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Addio al filosofo Jean Baudrillard.

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Commozione in Francia per la scomparsa del filosofo e sociologo Jean Baudrillard. Da tempo malato, muore a 77 anni uno dei precursori della corrente “postmoderna”, critica verso il consumismo capitalista che spoglia i segni della cultura contemporanea del loro senso e li riduce a “merce”. Fin dalla sua tesi di Dottorato, da cui sarà tratto il testo Il sistema dei segni, centrali sono l’impegno politico e civile, pur nella presa di distanza critica dall’ortodossia marxista. In fondo, per un postmodernista, ogni ideologia non è che un sistema di segni, posizione questa che caratterizzerà il pensiero di Baudrillard anche durante gli anni dell’attivismo sessantottino. Del 1976 il suo capolavoro, Lo scambio simbolico e la morte, in cui è impossibile un approccio diretto ed autentico alla realtà, il mondo non è che una tessitura di segni all’interno della quale ci muoviamo senza poter ambire ad un afferramento ultimo delle cose. Ma una netta differenza separa l’uomo primitivo da quello contemporaneo. Se per entrambi si tratta di conferire un senso ad un mondo che di per sé non ne ha uno, secondo Baudrillard occorre fare una distinzione fondamentale tra i due diversi modi di “donare” senso alla realtà: il primo produce “simboli”, il secondo dei “simulacri”.  Il simbolico è una condizione di “scambio” che caratterizza le popolazioni primitive, in cui gli oggetti sono al centro di un sistema collettivo di trasmissione. La realtà, nel simbolico, viene “dotata” di un significato mitico che la strappa all’insensatezza e la mette in dialogo con l’uomo, creando un rapporto diretto e tangibile con il mondo delle cose. E’ con la perdita di questo “valore d’uso” del segno che il simbolico viene strappato alla sua referenza mondana e comincia a fluttuare sopra la realtà senza più rimandare a niente. Il sistema di segni perde ogni riferimento concreto e non si riferisce più che a se stesso. I segni diventano simulacri: essi si scambiano tra di loro senza più scambiarsi con qualcosa di reale. La realtà non è che riproduzione artificiosa, essa è come annientata dalla rappresentazione che ne fa il sistema di simulacri. Al mondo viene sostituita la propria immagine, la realtà non si dà che in una forma “mediatizzata”. Evidente appare così una della preoccupazioni più forti di Baudrillard, quella critica ai media che lo porterà a scrivere Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà, in cui il mezzo televisivo si allontana dalla sua originaria destinazione, quella di raccontare la realtà, per sostituirsi a questa. E’ ormai la realtà che parla della televisione, il contenuto è il mezzo di trasmissione, capace di formare l’opinione, stabilire cosa sia realmente avvenuto, spettacolarizzare gli eventi svuotandoli del loro senso, come Baudrillard afferma in uno dei suoi ultimi testi, La guerra nel Golfo non ha avuto luogo, del 1991, in cui anche la più reale delle tragedie, la guerra, diventa un simulacro creato artificialmente dai media e viene percepito come uno show.

Sola, nei suoi testi, interviene l’arte a lasciar immaginare una possibile via d’uscita dalla rete dei simulacri. Là dove, nel linguaggio ordinario, la parole sono irretite nell’inautenticità e si corrispondono le une con le altre in modo autoreferenziale, nella poesia dell’arte  il linguaggio può tornare a risuonare e la realtà a brillare di nuova luce: “il poetico è l’insurrezione del linguaggio contro le sue stesse leggi”.  

                                                                

 Andrea Pardini, corrispondente da Parigi DEApress.

 


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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Novembre 2007 21:03 )  

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