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Assassinato cristiano a Gaza

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Rami Ayyad, 26 anni, cristiano di culto evangelico  è stato rapito a Gaza all'uscita della "Libreria protestante della sacra bibbia" che dirigeva nel rione Zaitun, il cuore della città. Il giovane è stato ucciso in modo brutale, a coltellate e colpi di pistola. Il delitto fa tremare la piccola comunità cristiano-palestinese e getta nell'imbarazzo il governo di fatto guidato da Hamas, che promette: "Prenderemo i responsabili del crimine". Le fonti, riportano che già una sequenza di intimidazioni e di danneggiamenti, era già stata perpetuata ai danni del cristiano, questo ci fa capire come la vita per i cristiani evangelici di Gaza sia diventata difficile. Si tratta di una minoranza non più di duecento persone composto per lo più da fedeli greco- ortodossi, o greco-cattolici. In aprile, lo ricordiamo,  la libreria Teacher's book shop, è stata gravemente danneggiata da una bomba. L'attentato recava la firma dell'organizzazione Spada dell'Islam, un gruppo che si è fatto sentire spesso nella Striscia e le cui parole d'ordine riecheggiano gli slogan di Al Qaeda. Secondo la testimonianza di un amico di Ayyad, Simon Azazian, il giovane libraio si era accorto di essere pedinato da alcune persone che lo seguivano su di un'automobile senza targa. Ed in passato aveva ricevuto minacce di morte. Sabato pomeriggio, all'ora in cui finisce la giornata di digiuno dettata dal Ramadan e tutti corrono a consumare il pranzo rituale (iftar) i poliziotti che erano stati posti a guardia della libreria, erano spariti e Rami si è ritrovato solo di fronte ai suoi rapitori. In serata, una strana telefonata alla moglie. "Sono con alcune persone. Farò tardi", ha detto Rami forse volendo apparire tranquillizzante. Evidentemente i sequestratori gli avevano permesso di telefonare per guadagnare tempo, ritardare l'allarme sulla sua scomparsa e dunque le ricerche. Ma in realtà Rami aveva dato alla moglie il suo addio. Ieri, il suo corpo è stato trovato, in un campo lontano dalla zona del sequestro. Ovviamente non resta che pensare ad un omicidio dal significato "simbolico", settario, un avvertimento lanciato alla comunità cristiana di restare nei ranghi ed astenersi da qualsiasi opera di propaganda o di proselitismo. L'omicidio è anche una provocazione tesa a inquinare i rapporti tra i cristiani di Gaza e il governo di fatto guidato da Ismail Haniyeh. Il quale Haniyeh, dopo aver inviato le condoglianze alla famiglia della vittima, è subito corso a condannare il delitto, assicurando che i servizi di sicurezza "individueranno e consegneranno alla famiglia i responsabili del crimine". Per Haniyeh cristiani e musulmani "sono parte dello stesso popolo palestinese e insieme combattono per l'indipendenza".

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