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La poesia araba - come forma di cultura popolare

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La forma poetica islamica nasce come ode all'onnipresente, una forma di dialogo interiore dove l'anima sale e si espone nel pensiero per omaggiare il creatore. Questa espressione fu la prima forma di dialogo verbale che serviva a tramandare oralmente dei codici sociali che attraverso i componimenti epici servivano a perpetuare la conoscenza e la cultura.

I popoli nomadi e seminomadi avevano bisogno di radici e da sempre hanno capito l'importanza e adottotato il metodo del racconto "scenico", la magia del monologo che a differenza del dialogo rende partecipe attraverso l'ascolto in silenzio. Dunque ascoltare in silenzio rende la narrazione importante e il ritmo e la ripetizione facilitava la scoperta di una identità comune. 

La poesia araba giunse all'ode con la qasida che poteva essere composta anche da cento versi. L'oratore si esibiva in una platea e riusciva ad incantare attraverso la continuità di parole fluttuanti e ritmate che rendevano una unità di pensiero per tutta la poesia. Ogni componimento veniva tramandato quasi fosse "un tesoro" delle genti, Questo rendeva forte il gruppo territoriale e quando apparve la scrittura araba fu un segno di conquista che attraverso l'unità religiosa poi si propagò e rese importante la trasmissione culturale che  attraverso le conquiste arrivò in tutto il Mediterraneo. L'alfabeto arabo si è formato dall'alfabeto aramaico e le varie conquiste portarono il linguaggio a varie trasformazioni dialettiche. 

Il rawi è colui che recitava ma non era sempre la stessa persona, quindi lo stesso componimento non veniva mai recitato, nello stesso luogo nella stessa maniera, in tempi successivi gli scribi, poi i letterati e oggi i critici letterari o i filologi hanno apportato modifiche all'interpretazione stilistica delle convenzioni poetiche, a seconda delle loro idee aggiungendo anche  nuovi elementi. Le qaside più antiche vennero chiamate Mu'allaqat (le appese) e i loro autori furono considerati maestri dell'arte poetica. 

La parola diwan vuol dire registro dei fatti  e della memoria collettiva. La qasida è la più diffusa: una forma elastica e variata  dove gli antichi hanno distinto tre elementi: rievocazione dei luoghi (dove il poeta era stato un tempo o residuo della memoria o ancora invenzione del paradiso, anche il ricordo di un antico amore e la nascita di uno nuovo). Il secondo parlava di un viaggio, il paesaggio percorso dal viaggio, con eventualmente elogi alle tribù incontrate; il terzo elemento poteva essere quello della considerzione dei limiti umani nei confronti delle forze della natura onnipossente. I tema preferito era l'amore, ad esempio l'amore poteva essere suddiviso in tre fasi: il corteggiamento, la passione, l'abandono.

Il periodo più importante per la poesia islamica è quello abbaside, dinastia che governò dall'VIII al XIII secolo in Arabia e che vide il suo massimo splendore nel periodo tra il VIII e IX secolo. Alla corte degli Umayyadi in Andalusia si sviluppò un'altra forma di poesia la "Muwashshah" che si affermò in tutto il Maghreb. La lingua usata era l'arabo colloquiale e/o la lingua romanza formatasi in Spagna. Venivano usati gli stessi temi della qasida (elogio ai sovrani, esaltazione di Dio, descrizione della natura e dell'amore) però si differenziava in quanto ogni verso terminava con un congedo, come se fosse una forma completa. Anche lo zajal appare come componimento per la prima volta in Andalusia, dove il fiorire di forme poetiche fu dovuto dalla presenza in quelle zone di popoli, lingue (circa cinque) e culture diverse che si erano fuse insieme.

Dato che la poesia svolgeva un ruolo importante, i sovrani e i ceti benestanti si appropriarono di questa forma di cultura popolare e la fecero diventare mezzo di esaltazione e di potere in mano a adulatori che trovavano buone prede tra persone pronte a diventare mecenati e protettori. Contemporaneamente in Sicilia le innovazioni andaluse si affiancarono alle forme poetiche  più classiche degli abitanti siculi. Durante la dominazione aghlabita, che iniziò a colonizzare l'isola si ha la prima scuola di pensiero sulle composizioni poetiche che si ispiravano nelle corti  raccontando le vicende di guerra e di quelle che si sviluppavano nel territorio dove venivano declamate. Tra i vari poeti del tempo troviamo Emiri, ministri, dignitari e anche militari superiori. Con l'avvento della dinastia Kalbita (X secolo) dopo il dominio fatimida, si ha una situazione dove l'arte e la cultura fanno sfoggio. Tra il 990 e il 1019 la poesia rivive un momento di rinnovo poetico sempre dedicato ai potenti con la forma "panegiricia"; gli arabi prendono molto sia dalla cultura ellenica che da quella persiana, dalla letteratura greca viene ereditato il motivo bacchico.Anche la poesia araba siciliana è da sempre partecipe ai cambiamenti stilistici e anche con i normanni e gli angioini continueranno sullo stesso filone poetico. Si ha notizia di una prima scuola poetica in Sicilia a metà del 1200 e pare sia nata nella corte degli Hohenstaufen.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 04 Novembre 2021 11:30 )  

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