Per raccontare la genesi della nuova opera di Luigi Lo Cascio occorre fare un piccolo salto temporale. Era il 1993 quando due giovani attori palermitani, Luigi “Gigi” Lo Cascio e Vincenzo Pirrotta, appena usciti dall’accademia, interpretavano nel teatro Metastasio di Prato i soldati nell’opera shakespeariana “Coriolano” regia di Roberto Guicciardini sognando di avere un giorno parti da protagonisti e di potersi nuovamente confrontare con lo scrittore.
I due si sono poi persi di vista a causa delle rispettive carriere, ma nel 2012 Pirrotta ha voluto proprio Lo Cascio come protagonista nello spettacolo che lo vedeva regista “Diceria dell’untore” di Gesualdo Bufalini, con la promessa di invertire al più presto i ruoli.
Ed è di nuovo con un’opera di Shakespeare che i due tornano a collaborare, proprio con un testo che rendeva possibile che ci fossero due uomini protagonisti: “Otello”.
Il risultato della rielaborazione dell’opera da parte di Lo Cascio ha portato alla composizione di una compagnia formata da quattro attori: lo stesso Lo Cascio nel ruolo di Jago, Pirrotta in quello di Otello, Valentina Cenni nei panni di Desdemona e Giovanni Calcagno come soldato e figura narrante.
La creazione dell’opera nasce da una rilettura e particolare traduzione da parte del regista Lo Cascio che confrontandosi con il testo originale si è trovato: “ In maniera automatica” a riscrivere il testo in siciliano perché, come l’autore ha sottolineato, rendeva in maniera più poetica l’endecasillabo shakespeariano. Ed è quindi il siciliano la lingua dei tre attori maschili.
Il regista ha fatto un “Otello” che non è più il moro di Venezia, non è più un uomo di colore, eliminando così il problema razziale che nell’opera originale è molto forte; il motivo ci è immediatamente spiegato dal personaggio narrante: quando si pensa ai protagonisti delle opere di Shakespeare vi si associa sempre una emozione particolare mentre nel caso di Otello si ricorda prima il colore delle pelle, contrapponendo il nero al bianco mentre qui vuole essere evidente una sola differenza che è quella tra uomo e donna. Durante l’incontro con gli attori il regista ci parla ancora di questa scelta facendone trasparire la coraggiosa audacia: sarebbe facile infatti percepire Otello come qualcosa di nero, oscuro, quasi animalesco e lontano da noi, come “il diverso” che compie la scelta omicida, mentre nella realtà potrebbe essere ognuno di noi.
Il problema focale dell’opera è, come già accennato, l’incomunicabilità e l’incomprensione tra uomo e donna, e il processo interiore di Otello che, a causa dei dubbi insinuati da Jago, tramuterà il suo amore in odio portandolo fino al gesto estremo dell’omicidio, creando anche una denuncia contro il femminicidio. Come dice Otello Alias Pirrotta: “Otello è un legno che arde piano piano, il suo fuoco divampa fino ad inghiottirlo, portando con se Desdemona” .
La costruzione del personaggio Otello è appunto basata sull’accrescimento dentro di lui della gelosia e del dubbio che lo divora e alla sua dualità di personalità molto forte, di generale e grande condottiero e la fragilità nel vivere felicemente la sua relazione d’amore. All’interno del rapporto la donna viene vista come apertura e l’uomo visto come chiusura, incapace di accettare una immagine femminile incompatibile con la figura idealizzata di lei. Questa idealizzazione della donna da parte dell’uomo, che vede la donna come madre, pura, perfetta, è accentuata dal fatto che nello spettacolo il personaggio di Desdemona sia l’unico a parlare italiano. Sembra che i due parlino la stessa lingua, ma non è così, non c'è comprensione.
Desdemona, che nell’opera originale è una donna dama di corte elegante fragile e sensibile, viene qui trasformata in una donna guerriera con una personalità molto forte e decisa, una “Diana cacciatrice”. Ciò porta indubbiamente ad una aumentata complessità e spessore a questo personaggio, una modernità che lo renderà molto vicino agli spettatori.
Per quanto riguarda il personaggio Jago, non è tanto la gelosia a spingerlo e a dargli forma, ma l’incapacità di tollerare la felicità altrui: “la volontà di sporcare tutto” la sua misoginia nichilista e distruttrice. Emblematica è la scena inserita dal regista in cui Jago stesso, all’interno di una cornice, fa un ritratto di sé stesso, narrandoci della sua infanzia, di come l’infrangersi della figura perfetta della madre, lo abbia portato a ritenere impossibile il rapporto con una donne in quanto, come dice lui stesso “Le donne so’ tutte puttane”.
Il soldato è un personaggio inventato da regista Lo Cascio, è il narratore della storia, la coscienza critica, il coro. Colui, che è allo stesso tempo voce fuori campo ma che è allo stesso tempo fa parte della storia.
Lo spettacolo si apre a fatti già avvenuti, avendo come protagonista il fazzoletto donato da Otello a Desdemona e con il protagonista che schiaffeggia la donna pieno di odio e disperazione. A questo punto subentra il soldato narrante che si propone di raccontarci come si è giunti a tal punto.
L’opera riprende poi con lo scambio di lettere tra i due amanti, all’inizio del loro innamoramento. Lo cascio, a differenza di Shakespeare, ci fa vedere la storia d’amore intensa tra i due e Desdemona non è più la creatura fragile ma ha una forte personalità che fa trasparire l’attrice Valentina Cenni con la sua interpretazione asciutta e pulita senza sbavature. Vediamo contrapporvisi un Pirrotta molto fisico, viscerale, quasi statuario, che pian piano si sgretola e si distrugge.
Le scenografie dello spettacolo sono essenziali, il palcoscenico in cui si muovono gli attori è spoglio, abbiamo la presenza di alcune immagini proiettate, disegni primordiali essenziali di grande impatto soprattutto durante la scena dove Otello raggiunge l’apice della follia con una prova magistrale di Pirrotta che incarna perfettamente la grande forza muscolare con si muove sul palco.
Il finale è molto bello, un misto di tragedia e commedia. Senza anticiparvi nulla, vi dirò solo che il protagonista sarà un “Otello furioso” che ci lascia con la riflessione e la speranza che, per quanto le emozioni siano forti e devastanti, nella vita non ci debba per forza essere un epilogo tragico.
Jonathan Di Bari in collaborazione con Cristina Mazzullo

Ph: Jonathan Di Bari, Prato Teatro Metastasio, spettacolo "Otello" di Luigi Lo Cascio

Ph: Jonathan Di Bari, Prato Teatro Metastasio, Spettacolo "Otello" di Luigi Lo Cascio

Ph: Jonathan Di Bari, Prato Teatro Metastasio, Conferenza stampa dello spettacolo "Otello" di Luigi Lo Cascio, Attori: Valentina Cenni, Luigi Lo Cascio

Ph: Repertorio, Vincenzo Pirrotta, Luigi Lo Cascio
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