Una lunga battaglia all’ultimo voto, si è tenuta ieri a New York. Nella Sala Conferenze n. 1 del Palazzo di Vetro, si sono riuniti in un’Assemblea Generale in miniatura 192 membri della Terza Commissione per approvare, modificare o respingere la proposta di moratoria contro la pena di morte che dovrà poi essere approvata in aula a dicembre.
Il fronte pro moralista durante tutta l’Assemblea è stato in vantaggio, ma il fronte “friends of death penalty”- com'è chiamato informalmente il fronte contro la moratoria- era molto combattivo e puntava a far approvare 14 emendamenti-killer capaci di svuotare di contenuto il testo della risoluzione, tutti bocciati. Nel parterre della Terza Commissione i paesi più a favore della pena capitale erano quattro: Barbados, Egitto, Botswana e Singapore. I loro interventi sono stati intensi e specifici e continuativi.
Nei loro discorsi ci tenevano a specificare che la pena di morte non è “una violazione dei diritti umani” I paesi che prevedono nei loro codici la pena di morte sono circa 100. Il più deciso ed insistente contro questa moratoria era il Singapore che trova tutto ciò- “una pura e semplice imposizione degli europei, vogliono che tutti noi ci adattiamo alle loro leggi e ad una visione che non ci appartiene”-cosi ha detto l’ambasciatore del Singapore Vanu Gopala Menon. L’accusa agli sponsor è di essere strumento di un nuovo colonialismo, questa volta in punta di diritto, che se dovesse prevalere sulla pena capitale «si estenderà poi verso altri terreni giuridici».
Proprio Singapore era il primo firmatario dell’emendamento-killer che puntava a rendere innocua la risoluzione includendo un riferimento all’articolo della Carta Onu sulla sovranità degli Stati. Pechino era favorevole a tagliare la strada alla moratoria, invece la Cina e gli Stati Uniti hanno avuto volutamente un atteggiamento passivo. Ma non erano solo gli europei a volere l’approvazione di questa moratoria e per far capire questo anche agli altri paesi, la strategia del fronte pro moratoria è stata quella di far concludere il dibattito alla presidente delle Filippine. Comunque gia agli inizi del dibattito la superiorità della coalizione pro moratoria degli 87 Paesi tra le quali l’Italia, era evidente.
L’Assemblea si è conclusa con 99 voti a favore della moratoria, 52 contrari e 33 astenuti. Un risultato molto importante, considerando che negli anni passati, moratorie simili erano state respinte. Il risultato arriva dopo un lungo lavoro di anni dell’Italia e dell’Unione Europea.
Ora la parola passa all’Assemblea generale, che dovrebbe approvare la moratoria, visto che nel corso della sua storia, non ha mai ribaltato una decisione delle Commissioni salvo sorprese dell’ ultimo minuto.
Rezarta Selam Aminaj - DEApress
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