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Regno Unito, è il momento del dibattito

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Regno Unito, è il momento del dibattito
La polizia: “Il governo ripensi i tagli”

A chiedere una revisione del piano fiscale anche il sindacato di polizia che vedrebbe togliersi due miliardi di sterline in meno in pochi anni. Intanto il Paese si interroga sulla matrice più o meno razziale degli scontri. Oggi il dibattito parlamentare: una petizione chiede di eliminare l'assistenza sociale a chi abbia compiuto reati

Nel Regno Unito, ora, è il momento del dibattito, mentre disordini isolati si svolgono ancora in alcune parti del Paese. Discussione soprattutto intorno ai tagli alla spesa pubblica che interessano anche la polizia. Due miliardi di sterline in meno in pochi anni per le forze di sicurezza, questa la cifra contestata. E ora la Police Federation, sindacato che rappresenta 124mila persone, avverte: sarebbe una «catastrofe» portare a termine il piano di riduzione della spesa, visti anche gli avvenimenti di questi giorni (Leggi la cronaca di ieri). Persino il sindaco di Londra, Boris Johnson, conservatore come il premier David Cameron, aveva consigliato al governo di ripensare al programma. Gli incendi e i saccheggi, le rapine e le violenze, chiaramente, proprio non gli sono andati giù. Né è stato rassicurante dover porre la capitale sotto l’occhio vigile di 16mila poliziotti schierati con proiettili di gomma e ora anche con i cannoni ad acqua. Londra, capitale del turismo di massa, non se lo può proprio permettere.

Ma il dibattito, in Gran Bretagna, ora è anche sulla matrice più o meno razziale degli scontri. Un infuocato intervento in una moschea da parte dei capi religiosi ha portato il vescovo di Aston, il reverendo Andrew Watson, a parlare di «brutti eventi legati alle tensioni fra etnie diverse». E di certo questo sembra avvenire a Birmingham, dopo la morte dei tre asiatici che difendevano la loro proprietà, travolti da un’auto in corsa, molto probabilmente – è stato quasi accertato – con intento omicida. Risultato? Comunità degli stranieri impaurita, allarmata, arrabbiata.

Oggi, intanto, è il giorno del dibattito parlamentare alla House of Commons, ma anche la camera alta, la House of Lords, ha fatto sapere che si riunirà per «sostegno e solidarietà». Vacanze interrotte per i politici, ma questo di certo è il male minore, per un Paese che, ormai da sabato, sembra allo sbando. Molto probabilmente oggi verrà presentata in parlamento anche la raccolta di firme per la sospensione dei benefit, e cioè degli assegni sociali per i disoccupati (anzi, come si dice qui, per i «cercatori di lavoro»), a chiunque si sia reso colpevole di furti, rapine, saccheggi e incendi. Centomila firme raccolte on line in poco più di 24 ore, il successo più grande per una petizione nella storia recente del Regno Unito. Una proposta di colpire simbolicamente proprio quegli ormai magri aiuti sociali che cercano di lenire un disagio che – condito dalla pura delinquenza – è alla base dei fatti di Londra. Disoccupazione, scarsa istruzione, prospettive ancora più scarse. Ma anche il leader del Labour, Ed Miliband, ieri ha avvisato: «Le cause dei disordini sono tante».

La pura cronaca di questa mattina riporta una cifra impressionante: circa 1300 arresti dall’inizio delle rivolte, 900 dei quali nella sola Londra. I danni alle cose e alle abitazioni non si contano più, ma si stima che il conto abbia superato ormai i 130 milioni di sterline, quasi 150 milioni di euro. Alcune catene di negozi sembrano colpite più di altre. Negozi di elettronica, soprattutto, ma anche di abbigliamento firmato. Senza dimenticare gli off licence, i negozi che vendono di tutto un po’, compresi alcol e sigarette, spesso gestiti da extracomunitari da Paesi lontani che hanno trovato nel piccolo commercio il loro riscatto.

Gli scontri, comunque, sono continuati anche la scorsa notte, seppur in modo minore. E, ieri sera, per la prima volta, si è fatta strada la matrice politica, anche se tutto resta da indagare. A Eltham, Londra Sud-Est, la polizia ha fronteggiato circa 200 teppisti che intonavano canti dell’English Defence League, il partito di estrema destra che tanto ha affascinato Anders Behring Breivik, il terrorista norvegese colpevole delle stragi di Oslo e di Utoya. Alcuni dei membri dell’EDL, nelle settimane precedenti ai massacri, avrebbero avuto numerosi contatti con Breivik, da loro successivamente negati. E ora si passa dal razzismo e dalla difesa della patria Inghilterra alle sommosse condite da lugubri canti di strada, anche se ancora non è certo se si sia trattato di emulazione o di vera e propria discesa in campo del partito che molti, in Gran Bretagna, vorrebbero illegale. Sul sito Internet del gruppo, tuttavia, l’EDL prende le distanze dai riot e richiama all’azione per la pulizia delle strade di Londra e delle altre città colpite.

Oggi, comunque, si capirà quale sarà la risposta della politica a tutto questo. Nel mentre, a Birmingham continua il cordoglio per la morte dei tre commercianti. E, su tutto, aleggiano ora le parole di Tariq Jahan, padre di uno degli sfortunati. «Perché succede tutto questo? Perché dobbiamo ucciderci uno con l’altro?». Suo figlio è già nella bara. Morto per difendere un autolavaggio.

di Matteo Impera

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