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"Progetto Mediterraneo" - I Balcani, crogiolo di popoli e culture

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I paesi dell'Europa balcanica che affacciano sul Mare Mediterraneo sono cinque: Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro ed Albania. I primi quattro formavano, insieme alla Serbia ed alla Macedonia, la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, dissoltasi nel 1992 a seguito delle "guerre jugoslave". Il loro territorio occupa la parte occidentale della penisola balcanica, dominata dalla catena montuosa delle Alpi Dinariche che si estende ininterrottamente da nord a sud alle spalle del litorale Adriatico. Le pianure sono rare e di superficie ridotta. Solo a nord, tra la Croazia e la Serbia, si trova un'ampia fascia pianeggiante attraversata dal Danubio e dai suoi affluenti, che ospita attività agricole e diversi centri industriali. L'ambiante montano è spoglio e arido, interessato da fenomeni carsici. In questi luoghi inospitali si pratica un'agricoltura di sussistenza. I monti scivolano a ridosso del Mare, generando fiumi brevi e poveri di acque diretti verso la costa Adriatica che appare rocciosa e frastagliata, ricca di insenature e protetta da oltre 500 isole. Qui sorgono numerosi centri portuali e turistici immersi nel tipico ambiente della macchia mediterranea. In nessuno di questi paesi la popolazione supera i 5 milioni di abitanti, concentrati perlopiù nelle poche aree pianeggianti dell'entroterra e lungo la costa. La dinamica demografica è stata sconvolta dalle guerre civili combattute negli anni Novanta nei paesi dell'ex-Jugoslavia, che hanno prodotto moltissime vittime ed un gran numero di profughi. Inoltre, pesano un'elevata mortalità infantile (eccetto che in Slovenia) dovuta alle precarie condizioni economiche e l'emigrazione, particolarmente intensa dall'Albania verso Italia, Germania e Grecia. Circa la metà degli abitanti vive in aree urbane sorte lungo i fiumi maggiori come il Danubio, la Sava e la Drava. In Albania ed in Bosnia-Erzegovina, invece, l'insediamento è prevalentemente rurale.

Le città capitali sono Belgrado in Serbia, Lubiana in Slovenia, Zagabria in Croazia, Sarajevo in Bosnia-Erzegovina, Podgorica in Montenegro e Tirana in Albania. L'economia è in larga misura arretrata e con elevati tassi di disoccupazione. Il settore primario, che impiega un gran numero di addetti, produce principalmente frumento, barbabietola da zucchero, girasole ed tabacco. Nelle aree montuose prevale l'allevamento ovino. L'industria ha un peso ridotto ed è largamente dipendente dagli investimenti europei occidentali attratti dal basso costo del lavoro. In Slovenia e Serbia è sviluppato il settore della meccanica; diffusa un po' ovunque l'industria tessile e dell'abbigliamento. Il terziario, invece, fa leva sul turismo balneare lungo le coste adriatiche soprattutto slovene e croate.

L'Europa balcanica è da sempre crogiolo di popoli e culture, attraversata da una molteplicità di etnie, nazionalità, lingue e religioni che condividono lo stesso territorio. Solo nei territori della ex-Jugoslavia si contano ben 24 gruppi etnici. Maggioritari sono i popoli slavi che parlano lo sloveno, il serbocroato, il macedone ed il bulgaro. La fede cristiano-ortodossa è diffusa in Montenegro e nei Balcani centro-orientali (Serbia, Macedonia, Romania, Bulgaria) mentre sul versante occidentale il cattolicesimo prevale in Slovenia e Croazia. Questa distribuzione ricalca i confini politici e culturali del VI secolo d.C. tra Roma e Bisanzio. I popoli slavi che si insediarono ad ovest della frontiera accettarono la chiesa romana inserendosi nel solco della cultura occidentale, mentre gli altri subirono l'influsso culturale di Costantinopoli e della chiesa ortodossa. La maggior parte degli albanesi e dei bosniaci, invece, professa l'Islam sunnita a seguito della dominazione turco-ottomana a partire dal XIV secolo. Anche la composizione etnica e religiosa interna agli Stati non è omogenea, ad eccezione della Slovenia, del Montenegro e dall'Albania. In Croazia sono presenti cospicue minoranze di serbi ortodossi, mentre la Bosnia-Erzegovina è lo Stato con il maggiore pluralismo etnico e religioso della regione. Qui sono presenti croati cattolici, serbi ortodossi e musulmani. In molte zone del paese non prevale nessuna maggioranza ma convivono più di una minoranza. Non a caso, la Bosnia-Erzegovina è stata il terreno delle più atroci violenze soprattutto ai danni della popolazione musulmana durante la guerra civile, ma anche la culla di una cultura laica e sincretica che aveva il suo centro nella città di Sarajevo fino agli anni Novanta.Una grossa fetta di popolazione albanese risiede oggi nel Kosovo, anch'esso teatro di feroci conflitti e della "pulizia etnica" perpetrata ai danni dei kossovari albanesi da parte dei nazionalisti serbi, i quali rivendicano questo territorio come la culla della loro civiltà. Nel 2008 il Kosovo ha autoproclamato la propria indipendenza dalla Serbia, di cui costituiva una provincia autonoma secondo l'assetto federale della ex repubblica jugoslava.

Gli "zingari" o "gitani" sono presenti in tutta l'area balcanica e sono tra i gruppi etnici più discriminati e perseguitati. Originari dell'India nord-occidentale, da dove emigrarono nel IX secolo, essi preferiscono chiamarsi Rom, che in lingua Romaní significa "uomo". Si calcola che siano complessivamente tra i due ed i sei milioni sparsi nei cinque continenti. Alcuni continuano a vivere in gruppi nomadi, conservando intatte la propria identità e tradizioni, mentre altri si sono stabiliti nelle società stanziali europee. Nelle moderne economie industriali molti i Rom si dedicano a mestieri marginali, come la lavorazione artigianale dei metalli o il commercio di bestiame. Alcuni sono artisti di strada, chiromanti, giocolieri o suonatori ambulanti e per questo vengono spesso emarginati e ghettizzati dalle odierne società europee, che si disinteressano delle loro condizioni di vita. Discriminati sin dal Medioevo perché associati alla stregoneria, sotto l'impero ottomano erano costretti a vivere separati dal resto della popolazione, sotto quello austro-ungarico subirono politiche di assimilazione forzata, mentre i nazisti si proposero di sterminarli al pari degli ebrei.

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