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Alla pergola: "vestire gli ignudi" di L. Pirandello

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Da martedì 6 a domenica 11 aprile 2010

Compagnia delle Indie Occidentali – Polis Cultura

VANESSA GRAVINA                  LUIGI DIBERTI

 

VESTIRE GLI IGNUDI

di Luigi Pirandello

regia Walter Manfrè

con Luca Biagini, Daniela Piacentini, Francesco Laruffa

e con la partecipazione di Marco Marelli

 

scene Andrea Taddei

costumi Silvia Polidori

musiche Stefano Marcucci

 

 

Terminata l’avventura nei panni della Signorina Giulia” di Strindberg, Vanessa Gravina, si confronta con uno dei ruoli più impegnativi della sua carriera l’Ersilia di Vestire gli ignudi di Luigi Pirandello. Accanto a lei ci sono Luigi Diberti (Ludovico Nota, romanziere), Luca Biagini (Console Grotti) Marco Marelli (Franco La Spiga, Tenente di vascello), Francesco Laruffa (Alfredo Cantavalle, giornalista) e Daniela Piacentini (Signora Onoria, affittacamere).

L’opera, scritta nel 1922 da Pirandello, narra le vicende di Ersilia, governante della residenza del Console Italiano a Smirne. La giovane, a seguito della rottura del fidanzamento con il tenente di vascello Laspiga, cede alle avances del Console Grotti. A causa di ciò, la figlia dello stesso muore in un fortuito incidente e ciò determina l’allontanamento di Ersilia da parte della moglie del Console. Ersilia, in mezzo ad una strada, finisce prima nel vortice della prostituzione, in seguito tenta il suicidio ed infine, nell’estremo tentativo di redimere la sua immagine, rilascia un’intervista ai giornali confessando pene d’amore quali causa della sua disperazione. Sarà poi lo scrittore Ludovico Nota ad interessarsi a lei, sia professionalmente che sentimentalmente, ma per Ersilia non c’è pace e sembra quasi che le sue disgrazie siano indispensabili a lavare gli errori altrui. In una frase è il dramma di chi sentendosi nudo e insignificante, veste i panni, anche laceri e sporchi, che gli altri gli fanno indossare.

Il regista Walter Manfrè racconta il suo bisogno di  tornare ad indagare i temi pirandelliani: ”Vado cercando Pirandello per confrontarmi periodicamente con lui. E' una necessità della mia anima che va al di là del mio essere regista. E ad ogni nuovo incontro con lui nasce la domanda pressante su cosa di nuovo io possa ancora dire che non sia stato detto circa la sua poetica e su cosa io abbia potuto su di lui nel tempo trascorso lontano da lui. Da tempo è svanita in me la voglia di raccontare le sue storie mentre parallelamente è iniziata la frenesia di avviare una indagine sui rapporti fra lui e i suoi personaggi stessi al di fuori degli intrecci delle sue trame. In questo " Vestire gli nudi " ho da sempre sentito, come un sentimento sotterraneo, la Pietà ma sono sempre stato nel dubbio se di Pietà si trattasse o turba psichica. E se da un lato mi atterrisco dinanzi all'intreccio sado-maso di parole e di sangue e al dilaniare che i personaggi fanno di lei, della vittima consacrata - tutti addosso a lei come cani ad azzannarla - dall'altro mi incuriosisce la scoperta della necessità forte, anche da parte dei laidi, di ergere un muro a protezione sua. Poi anche coloro che lo hanno eretto, questo muro, saranno pronti a dilaniarla. Ed anzi il muro lo hanno eretto apposta. E i più pericolosi risultano quelli che in apparenza volevano proteggerla perchè sono quelli che hanno bisogno non di ucciderla ma di succhiarne avidi il sangue rendendo infinita nel tempo la sua fine. Così sempre mi è apparso malato sul piano psichiatrico il rapporto fra il vecchio scrittore Lodovico Nota ed Ersilia conoscendo soprattutto il travaglio che legava Pirandello alla nascita dei suoi personaggi. Paura di lasciare loro quella autonomia che reclamano perchè possono alla fine rivelarsi "vili mastini" e rivoltarsi contro lo stesso scrittore che loro ha dato la vita. In questo caso lo scrittore è anche un protagonista della storia , quasi al contempo dentro e fuori di essa. In ogni caso tutto accade come dentro una serie di flash di estrema violenza , scanditi da ritmi serrati e da una recitazione che più che moderna oserei definire metropolitana. Scelta questa che, se da un lato rischia di risultare contrastante con la classicità della lingua pirandelliana , altissima ed antica, dall'altro si tinge di connotazioni fortemente emozionali e suggestive. E sarà questa scelta, crediamo, disgregante della recitazione classica, insieme alla natura talora rarefatta dell'immagine, a creare quei moduli narrativi "non reali" per noi imprescindibili. “



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