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Niger: un "tranquillo colpo di stato"

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PARLA SIMONE TEGGI, COOPERANTE COSPE A NIAMEY 

Un colpo di stato atteso e "tranquillo". Questo quello che emerge in estrema sintesi dalle parole di Simone Teggi che in questo momento si trova a Niamey. Simone, in Niger dal 2008, responsabile dei progetti COSPE nelle Regioni di Maradi e Tahoua si trovava in questi giorni nella Capitale.

Quando lo raggiungiamo per telefono – le connessioni internet funzionano poco e male - si trova in casa del console italiano, Paolo Giglio, non molto lontano dal Palazzo dove ieri alle 13.00 locali l'Esercito, guidato da una giunta di tre colonnelli, ha deposto il Presidente in carica Mamadou Tandja, portandolo in una campo militare fuori dalla capitale e confinando Ministri e Stato Maggiore a casa.

"All'una di ieri abbiamo cominciato a sentire colpi di artiglieria che provenivano dalla residenza del Presidente. Tutti hanno capito di cosa si trattava, le persone sono fuggite dalle strade e Niamey è rimasta deserta per un po'. In tre ore però si è svolto tutto e già nel tardo pomeriggio la situazione era tornata alla normalità. Non si respira tensione o paura la popolazione sembra vivere questo momento come un passaggio quasi obbligato, un momento che porta al cambiamento".

Il Niger si aspettava in qualche modo questo colpo di mano da parte dei militari perché la situazione stava precipitando: "Tandja, il Presidente, aveva recentemente stravolto la Costituzione sciogliendo il Parlamento, abolendo la figura del Primo Ministro e garantendosi di fatto un altro mandato – ci dice Teggi. Questo aveva già comportato il blocco dell'erogazione del Budget di Stato garantito dall'Unione Europea nell'ambito degli accordi di cooperazione internazionale e che copre il 60% di tutto il bilancio statale. Il blocco stava già mettendo in ginocchio il Governo che non riusciva a pagare gli stipendi dei funzionari. Il malcontento serpeggiava e non sono bastati né gli "aiuti" da parte della azienda privata Nigertec che per un po' è stata la "cassa" del Governo né i nuovi accordi commerciali con la Cina a sanare la situazione".

Un intreccio complesso di rapporti economici internazionali, di corruzione locale, di interpretazione disinvolta e strumentale della Costituzione stanno dietro al golpe del Niger, un Paese che si trova agli ultimi posti dell'indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite, con uno dei più alti tassi di povertà, piegato (economicamente e socialmente) da costanti carestie (la più nota, ma non la più terribile, quella del 2005ndr) e che già nel 2002 aveva visto un colpo di Stato annunciato che lo aveva traghettato nell'attuale governo democratico. "Nel 2002 la modalità era stata un po' diversa -dice Teggi- i militari avevano in qualche modo "avvertito" il Governo, quello che è successo ieri invece ha stupito un po' tutti. C'era stato solo un diplomatico francese, che ha voluto restare anonimo, ad annunciare nei giorni scorsi che il Presidente si trovava i! n serie difficoltà. Niger e Francia sono sempre stati legati a filo doppio per quanto riguarda lo sfruttamento del'Uranio nel Nord del Paese e nonostante la recente firma di accordi vantaggiosi per entrambi, i rapporti non erano ultimamente dei migliori. Tandja aveva infatti revocato le concessioni esclusive alla Francia e in contemporanea – forse non a caso- c'era stata una recrudescenza della guerriglia dei Tuareg in quella zona del Paese. Per interrompersi alla firma degli accordi..."

Sono tante dunque le cose da tenere presenti per valutare una situazione ancora confusa e che non lascia capire quali potrebbero essere gli sviluppi. "Molte sono ancora le cose non chiare: non sappiamo quanta parte dell'esercito sia coinvolto e chi sia effettivamente il regista di tutta l'operazione. Qualcuno insinua che ci sia lo stesso Presidente con un estremo tentativo di uscire da questa situazione d'impasse. Ieri sera un breve comunicato di Gukoi Karim, portavoce della giunta militare guidata da Adamou Harouma, in un breve comunicato ha solo annunciato che la Costituzione è sospesa, il Presidente deposto ma che gli accordi internazionali resistono. Intanto Le tv e le radio nazionali sono state occupate, e le frontiere sia via terra e che area sono state chiuse, è stato proclamato il coprifuoco dalle 6 di pomeriggio alle 6 di mattina. E agli "internazionali", come me, è stato impost! o di non uscire di casa". Ieri sera però Simone ha fatto un giro per le strade di Naimey e ha appurato che le uniche zone davvero bloccate sono quelle vicino all'aeroporto, ospedale, e le strade di uscita dalla città. "Invece fuori da Niamey - ci ha detto - quasi non si ha la percezione dell'esercito. Queste almeno le notizie che ci vengono da Tahoua e Keita dove abbiamo i progetti e personale locale che lavora con noi. Voglio precisare -conclude Simone Teggi - che non si sono mai visti carri armati in giro per le strade. E le notizie di morti e feriti sono molto confuse e blande. Probabilmente si tratta di alcuni militari e di qualcuno che si trovava vicino al palazzo nel momento dell'attacco. Stiamo a vedere che cosa succederà nel futuro prossimo. Quello che ci si aspetta è un ritorno alla vecchia Costituzione e un periodo di transizione sulla cui durata tutti si interrogano. Perché questo fa la! differenza naturalmente. Questi colpi di Stato tendono a distruggere quel poco che è stato costruito, svuotare le casse dello Stato e lasciare tutto in una situazione ancora peggiore di quella trovata".

Al momento non ci sono dichiarazioni internazionali ufficiali se non quella del Presidente dell' Unione Africana, Jean Ping, che ha condannato il colpo di Stato. Ma si sa il Niger non è Stato che fa notizia o che preoccupa troppo gli equilibri internazionali.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 26 Febbraio 2010 11:04 )  

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