DEApress

Wednesday
Sep 23rd
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Melodie partenopee: "La parola canta", alla Pergola

E-mail Stampa PDF

Alla mia sinistra, un uomo sulla quarantina tiene la mano di una ragazza nella sua e canticchia melodie napoletane. Alla mia destra, una ventenne ungherese entusiasta applaude senza comprendere la cadenza delle singole parole. Siamo al teatro della Pergola, spettatori divertiti e attenti de La parola canta, un intreccio di parole recitate e cantate in programma fino a domenica 8 Marzo. La performance è di Toni e Peppe Servillo, che si alternano nella riproduzione di un repertorio poetico, teatrale, musicale tutto partenopeo - dal Dove sta Zazà al Cose sta lengua sperduta di Michele Sovente- che sembra staccarsi dallo sfondo delle sfumature cromatiche cangianti, nello spazio creato dalle luci soffuse. I due avevano già sperimentato la loro affinità, la loro empatia artistica nella messa in scena de Le voci di dentro di Eduardo De Filippo.

Il ritmo dello spettacolo, del racconto in prosa, è scandito dalle corde preziose dei violini e del violoncello dei Solis String Quartet, che non fungono semplicemente da accompagnamento, non riempiono solo le pause, ma danno corpo e forma alla recitazione di Toni Servillo e all'interpretazione canora di Peppe Servillo. L'esecuzione di note canzoni napoletane sembra incarnarsi in quest'ultimo, che offre il suo corpo alle parole, un corpo in cui strofe e ritornelli trovano lo spazio della loro espressione. Peppe Servillo sembra contorcersi e cantare col corpo, magistralmente, richiamando quella gestualità estroversa della sceneggiata napoletana. Il tono è sofferente, per una Napoli che è immagine del Purgatorio, di un'architettonica sfregiata, stuprata, addolorata, senza santi né Madonne, “senza patrone né partecipazione”; ma è pure dissacrante, ironico, proprio come ce lo evoca l'immaginario napoletano, come nella lunga serie di bestemmie che Toni Servillo elenca, interpretandole come solo un attore del suo calibro e napoletano può fare. Quell'arte arguta e sofisticata di arrangiarsi, di cavarsela, di riderci su, del canta-che-ti-passa, tra chi “pò fa nient e chi nun vò fa nient”, baciati dal sole del sud Italia e dall'anarchia, dallo smarrimento che vi alberga.

Una Napoli che cerca protettori in cielo per “campare”, rubando; una devozione ingenua e sincera, che sembra strizzare l'occhio al santo per aver la benedizione della sua vita da “mariuolo”. Una Napoli soleggiata, che risplende questa sera nello splendore della sua tradizione. Risplende una città del Vesuvio riflessiva e tragica, tracicomica, festosa e nostalgica. Il ritmo è lento e contribuisce ad avvolgere il pubblico in una dimensione surreale eppur concreta. La bellezza dell'arte riesce a restituire la contraddizione, la convivenza di tali concetti antitetici, facendo sbocciare la ricchezza di una cultura, un'identità, un repertorio di enorme spessore, che comunica la “napoletanità” al di là e all'interno dei suoi stereotipi. È strano avvertire tanto coinvolgimento in una sala teatrale fiorentina, poiché lo stretto dialetto napoletano dovrebbe in teoria ostacolare la recezione del messaggio. Eppure il pubblico in sala a fine spettacolo è in piedi, richiama i sei protagonisti in scena più volte. E questo perchè Napoli è un capitolo importante dell'Italia, che si può amare e odiare insieme. Se poi ce lo porgono due interpretazioni magnifiche come quelle dei Servillo, allora puoi solo amarla e andare a letto con la sensazione di aver preso parte a qualcosa di bello, che ha il tono della declamazione, di un lamento funebre e di tante altre vibrazioni messe insieme. Ciò che designamo come arte, a cui aderiamo senza pensarci, senza mediazioni razionali e linguistiche; ma tutta questa magia può apparire solamente se i conduttori di questo esercito di parole sono bravura, talento e passione.

 

alt

 

 

Share

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 30 Settembre 2015 09:57 )  

Concorsi & Festival

https://zonadiguerra.ch/

Ultime Nove

Giosuè Boschi . 23 Settembre 2026
Comune di Firenze Q.2                                         Galleria D.E.A. - Associazione socio-culturale   XXI - FESTIVAL MEDIAMIX - Secondo Incontro "Antropologia della visione -L'Arte è .." Piazza della Libertà - Parterre - Firenze dal 25...
Sara Bonafè . 23 Settembre 2026
Festival Mediamix XXI - "Antropologia della visione - L'Arte è ..." II appuntamento con Autori della Letteratura, Arte Video e Fotografia. Il Centro Didattica Espressione Ambiente (D.E.A.) e il Comune di Firenze - Quartiere 2, comunica il XXI Festi...
Silvio Terenzi . 22 Settembre 2026
Adriano Francia“Sepolti due volte”Damster Edizioni La città delle persone che non esistono e che in fondo nessuno sottolinea. Dentro questi cuniculi vive il romando di Adriano Francia, un giallo ma anche un ricamo psicologico e sociale dal titolo ...
Sara Bonafè . 22 Settembre 2026
Sara Bonafè . 22 Settembre 2026
Riceviamo e pubblichiamo: "Leone Pini solista dell’Orchestra Fiorentina17 anni e un curriculum da star: due concerti aSanto Stefano al Ponte insieme al giovane talento del violino Domenica 27 settembre 2026 - ore 21 - Auditorium di Santo Stefano al...
DEAPRESS . 22 Settembre 2026
Riceviamo e pubblichiamo:" Spazio Estivo Giardino delle RoseVia Giuseppe Poggi, 2 - FirenzeOrario di apertura: 9:00 – 20:30 tutti i giorniinfo: associazionefebbreelancia@gmail.comMERCOLEDÌ 23 SETTEMBRE 2026 ore 17.30Paesaggiandoa cura della Società T...
Antonio Desideri . 20 Settembre 2026
In fisica, i sistemi sono conservatori: continuano a fare quello che stanno facendo. Per cambiare le cose, hanno bisogno di nuova energia. Questa energia non è facile trovarla, soprattutto se continuiamo a fare come i sistemi in fisica, rimanendo an...
Silvana Grippi . 20 Settembre 2026
Ex Sanatorio Banti a Pratolino: sopralluogo in vista!Lo apprende Idra dalla sindaca di Vaglia. E chiede di far partecipare la cittadinanza Aveva scritto martedì scorso, l’associazione di volontariato Idra, a Silvia Catani, sindaca di Vaglia, e a...
Silvio Terenzi . 18 Settembre 2026
LINO BORDIN“Dall’Asia all’Africa: Sul filo del rasoio” Un testimone porta con sé un problema inevitabile: ha visto. E lui, questo testimone, dimostra anche una penna raffinata e puntuale, arma che in fondo ha smosso tempi e costruito rivoluzioni...

Galleria DEA su YouTube