Chi era Mika Yamamoto

Venerdì 01 Marzo 2013 18:42 Simona Mariucci
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8 marzo DEApress - prima presentazione di una delle protagoniste

Mika Yamamoto

Nei ricordi dei colleghi, Mika è presente in tutta la sua bellezza ed eleganza: “Agli occhi di chi non la conosceva, sembrava una bellissima impiegata o segretaria. Nessuno avrebbe mai detto che era un’inviata di guerra”, ricorda l'amica e collega Tamamoto. Proprio questo era invece il lavoro di Mika, o meglio la sua missione. Era stata in Kosovo, in Bosnia, in Cecenia, in Indonesia, in Afghanistan, in Iraq e in Uganda prima di andare in Siria. E la spinta propulsiva era sempre la stessa: testimoniare il dolore e le sofferenze a cui la popolazione civile era sottoposta, con particolar riguardo per donne e bambini.

Ma la testimonianza per Mika non aveva valore solo in sé stessa: la cosa più importante era l'effetto formativo che doveva produrre nei lettori. Far conoscere al Giappone intero e soprattutto alle giovani generazioni gli scenari di guerra ancora presenti significava per lei portare all'acquisizione della consapevolezza che la pace in patria è effimera ed irreale se collegata alla realtà mondiale. Voleva testimoniare che la pace è purtroppo solo una fase, uno status che si acquisisce solo passando attraverso fasi storiche di guerra. Così, ricordava con forza ai giovani nati nella prosperità, il Giappone è diventato quello che è soltanto dopo il disastro della Seconda Guerra Mondiale.

Per la sua attività Mika aveva ricevuto riconoscimenti e premi internazionali, tra cui il premio Vaughn-Ueeda, l’equivalente giapponese del Pulitzer americano, per il suo reportage sul bombardamento del “Palestine-Hotel” a Baghdad da parte di un carro armato americano.

A chi rischia la vita per documentare la verità e svegliare le coscienze dei giovani probabilmente non interessano più di tanto i riconoscimenti formali. Il riconoscimento che Mika cercava, ci piace immaginare, era quello di una società che riuscisse a vedere fuori dei propri confini geografici e temporali, di un’umanità che riesca a sentirsi una, di un impegno individuale e comune per i diritti di tutti. Se qualche lettore avrà compreso e fatto suo il messaggio di Mika, allora il suo lavoro e il suo sacrificio non saranno stati vani.

Mika, morta ad Aleppo il 20 agosto dell’anno scorso, sarà tra le donne che DEApress ricorderà l’8 marzo durante lo spettacolo "Oltre il reportage: scrittura e giornalismo". Ogni giorno fino all'8 marzo pubblicheremo un articolo dedicato ad una delle protagoniste di DEAteatro.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 05 Marzo 2013 12:12 )