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Maggio alla Pergola

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 TEATRO DELLA PERGOLA PRESENTA:
Da martedì 4 a domenica 9 maggio 2010

 

Piccolo Teatro di Milano – Teatro d'Europa
GIUSTO LA FINE DEL MONDO
di Jean-Luc Lagarce
traduzione Franco Quadri

 

personaggi interpreti
Louis, 34 anni Riccardo Bini
Suzanne, sua sorella, 23 anni Melania Giglio
Antoine, loro fratello, 32 anni Pierluigi Corallo
Catherine, moglie di Antoine, 32 anni Francesca Ciocchetti
La madre, madre di Louis, Antoine e Catherine, 61 anni Bruna Rossi

impianto scenografico a cura di Marco Rossi
costumi margherita Baldoni
luci Claudio De Pace
regia Luca Ronconi

 

Ad un anno dal debutto milanese, e dalla sua recente ripresa, anche a Firenze dal 4 maggio le repliche dell'atteso spettacolo Giusto la fine del mondo di Jean-Luc Lagarce diretto da Luca Ronconi.
Jean-Luc Lagarce, morto di Aids nel 1995 a 38 anni, è oggi l'autore teatrale contemporaneo più rappresentato nelle sale francesi; a lui sono dedicati ovunque convegni, pubblicazioni, tesi di laurea. I suoi testi sono tradotti in una dozzina di lingue e sono sempre più rappresentati anche all'estero, dal Brasile al Cile e all'Argentina, dalla Spagna alla Germania e alla Lituania. Lagarce ebbe l'idea di Giusto la fine del mondo prima di sapere d'essere sieropositivo. Poi la sua storia personale si incrociò con quella della finzione drammaturgica. Luca Ronconi mette in risalto la bellezza di un testo scritto quasi fosse un pezzo musicale. Lo spettacolo racconta con estrema delicatezza e discrezione la storia di Louis, che va a trovare la sua famiglia dopo una lunga assenza interrotta di tanto in tanto da brevi messaggi scritti su cartoline illustrate. Torna perché sa di morire di lì a poco. Sceglie di tornare a casa dopo tanto tempo per comunicare ai familiari la propria morte imminente. Vuole essere lui a raccontare, a "dire" la sua morte. Incontrerà la madre e i fratelli, Antoine, di pochi anni minore, con il quale ha diviso l'infanzia, e Suzanne, molto più giovane. C'è anche la cognata Catherine, incapace di accettare l'omosessualità di Louis. Alla fine di una giornata difficile, Louis partirà senza essere riuscito a dire nulla. Un testo che 'pretende l'ascolto' sottolinea Luca Ronconi perchè "la complessità verbale svela la semplicità assoluta di sentimenti che appartengono a tutti. Sono emozioni molto profonde, talmente profonde che i personaggi non riescono ad enunciarle. Ciò che è commovente, nella commedia, è lo scarto che si crea tra il pensiero profondo che ciascun personaggio alimenta dentro di sé e le difficoltà che incontra nel verbalizzarlo: servono troppe parole per esprimere concetti lineari. Si può scegliere di tacere e isolarsi - come Louis, che si rifugia nel silenzio - oppure di alimentare una volontà inarrestabile di comunicare il cui inevitabile esito sarà rimanere impigliati nei passaggi che separano immagine, pensiero ed eloquio. Ed è questo che trovo molto bello."
Giusto la fine del mondo è collegato alla rassegna "Face-à-face, Parole di Francia per scene d'Italia". Il testo dello spettacolo è pubblicato da Ubulibri nel volume Jean-Luc Lagarce. Teatro I, a cura di Franco Quadri, che comprende anche I pretendenti, Ultimi rimorsi prima dell'oblio, Noi, gli eroi.

 

 

dal 18 maggio al 6 giugno 2010
Firenze, Cortile del Museo Nazionale del Bargello

 

 

Compagnia Sandro Lombardi
L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA
di Luigi Pirandello

 

regia di Roberto Latini

con Sandro Lombardi e Roberto Latini

 

Periodicamente, Sandro Lombardi "incontra" attori o registi o coreografi con cui ama confrontarsi. Così è stato con David Riondino su Dante, con Massimo Verdastro su Bernhard, con Iaia Forte su Testori, con Virgilio Sieni su Pasolini. Ecco adesso, in vista di un Pirandello da allestire nel cortile del Museo Nazionale del Bargello di Firenze, Roberto Latini che affiancherà Lombardi nel dar vita ai due protagonisti dell'Uomo dal fiore in bocca, per il quale curerà anche la regia, mentre la drammaturgia sarà dello stesso Lombardi.
Per Sandro Lombardi è «una felice occasione di tornare a Pirandello dopo l'interpretazione di Cotrone risalente al 2007 nei Giganti della montagna. Pirandello venne considerato in vita più un filosofante che un artista, più un pensatore capace di inventare spietati grovigli psichici che un creatore di intrecci scenici. In realtà, in piena consonanza con i contemporanei rinnovatori del teatro (Appia, Craig, Cechov, Stanislawski, Reinhardt), Pirandello seppe dire una parola originale e unica. Nella sua 'stanza della tortura' (così Giovanni Macchia definisce felicemente il nucleo del teatro pirandelliano) si mettono a nudo gli esseri umani, i loro sogni, i desideri, le sconfitte, i rimorsi, le rivendicazioni impossibili o, come nel caso dell'Uomo dal fiore in bocca, il mistero della vita e della morte. "Una delle ragioni dell'attualità di Pirandello", ha scritto Giovanni Macchia "sta anzitutto nell'aver affrontato la crisi del teatro e averne allontanato la distruzione".
Questa è l'eredità che lo scrittore e drammaturgo siciliano lascia a ogni uomo di teatro di oggi: raccogliere l'impegno ad affrontare la crisi del teatro (senza nascondersi dietro patetiche quanto illusorie finzioni che questa crisi non ci sia), e allontanarne la distruzione. La vitalità del testo sta nel lasciarne germinare la poesia proprio a partire dalla consapevolezza della sua fragilità, e della fragilità degli esseri umani che al teatro dedicano la vita».
Scrive Latini: «La storia, molto semplice, di un incontro tra due personaggi negli spazi notturni del caffè di una stazione, ha la forza tutta pirandelliana di alcune immagini capaci di staccarsi dalla pagina scritta per mettersi a disposizione della recitazione. Pirandello invita gli attori di continuo. Scrive con la sapienza di parole che s'accompagnano tra suono e senso, che hanno un tempo "interno" e uno "esterno": frasi che possono condurre il contesto e determinare lo spazio scenico e altre che sono invece in grado di mettersi a disposizione del progetto registico.
Abbiamo scelto di confrontarci condividendo i dubbi prima ancora di ogni certezza. Abbiamo costruito una relazione scenica e poi una dimensione drammaturgica che ci desse la possibilità di giocare seriamente al teatro innanzitutto e fino a Pirandello, coinvolgendo l'autore nel nostro incontro attraverso i personaggi del "pacifico avventore" e dell' "uomo dal fiore in bocca".
Abbiamo scelto una distanza dal testo e dal contesto che potesse far risaltare meglio quanto crediamo l'autore volesse dire o non tacere, quanto Pirandello crediamo potesse sperare.
Non siamo strumenti, ma parte di almeno un'occasione che viene dall'incontro: dal dialogo tra me e Sandro Lombardi, dal nostro stesso con Pirandello, da quello dei personaggi e da quanto proponiamo dal palcoscenico e in relazione al pubblico presente».

 

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