L'uomo dei record (di debito pubblico)
Forse incapace, forse sfortunato visto che la fortuna aiuta gli audaci e non gli incompetenti. In ogni caso è certo che Giulio Tremonti è l'uomo dei record. L'ultimo è stato certificato ieri da Bankitalia: il debito pubblico italiano ha superato l'asticella dei 1.900 miliardi.
Da quando è superministro dell'economia (grosso modo giugno 2008, cioè da tre anni) il debito pubblico è aumentato di circa 250 miliardi. Nei due anni precedenti (governo Prodi con Visco alle finanze) il debito era aumentato di 90 miliardi: il governo Berlusconi è una squadra nella quale remano tutti nella stessa direzione. Il tutto con una progressione straordinaria: Tremonti ha superato la soglia dei 1.700 miliardi di debito nel gennaio 2009; quella dei 1.800 miliardi nel marzo 2010 e via via sempre più sù, fino ai 1.901,9 toccato in giugno di quest'anno. Almeno metà del debito è nelle mani di cittadini italiani che, beati loro, ogni anno si mettono in tasca parecchie decine di miliardi di interessi.
Certo, c'è stata la crisi, ma per sostenere l'economia reale Tremonti non ha tirato fuori un centesimo. Al tempo stesso, però, c'è stato un crollo dei tassi di interesse che ha reso più leggero l'onere del debito pubblico. Lo straodinario di tutta la vicenda è che anche recentemente Tremonti e il suo capo squadra Berlusconi, hanno sostenuto che la manovra per il 2012 (5,5 miliardi) era una normale «manutenzione» dei conti e il governo non riteneva opportuno anticipare il pareggio di bilancio (fissato al 2014) perché l'Europa non ce l'ha chiesto.
La Ue, in effetti no, ma i mercati, o se preferite, la speculazione, hanno sgombrato il campo dalle illusioni di Tremonti.
La manovrona (almeno 20 miliardi) è, quindi, in arrivo e nel 2012 ce ne sarà un altra ancora più pesante da 25 miliardi, se tutto va bene. Perché non programmarla e vararla immediatamente, visto che è necessaria? Semplice: si sta facendo strada soprattutto nella Lega l'idea di elezioni anticipate al 2012 e in questo caso è meglio evitare di apparire come il governo delle «lacrime e sangue».
Lacrime e sangue, oltretutto, che saranno versate (e pagate) dai soliti visto che salvo la finzione demagogica di una addizionale Irperf per i redditi più alti (che fiscalmente sono pochi) il grosso della stangata colpirà lo stato sociale, anche sotto forma di tagli ai trasferimenti agli enti locali.
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