovviamente non è un ricettario low cost di facile consumo, come tanti oggi se ne intravedono negli scaffali. Nessuna verità o risposta preconfezionata. Soltanto materiale sul quale sbatterci il capo con la leggerezza, quasi atipica per le genti germaniche, ma che di certo intriga e convince. Perché come ricorda lo stesso autore “non dovremmo mai perdere la capacità di fare domande. La capacità di imparare cose nuove e di godersi quello che si apprende è il segreto di una vita piena. Apprendere senza godercela ci rende tristi, godercela senza apprendere ci rincretinisce”.
Simone Grasso
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