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Intervista a Mauro Fuso

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La CGIL si trova a dover affrontare una situazione molto particolare visto che per la prima volta dal dopoguerra ad oggi un sindacato di categoria, la FIOM, ha preso una posizione contrastante con la segreteria  nazionale votando contro l'accordo sul welfare sottoscritto da governo e confederali.

Per questo abbiamo voluto preparare alcune di domande che di giorno in giorno gireremo a esponenti dei sindacati e lavoratori per riportare le loro posizioni in merito a quanto sta accadendo.
L'intervista che riportiamo oggi è stata telefonicamente al Segretario della Camera del Lavoro di Firenze Mauro Fuso.
La CGIL ha già fatto sapere che considera la posizione della FIOM uno strappo alla logica della confederalità. Questa affermazione non si scontra con la logica dell'autonomia di cui dovrebbero godere i sindacati di categoria? Non ci sarebbe il rischio che i sindacati di categoria così facendo fossero costretti ad "appiattirsi" sulle posizioni della segreteria nazionale?
Innanzitutto vorrei sottolineare che, come riportato sul nostro statuto, l'autonomia dei sindacati di categoria non viene messa assolutamente in discussione. Inoltre io darai alle parole di Epifani una lettura diversa. Le sue affermazioni infatti riguardavano il senso di confederalità dell'accordo sul Welfere raggiunto tra governo e sindacati, una confederalità riscontrabile nella complessità del documento nel suo insieme, una confederalità la cui comprensione è legata ad una visione d'insieme dell'accordo, senza la quale non è possibile dare un giudizio. Nel protocollo infatti sono contenute misure che riguardano tutti i lavoratori ma anche i pensionati. In questi termini secondo la CGIL il giudizio non può essere di categoria perché si correrebbe il rischio di far prevalere una specificità anziché l'interesse generale.
In realtà però una delle misure contestate dal documento FIOM tocca proprio un punto d'interesse generale, vale a dire quello delle pensioni: la FIOM sostiene che lo scalone non sia affatto scomparso. Cosa ne pensa?
Per rispondere a questo domanda devo anzitutto sottolineare il fatto che dal 1° gennaio 2008 sarebbe entrata in vigore la legge Maroni. Il protocollo firmato dai sindacati confederali migliora la situazione spalmando in un maggior numero di anni l'innalzamento dell'età pensionabile. Questa manovra va a vantaggio dei lavoratori.
Avete raggiunto un accordo sul metodo di consultazione dei lavoratori e con quale posizione si presenterà la CGIL al voto?
Logicamente la CGIL si presenterà al voto difendendo la propria scelta e cioè chiederemo ai lavoratori di votare per il SI. Le consultazioni sono state fissate per l'8, il 9 e il 10 ottobre e si svolgeranno, non solo nei luoghi di lavoro, ma anche in sedi sindacali e in altri luoghi pubblici per facilitare soprattutto il voto dei precari che in alcuni casi sono difficilmente reperibili. L'interesse della CGIL, oltre che per il SI, sta comunque nel fatto che voti il maggior numero possibile di lavoratori.
Precedentemente, vale a dire dal 17 settembre al 6 ottobre, saranno organizzate diverse iniziative a cui potranno prendere parte i lavoratori in cui esprimeremo la nostra posizione.
Avete preso in considerazione l'ipotesi che i lavoratori optino per il NO? In tal caso che posizione assumereste?
Nel caso i lavoratori dovessero optare per il NO non vi sono dubbi che la CGIL ritirerebbe immediatamente la firma da quel protocollo, e per quanto riguarda una proposta alternativa la discuteremo, se ce ne sarà bisogno, in seguito.
Prodi ha affermato che il voto contrario della FIOM fosse scontato. Non crede che tale affermazione sia pericolosa per un governo che in campagna elettorale aveva affermato di voler affrontare e risolvere il problema della precarietà, visto e considerato anche che i metalmeccanici hanno da sempre rappresentato una categoria in prima linea nella lotta per i diritti dei lavoratori?
Nella mia educazione sindacale ho imparato a non dare mai niente per scontato e proprio per questo non riesco a concordare con questa affermazione. Credo che Romano Prodi abbia fatto le sue valutazioni in merito e si assumerà, nel caso fosse chiamato a farlo, le responsabilità delle sue parole.
Un'ultima domanda. Nel caso i lavoratori optassero per il SI ciò non sanerebbe la rottura che si è venuta a creare con la FIOM. Come pensate di lavorare per ricucire questo strappo?
Nel caso i lavoratori optassero per il SI dovrebbe esser la FIOM a prendere atto del fatto che la maggioranza dei lavoratori è d'accordo con l'intesa raggiunta da governo e sindacati. Di conseguenza dovrebbe esser la FIOM a fare un passo indietro e a rendersi conto di essere "minoranza" facendo prevalere la logica della confederalità e non quella di categoria.

Davide Pinelli - DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 14 Settembre 2007 14:18 )  

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