Nel 1944, quando avevo sette anni, ero nascosto con i miei genitori nei locali dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, trasformata in rifugio dagli insegnanti e dal resto del personale. Un giorno, mentre sedevamo a tavola a mangiare ceci tonchiati - unico cibo disponibile - un proiettile ci sfiorò andando a distruggere una pentola di coccio. Era stato un franco tiratore, un fascista, a sparare dal tetto di fronte. Inseguìto da partigiani allertati da mio padre l'uomo fu arrestato e messo in carcere. E andò bene a noi ed a lui, ché se ci avesse anche solo feriti lo avrebbero immediatamente "messo al muro" come si diceva allora.
I franchi tiratori erano il peggior tipo di persone che ci fosse in quel periodo perché, oltre che delinquenti, erano vigliacchi, temuti quasi più dei soldati nazisti per il loro modo di sparare da lontano, nascosti dietro gli abbaini, a cittadini inermi che andavano a cercare acqua o cibo.
Trovo davvero triste, triste e pericoloso che proprio in questo periodo, pochi giorni dopo che un emulo di quei vigliacchi ha ucciso 80 ragazzi, si possa pensare ad una cerimonia in ricordo di gentaglia come erano i franchi tiratori. Solo persone altrettanto vigliacche possono vederli come esseri di cui mantenere vivo il ricordo.
Grazie Tommasi per il tuo articolo.
le camicie nere così ci restituivano i corpi dei ns compagni
../..
../..
LA "LIBERAZIONE" DI FIRENZE

Luca Tadolini (dal libro "I franchi tiratori di Mussolini")
La resistenza dei franchi tiratori in Oltrarno aveva consentito un ulteriore ridispiegamento delle forze tedesche: ritirati i 200 uomini che tenevano la linea destra dell'Arno, la nuova linea difensiva corre ora lungo la linea del Mugnone, dell'argine ferroviario e dei viali periferici NOTA 1. Nel resto di Firenze non è più un solo soldato tedesco: rimangono solo i franchi tiratori.
Tra i ruderi del Lungarno e nelle strette strade dell’antico centro storico la resistenza italo-fascista conta solo pochi elementi isolati. In pratica si rinuncia a dar battaglia nella zona monumentale, tra piazza della Signoria, il Duomo, Sant’Ambrogio e la Biblioteca Nazionale. Lo scatenarsi della potenza di fuoco alleata, a fronte di una difesa ad oltranza dietro le mura degli isolati medioevali, avrebbe potuto ripetere le devastazioni di Cassino.
La presenza dei tiratori aumenta leggermente, nell’ordine di qualche decina, nelle vie periferiche del centro: nella specie i settori tra via Il Prato, via Alemanni, via Guelfa, via Cavour, via Pietrapiana. Gli uomini appostati in queste zone hanno il compito di creare uno stato di insicurezza e confusione tra gli invasori.
E’ nei grandi viali antistanti e retrostanti la fascia ferroviaria che la compagine dei tiratori fiorentini ha distribuito il grosso dei suoi spericolati volontari e la ragnatela delle sue invisibili postazioni: nella fascia che parte dallo scalo merci di Porta al Prato, passa per la Fortezza da Basso, poi per il Campo di Marte, fino ad arrivare all’Affrico NOTA 2.
Nel settore dei grandi viali e della ferrovia, i franchi tiratori hanno il vantaggio della copertura fornita dalla linea di difesa dei paracadutisti tedeschi. Questo elemento ha innanzitutto una grossa valenza psicologica sui franchi tiratori: non hanno alle spalle il fiume coi ponti distrutti come i loro camerati d’Oltrarno, e non sono isolati e facilmente circondabili come chi combatte nelle strade del centro. Sui viali, i tiratori possono operare in maniera coordinata con i paracadutisti tedeschi in modo da creare dei campi di tiro incrociato [una tattica simile -si è visto- era stata utilizzata in Oltrarno, dove i fascisti erano appoggiati dalle mitragliatrici Spandau che, piazzate sulla riva nord del fiume, prendevano d’infilata le strade perpendicolari al corso d‘acqua]. Di conseguenza, i nidi di franchi tiratori vengono disposti prevalentemente in corrispondenza dei maggiori centri di fuoco tedeschi.
Nella zona nord-est questo difesa reciproca ed incrociata fra parà tedeschi e franchi tiratori risulta molto chiara. Il cavalcavia del Pino, è difeso da sei mitragliatrici in postazioni nella casa delle suore del Sacro Cuore, all’angolo fra viale Volta e via della Piazzuola NOTA 3: da questa posizione i tedeschi tengono sotto tiro via degli Artisti fino a piazza Donatello e oltre. Sul passaggio a livello di piazza delle Cure sono in batteria due pezzi da 37 millimetri NOTA 4 che possono spazzare viale Don Minzoni.
Via Fra’ Bartolomeo è sotto il tiro di una mitragliatrice appoggiata su un tavolo con le gambe segate obliquamente, che spara dalla finestra di una villetta all’imbocco di viale dei Mille NOTA 5 (già prima del ritiro tedesco sulla linea del Mugnone, in via Fra’ Bartolomeo almeno due civili vengono feriti al solo comparire nella strada NOTA 6); una mitragliatrice è piazzata nello stabile di via Sacchetti, al numero 2, sempre in posizione dominante i viali NOTA 7. I tedeschi hanno un centro di fuoco anche nel Parterre NOTA 8, appena attraversato il Ponte Rosso, che tira su piazza della Libertà NOTA 9.
In corrispondenza delle postazioni dei loro camerati teutonici, i cecchini fiorentini si dispongono in modo da far fuoco sui viali paralleli alla fascia ferroviaria, dove le Spandau non possono arrivare. Solitamente scelgono edifici posti all’incrocio dei viali in modo da poter tenere sotto il loro piombo più d’una strada. Le posizioni più forti dei franchi tiratori sono in via Masaccio, in piazza Beccaria, in piazzale Donatello, in piazza Fra’ Savonarola, in piazza della Vittoria, in via Landino e in via Spartaco Lavagnini.
In tutto, fra tedeschi e tiratori italiani, non sono più di qualche centinaio, ma la miscela di veterani parà e irriducibili toscani costituiscono una compagine che darà parecchio filo da torcere agli ignari “liberatori”.
- 
Grazie a tutte le Brigate Combattenti che con grande sacrificio e impegno ci hanno restituito un Paese libero, degno e fiero della propria cultura e delle proprie tradizioni sociali di libertà e lotta ...anche se ancora di strada ce n'è tanta da fare!! (n.r.)