Alla fine anche lei, Lucia Mannucci se ne è andata. Ebbene dopo una vita spesa per la musica, per lo swing e per il suo Virgilio, alla fine ha ceduto all'ultima serenata, quella ammaliatrice che fa trasmigrare l'anima. Il Quartetto Cetra, di cui lei ne era una dei componenti, finisce qui, anche se nel tempo non si esibiva più dopo la scomparsa di Tata Giacobetti di Felice Chiusano. Ma quello che ha rappresentato la Mannucci è scritto nel tempo; al fianco del marito Virgilio Savona, ha provato a raccontare la storia della musica di questa nostra nazione. Pensare che lei ha passato gli anni come se fosse una cometa, come se le tante cose successe sembrerebbero oramai storia, storia di fare musica in Italia, fra la guerra e tutto quello che ne è venuto dopo, fra una voglia di esibirsi per esorcizzare la distruzione e il ponte degli anni 50, del benessere, del cambiamento della musica. Dallo swing al rock, al pop. Loro, i Cetra, ci sono stati, forse il gruppo più longevo e sicuramente più attento ai cambiamenti. Dalla rivista, alla commedia musicale, al cinema, all'impegno sociale, svolto soprattutto dalla coppia. Pertanto Lucia Mannucci è stata una vera artista, non all'ombra del proprio marito (che non aveva bisogno di fare ombre) ma piena del suo ruolo di cantante leggera, elegante, in poche parole musicista. Il problema è la memoria, poichè nel gran calderone della cultura svolazzante degli ultimi anni, non bisognerebbe dimenticare chi la cultura la fatta veramente, cercando di partire dalle basi. Lucia Mannucci, signora in tutti i sensi, è stato questo ed altro, ovvero una presenza spesso silenziosa e discreta in un mondo fatto di "grancasse rottermaier", suoni di plastica e effimeri incisioni che di femminile hanno poco e di eleganza ancor meno.
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