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IL CASO ROM E LA FRANCIA

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Anche la Francia si interroga sull’integrazione della comunità Rom, che interessa soprattutto il nord del paese. Il dibattito si è fatto più acceso da ieri, 23 dicembre, quando un evento drammatico ha interessato un quartiere popolare della città di Lille dove Daniela, una giovane Rom di 26 anni, è morta a seguito dell’esplosione di una bombola di gas. L’incendio ha interessato un deposito di mobili dismesso, dove la giovane donna viveva. Le fiamme si sono rapidamente propagate all’intero edificio. Daniela era la giovane cuoca di una comunità Rom di 7 famiglie, 35 persone in tutto, che hanno trovato rifugio all’interno del capannone in disuso, per giunta pieno di amianto. La comunità Rom di Lille, secondo il sindaco socialista Martine Aubry, contava alla fine dell’estate scorsa, circa 650 persone. Oggi il loro numero sembra essere aumentato ma non esistono statistiche attendibili. Si infiamma intanto la polemica tra il sindaco di Lille e il governo centrale, reo, secondo la Aubry, di non aver fatto niente per gestire l’emergenza né in occasione dell’incendio, né a seguito dell’evacuazione di un campo Rom la settimana scorsa, campo che annoverava 160 persone ora distribuite nei vari centri di accoglienza e ostelli. Tra questi anche una settantina di minorenni. Dei 7 milioni di Rom presenti in Europa, quella francese è una delle comunità più numerose, con 400 mila presenze. Il  modello di accoglienza francese si muove tra l'accoglienza e la tolleranza zero: da una parte la legge Besson (la prima versione risale al 1990, una successiva è del 2000) che prevede che ogni comune con più di cinquemila abitanti sia dotato di un'area di accoglienza; dall'altra la stretta in nome della sicurezza dell'ex ministro dell'Interno, attuale presidente, Nicolas Sarkozy che nel febbraio 2003 ha voluto un giro di vite e ha previsto sanzioni particolarmente pesanti contro chi non rispetta le regole dei campi e dell'accoglienza.: chi occupa abusivamente un'area può essere arrestato. La legge Besson immagina i campi come una soluzione di passaggio e prevede, contestualmente, un programma immobiliare di case da dare in affitto ai gitani stanziali e terreni familiari su cui poter costruire piccole case per alcune famiglie semistanziali e in condizioni molto precarie. Nella regione di Parigi sono stati allestiti campi per 560 posti in dieci anni (ne servirebbero tra i 6 e gli 8 mila) e in tutto il territorio francese ce ne sono 10 mila, un terzo di quelli necessari.

 

Andrea Pardini, corrispondente DEApress da Parigi.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 17 Aprile 2009 00:10 )  

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