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Mali: elezioni alla ricerca della stabilità

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Il Mali è una regione molto vasta, di conformazione desertica, con confini indefiniti (direi porosi) e una "identificazione sociale" molto fragile, ma soprattutto è un paese povero e con poche prospettive. Il debito pubblico e la speculazione delle cooperazioni internazionali caratterizza tutti gli stati africani.

Ieri, a distanza di un anno dal colpo di stato in Mali - che ha creato un vuoto politico nel Paese - si sono svolte le prime elezioni presidenziali. Purtroppo non possiamo ancora dare i risultati perché stiamo aspettando notizie dagli osservatori internazionali.

Fonte ANSA: "Sono 6,8 milioni gli aventi diritto che sceglieranno il presidente tra 27 candidati. Le autorità però hanno stimato una bassa affluenza alle urne, che potrebbe minare la legittimità del voto. Ad aggravare la situazione i diffusi problemi tecnici e logistici: decine di migliaia i votanti registrati non appaiono nelle liste. Nella regione di Kidal inoltre pochi elettori hanno potuto superare i posti di blocco allestiti dalle Nazioni Unite e la maggioranza di loro non ha trovato il proprio nome negli elenchi. Molti seggi non hanno aperto perché gli scrutatori non si sono presentati. Kidal è il luogo di nascita della rivolta dei separatisti islamici tuareg che lo scorso anno hanno innescato una sequenza di eventi che ha portato al colpo di Stato".

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Dopo aver studiato e visitato per vari anni quelle zone, provo a fare un'analisi della situazione geopolitica. Non intendo fare valutazioni, né tantomeno dare risposte, ma vorrei, con questo scritto, esprimere solamente una mia riflessione.

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Nel Mali si vota un anno dopo i combattimenti avvenuti nella zona settentrionale e terminati per l'intervento dei francesi (contro alcune frange di ribellione organizzate da gruppi integralisti, forse legati ad Al Qaeda). Il paese è in una posizione centrale rispetto alle vie di comunicazione dell'Africa e la sua stabilità è importante (attualmente non si conoscono i risvolti di tutta la situazione geopolitica che ha scatenato il conflitto e i conseguenti interventi militari francesi).

L'Europa ha fretta di dare un governo stabile al Mali. Perché? Una delle tante risposte potrebbe essere la seguente: Le elezioni presidenziali sono una delle condizioni essenziali per il ricevimento degli aiuti internazionali. 

Alcune fonti sostengono che le elezioni si stanno svolgendo un po' troppo presto per porre fine alla crisi dovuta della guerra civile. In questo paese saheliano, come gli altri confinanti, la situazione di povertà è enorme e quindi in quei terreni si giocano grossi interessi economici. Dunque, la fretta per una situazione di assestamento e stabilità viene soprattutto dagli intreressi economici della Francia e dall'intera comunità internazionale.

In Africa, in questo momento, siamo in una situazione instabile ed anche in pieno Ramadam, probabilmente i cittadini maliani (composto da vari gruppi etnici) sono andati a votare un pò distaccati dal pensiero (e con poche illusioni) verso il cambiamento che dovrebbe arrivare dopo le elezioni.

"Fin dal 2000 il Mali, era visto dai "donatori" e dagli "istituzioni internazionali" come un paese democatico da aiutare. Secondo il ranking Polity IV, risultava come paese stabile, era anche "uno dei primi paesi in cui gli Stati Uniti hanno iniziato a utilizzare un metodo innovativo come il Millennium Challenge Account, un sistema di erogazione di aiuti legato alla performance del paese sia in ambito di riforme economiche che di governance in senso democratico, oltre a essere uno dei paesi della critica fascia saheliana in cui gli Stati Uniti hanno più investito in termini di assistenza all’anti-terrorismo e agli apparati di sicurezza". Da questo piccolo cenno,  ecco spiegata la corsa alle elezioni.

Le varie instabilità del Medio Oriente fino in Africa del Nord  hanno creato una situazione di paura per lo sviluppo del processo economico non solo europeo ma internazionale. La povertà, il "non poter fare progetti" e le varie instabilità come quella libica hanno portato ad un collasso del controllo.

La cooperazione rischia di fallire e quindi tutti gli osservatori internazionali (compresi gli americani) voglio tornare ad "investire" sulla "povertà" e quindi hanno bisogno di sicurezze immediate (così come è successo in Egitto, in Libia e in Tunisia), per questo le elezioni presidenziale del 28 luglio potrebbe non andare a buon fine.

Un sitema democratico che esporta il proprio capitale umano inteso come risorsa è usa anche gli aiuti internazionali come fonte di scambio. Dare ai poveri il minimo per avere risultati di controllo e sperimentazione totale. Questo "sistema democratico" in realtà copre una larga fascia di insoddisfatti che non sono canalizzati in nessuna forza di opposizione o in nessuna forma di partecipazione politica e che poi può sofacare in tumulti. Come è successo nella capitale prima del colpo di stato. Il 22 marzo 2012, le rivolte dei tuareg e degli islamisti del nord favorirono il colpo di stato, ma ancora non sappiamo valutare, da chi sono state innescate, le vere manovre. Dalla mia poca esperienza, penso che si è già avuta - più volte - la prova che le elezioni  non rappresentano un momento di svolta nè di ripresa del controllo del territorio. 

La situazione di grande instabilità  ha bisogno del consenso tra le popolazioni e di "capacità di governare", questo si spera dalle elezioni. Il Mali è uno dei paesi più poveri (nel 2010 il 43,6% della popolazione viveva con meno di un dollaro al giorno, mentre il reddito medio nel 2012 era di 660 dollari all'anno) e più arretrati (ha il più alto tasso di fertilità di tutta l'Africa sub-sahariana) al mondo. Potremo ritenere che il risultato positivo si avrà solo quando i cittadini maliani del nord e del sud sapranno liberarsi dalla provenienza etnica e potranno essere garantiti i soddisfacimenti dei loro bisogni senza dover scappare verso l'Euopa. Non basteranno alcuni anni, dopo le elezioni, per avere una istituzione stabile. Prima di tutto bisognerà esportare consapevolezza e istruzione dei bisogni concreti e non indotti accompagnati da un vero progetto di cooperazione per lo sviluppo dell'intera regione e non solidarietà indistinta.

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Silvana Grippi / esperta in geografia umana

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 30 Luglio 2013 12:26 )  

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