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Relazioni sempre pi

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La diffusione di internet ha determinato notevoli cambiamenti sia a livello individuale che sociale, riscontrabili nel linguaggio di uso comune, nei comportamenti e nelle abitudini. Il mondo di internet e tutto ciò che vi afferisce è divenuto un luogo in cui discutere ed incontrarsi, un utile canale di ricerca psicologico-sociale.

L’interesse nei confronti di questo argomento nasce dal fatto che un numero sempre maggiore di individui instaura relazioni di vario tipo utilizzando l’interazione virtuale.  Considerare la comunicazione cyber come momento di scambio tra individui può apparire difficile da comprendere se rapportata a quelli viso a viso.

Provando, però, ad analizzare psicologicamente ciò che avviene in tali esperienze relazionali on-line è possibile individuare immagini particolarmente significative. Gli utenti percepiscono il loro computer come un estensione della loro mente e della loro personalità, uno “spazio” che riflette le loro inclinazioni, attitudini ed interessi. Il cyberspazio può essere considerato come una tipo di “ spazio transizionale”, un prolungamento del mondo dell’individuo.

Esso può essere sperimentato come una zona intermedia tra il sé e l’atro, che è in parte sé e in parte altro. Comunicare on-line consente di proiettare sull’interlocutore, che non ha un immagine ben definita, fantasie e desideri. Si viene quindi a creare ciò che in psicoanalisi prende il nome di “transfert” ovvero un ritorno, reincarnazione, di una persona importante della propria infanzia, del passato che trasferisce su di se stessi sentimenti e reazioni che certamente erano destinati a quel modello. Se il concetto di transfer viene identificato dal mondo psicoanalitico come utile e risolutivo delle dinamiche disfunzionali tra paziente ed analista, nel mondo virtuale ciò sembra prendere prospettive differenti.

Se nell’idealizzazione che l’utente mette in atto rispetto all’interlocutore il legame sembra essere particolarmente significativo, nel momento in cui uno dei due passa da un livello virtuale a uno reale le dinamiche perdono di significato e vengono messe in discussione. Ultimamente gli psicologi si sono interrogati su ciò che può essere definito sano o patologico-perverso rispetto alla comunicazione virtuale.

Quelli che lo hanno definito un aspetto patologico si sono focalizzati sullo studio di comportamenti criminali e devianti mediati dall’uso di internet evidenziandone la dipendenza. Infatti alcolisti, tossicodipendenti e giocatori d’azzardo hanno trasferito il loro bisogno di dipendenza sui siti pornografici del net.  Chi invece studia l’uso di internet secondo una modalità adattiva affermano che quest’ultimo può offrire nuovi modi per vivere la sessualità in un modo non patologico.  Esiste però una terza via d’interpretazione rispetto al concetto di sano-perverso della comunicazione on-line. Le interazioni su internet possono essere classificabili lungo un continum che va dalla semplice curiosità al coinvolgimento ossessivo.

Le molte opportunità di relazionarsi via internet sembrano capaci di produrre anche effetti indesiderati e talvolta nocivi allo sviluppo della persona o alla condizione di una vita socialmente soddisfacente. Tale funzione viene descritta con il termine “tecnoautistico”, ovvero l’impossibilità di esprimere le proprie emozioni, i propri sentimenti, al di fuori di un contesto elettronico e telematico.

Nella lista nera dei nuovi mali ci sono cose come “webcam abuser”, chi cioè cade preda dei molti servizi offerti e sistemi che permettono di usare internet a fini voyeuristici, oppure si parla di “tech-abuser”, di quelli cioè che hanno dimenticato persino l’esistenza delle persone in carne ed ossa. Il tecnoautismo è nello specifico un minore, in genere tra i 6 e i 9 anni, per il quale soltanto il mondo cyber consente di veicolare emozioni. 

Di cento bambini solo il 15% cerca amicizie in rete. Ed è lì che si celerebbero i rischi di un uso della rete inconsapevole e totalizzante. Per gli adulti, invece, l’attenzione degli psicologi si accentra su quelle patologie che nascono in chi, abituato all’uso di internet per le proprie relazioni sociali, dimentica il contatto fisico e gli altri mezzi di comunicazione e relazione fino ad esserne schiacciato, diventando così un tech-abuser, capace di vivere in rete qualsiasi cosa, compreso amore e sesso.

Questo però non vuol dire che sono da buttare i contatti in rete, anzi. Nei prossimi tre anni si prevede che il 30% di tutte le coppie si formeranno grazie ad internet. Sempre in tema di abuso di tecnologie, esiste un “pornorischio” legato all’uso dei nuovi messaggini multimediali MMS e sono per cui necessarie nuove regole e bollini salvabimbo. Va detto che sul tema della “dipendenza” dalla rete e dalle tecnologie il dibattito, anche nel nostro paese, va ampliandosi rapidamente, spesso stimolato da casi che fanno discutere: bambini di 12 anni videodipendenti in cerca di aiuto o videogiochi troppo violenti.

Elena Saccomanni

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 21 Ottobre 2009 19:20 )  

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