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BANCHE: CRISI e STATO

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Il governo Gentiloni da il via libera al salvataggio di Banca Veneta e Banca Popolare di Vicenza tramite decreto. Vengono stanziati cinque miliardi di euro subito, cifra che può lievitare fino a diciassette. Gli attivi e parte dei passivi verranno acquisite da Intesa San Paolo, considerata una “good bank”. La stessa banca che figurava nel cordone dei grandi investitori che avrebbero contribuito alla realizzazione dell’oleodotto in Nord Dakota.

L’ennesimo salvataggio di una banca da parte dello Stato arriva nel momento in cui è ancora in corso quello del Monte dei Paschi di Siena, per il quale furono stanziati 20 miliardi di euro. Il punto cardine è che sono manovre necessarie, poiché si tratta di salvaguardare i risparmi di milioni di lavoratori e lavoratrici e di centinaia di migliaia di aziende, ma ciò che scandalizza, è che al termine delle operazioni queste banche non vengano nazionalizzate.

E’ un iter che si ripete troppo spesso, evidenziando come, il fallimento ciclico insito nella finanziarizzazione dell’economia di Stato e la scelleratezza dei grandi investitori, si ripercuotano inevitabilmente sulle vite dei meno abbienti e del paese, e confuta il principio smithiano della mano invisibile del mercato che, autoregolandosi, è in grado di far “tornare i conti”.

In contrapposizione alla tossica e nauseabonda narrazione neo-liberista, quello di cui il sistema economico ha bisogno è, come dice Brancaccio, una forte regolamentazione dei flussi finanziari e dei grandi capitali, limitandone la mobilità. In un mondo in cui si erigono muri, si stabiliscono frontiere e si installano tornelli dalla Palestina all’America, passando per Bologna, è necessario ribaltare questa tendenza: da una parte, incatenando la ricchezza ai territori che la producono e redistribuendola tra le popolazioni, dall’altra aprendo i confini.

Proprio come fece Roosevelt col New Deal, l’unico modo per proteggere i risparmi delle classi subalterne, nel sistema capitalistico, sfuggendo alle inevitabili crisi della finanza, è quello di reintrodurre la separazione delle banche finanziarie da quelle commerciali, rendendo la gestione di queste ultime appannaggio dello Stato.

In un comizio del 2012, Andrea Baranes, collaboratore di Banca Etica e il sito Osservatorio sulla Finanza, ha detto: "per chiudere per sempre la finanza "casinò" sono necessarie una serie di misure tra le quali: tassare le transazioni finanziarie, chiudere i paradisi fiscali, bloccare i derivati, bloccare la leva finanziaria" concludendo con lo slogan: " quello ha cui ci hanno abituati è che: la speculazione domina la finanza, che controlla l'economia, che decide sulla politica, che impatta sulla vita dei cittadini. Quello che dobbiamo fare è leggere al contrario questa scala ribaltandone la posizione dominante." Quello che in altri tempi e con altre parole avremmo riassunto nel caro, vecchio, classico ma, mai più necessario e calzante, potere al popolo!

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 29 Giugno 2017 10:41 )  

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