Parlando di poesia araba con Hasan Atiya Al Nassar -
Silvana Grippi, Benedetta Rizzo, Eleonora Vanni

Un pomeriggio trascorso all’insegna della poesia con l’autore irakeno Hasan Atiya Al Nassar.
Sono state molte le curiosità da parte nostra verso il poeta, il quale ci ha parlato della propria vita: l’esilio a Firenze e i suoi studi, i lontani primi anni Novanta con i suoi esordi, le sue ispirazioni, la pena ed il dolore che ancora danno vita al carattere delle sue poesie; ma anche l'anelito di una patria lontana, la presa di coscienza della fragilità dell'uomo di fronte al mondo circostante, in una condizione d'esilio che va oltre quella puramente geografica, sono le tematiche fondamentali della sua poetica.
Le sue opere sono state pubblicate oltre che in Italia – per edizioni D.E.A - in Iraq, in Siria, in Libano, in Tunisia, in Iran, nel Regno Unito, in Francia, negli Stati Uniti e in Spagna .
Tra il 1991 e il 2012 numerosi sono stati i riconoscimenti a lui attribuiti per concorsi letterari e reading.
La redazione si è già occupata di poesia araba e delle sue origini:http://www.deapress.com/culture/letteratura/20708-la-poesia-araba.html
Insieme abbiamo letto ed analizzato alcune poesie estratte dalla raccolta “roghi sull’acqua babilonese” edito da Edizioni D.E.A (1 ed. 2003).
Il poeta ci ha piacevolmente narrato in lingua araba questa sua poesia.
La foresta del cielo
Fra lei e la grande città le mappe del mondo.
Monti, campi d’erba, foreste nel cielo
ed alberi sulle pianure.
Nella grande città la ragazza di Incisa
porta ogni giorno il suo cuore,
porta fra i suoi libri l’ombrello.
Alla stazione i ferrovieri non l’han vista,
non la vide nessuno dei passeggeri.
Lei entra ed esce dalla città due volte:
la prima soffrendo per l’angoscia del cuore,
la seconda per la sua stanchezza
e per quella degli altri.
La ragazza di Incisa si arrabbia e piange da sola,
scrive versi e li nasconde
(versi di rivolta che altri non leggeranno,
versi di amori difficili).
Sfugge una lacrima ai suoi occhi:
“Noi in questa città saremo da oggi amici estranei”.
Dietro i vetri dei treni che fuggono
nasconde adesso con le poesie
la tristezza del cuore e i dolori degli altri,
non osserva il binario vuoto,
avvolge il suo fazzoletto imbevuto di pianto.
vede i resti della sua città appoggiata sul fiume,
sussurra il nome della Madonna santa
e si diffonde in lei il fuoco del cuore
che la brucia.
La ragazza di incisa non è venuta, oggi,
dalla sua città sul fiume:
non ha letto il suo capitolo di letteratura,
non ha portato l’ombrello come al solito…
non sono andato oggi alla stazione,
non ho potuto vedere il suo fazzoletto bianco.
Adesso fra il suo paese e la grande città
ci sono monti e campi d’erba e foreste nel cielo.

| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|
