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Mostra di Ezio Bruno Caraceni

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Dal 15 maggio al 27 giugno
CERTALDO (FI) - Palazzo Pretorio
EZIO BRUNO CARACENI
Dipinti e opere a tecnica mista
A cura di Fondarte Tono Zancanaro
Ingresso euro 4,00
Orario: 9.30-13.30 - 15.30-19.00
Omaggio a Caraceni, pioniere "rimosso" del Novecento
Spazialista come Fontana, materico come Burri, partecipò a 3 Biennali

 

CERTALDO (FI) – Sabato 15 maggio alle ore 17.00, si inaugura la mostra antologica dedicata ad Ezio Bruno Caraceni (Chioggia,1927-1986), a cura di FondArte Tono Zancanaro, che sarà in Palazzo Pretorio dal 15 maggio al 27 giugno 2010.
Artista apprezzato dalle firme più illustri della critica d'arte italiana (Lionello Venturi, Maurizio Calvesi, Filiberto Menna, Alberto Boatto, Maurizio Fagiolo...), ma mai acquisito tra gli artisti importanti del Novecento, ha partecipato a ben tre edizioni della Biennale di Venezia (1956, 1958, 1968) e la sua produzione artistica è avvenuta in stretto dialogo con le esperienze più significative del Secondo Novecento: lo Spazialismo di Fontana, l'Informale romano, il materismo di Burri, le ricerche sulla nozione di "struttura" dei primi anni Sessanta.
Dopo aver frequentato l'Accademia di Venezia, Caraceni è a Roma in quella via Margutta che è il fulcro della vita artistica e intellettuale della Capitale, dove guarda soprattutto alla ricerca di Burri. L'invenzione più convincente di Caraceni risale al 1959, in fase di superamento dell'Informale, quando produce pannelli dove introduce filo metallico fissato su chiodi, intrecciando un originale tessuto spaziale che disegna raffinate geometrie stagliandosi esile e poetico su fondo bianco. È un'arte che volge verso l'impercettibile e richiede una fruizione contemplativa, mentale oltre che visiva.
Tutte le tappe del percorso di Bruno Caraceni sono documentate in questa mostra, sfruttando il percorso offerto dalla successione degli ambienti di Palazzo Pretorio in Certaldo Alto.
La mostra, che si apre con una introduzione biografica, propone, suddivisi in singole stanze, cgli "scherzi", opere comprese fra il 1952 e il 1956 realizzate con un occhio ai maestri del passato (Mirò, Klee, Picasso) sotto forma di esibizione grafiche come linea calligrafica, che negli anni futuri si trasformerà nel filo dei "gesti"; le "plastiche", dove all'uso del colore si aggiungono materiali plastici che vengono in vario modo fusi, incollati su tela o altri supporti, dipinti; i "gesti", dopo la partecipazioni alle Biennali di Venezia degli anni 1956 e 1958, dove si realizza un passaggio dallo sfaldamento delle plastiche alla visualizzazione del nudo reticolato di supporto; le "mappe", caratterizzate da un segno sempre più sottile, che abbandona la tridimensionalità della materia per restare sulla carta, come una Land Art georeferenziata e progettuale; le "strutture labirinto", in gran parte sintesi del percorso iniziato con i "gesti2 e passato attraverso le "mappe", realizzate utilizzando elementi industriali di plastica prestampato lavorati sviluppando il concetto di "labirinto" come gioco mentale e matematico; i "geometrici", lavori che utilizzano colori asettici e brillanti per la visualizzazione di strutture geometriche sulla tela che si avvicinano alla Optical Art.
 

 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 14 Maggio 2010 11:59 )  

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