La caduta di Tripoli
da peacereporter.net
I ribelli libici controllano la capitale, arrestato Seif Gheddafi, mistero sulla sorte del padre
L'immagine del Colonnello Gheddafi chiuso nel suo bunker di Tripoli, mentre lancia gli ultimi disperati appelli alla resistenza, è troppo cinematografica per essere vera. L'ultima voce incontrollabile lo dà riparato nell'ambasciata venezuelana della capitale libica, pronto ad accettare l'offerta di protezione di Hugo Chavez, il presidente del Venezuela.
Quello che è certo, dopo sei mesi, è che in Libia la rivolta nata nelle piazze di Bengasi il 17 febbraio scorso alla fine ha vinto. I miliziani del Consiglio nazionale di transizione controllano la città, scontrandosi con gli ultimi irriducibili lealisti. Anche questa, però, può essere solo una immagine letteraria, perché in realtà resta un manipolo di compromessi, che sanno benissimo di essere su una lista nera compilata da mesi a Bengasi. Difendono le loro vite, più che il rais. La cattura di Seif al-Islam, il pupillo, il prescelto tra i figli di Gheddafi, ha segnato la reale fine del potere nato dalla rivoluzione del 1969. Dopo i quarant'anni di dominio assoluto del padre, sarebbe toccato al figlio dotato di buoni studi e immagine immacolata.
Una farsa, cascata come il trucco pesante dopo una notte di bisboccia. Appena la popolazione della ribelle Cirenaica è scesa in piazza, Seif ha mostrato il vero volto diventando il megafono delle minacce paterne, sempre più deliranti e scollate dalla realtà. Che ne sarà di Gheddafi? L'epilogo della battaglia di Berlino, nel 1945, non si ripeterà. Difficile che Gheddafi e i suoi sodali si tolgano la vita nel bunker di Bab al-Aziziyah (sei chilometri quadrati nel cuore di Tripoli). Non sembra nello stile del Colonnello, molto più pragmatico dei suoi deliri. Anche perché, visti i continui bombardamenti Nato sulla cittadella del potere libico, è improbabile che Gheddafi si trovi davvero là.
La Corte penale internazionale dell'Aja e i ribelli libici discuteranno oggi del trasferimento di Seif al-Islam, il figlio del colonnello Muammar Gheddafi arrestato e ricercato per crimini contro l'umanità, secondo quanto affermato dal procuratore capo della Cpi, Luis Moreno Ocampo, alla Cnn. Moreno Ocampo ha detto di non sapere dove si trovi Seif al-Islam perchè la Corte non ha ancora preso contatti con i ribelli del Consiglio nazionale di transizione e ha precisato che la notizia del suo arresto è stata confermata da altre fonti. La Corte, nella notte, si era fatta trarre in inganno dall'entusiasmo dei ribelli, confermando la cattura del rais poi smentita.
Le ultime scene del regime di Gheddafi si consumano strada per strada, ma l'immagine dei titoli di coda, in attesa dell'arresto o della fuga di Gheddafi, resterà quella della giornalista della televisione di Stato libica. Ancora ieri, nell'ovattato mondo di false certezze che il regime ha tentato di comunicare al suo popolo fino all'ultimo, una delle giornaliste era in video, pistola in pugno, a minacciare i ribelli. ''Siamo tutti armati e pronti al martirio'', aveva delirato. La sede della televisione è stata presa questa mattina. Pare che non sia stato sparato un solo colpo.
I ribelli libici controllano la capitale, arrestato Seif Gheddafi, mistero sulla sorte del padre
L'immagine del Colonnello Gheddafi chiuso nel suo bunker di Tripoli, mentre lancia gli ultimi disperati appelli alla resistenza, è troppo cinematografica per essere vera. L'ultima voce incontrollabile lo dà riparato nell'ambasciata venezuelana della capitale libica, pronto ad accettare l'offerta di protezione di Hugo Chavez, il presidente del Venezuela.
Quello che è certo, dopo sei mesi, è che in Libia la rivolta nata nelle piazze di Bengasi il 17 febbraio scorso alla fine ha vinto. I miliziani del Consiglio nazionale di transizione controllano la città, scontrandosi con gli ultimi irriducibili lealisti. Anche questa, però, può essere solo una immagine letteraria, perché in realtà resta un manipolo di compromessi, che sanno benissimo di essere su una lista nera compilata da mesi a Bengasi. Difendono le loro vite, più che il rais. La cattura di Seif al-Islam, il pupillo, il prescelto tra i figli di Gheddafi, ha segnato la reale fine del potere nato dalla rivoluzione del 1969. Dopo i quarant'anni di dominio assoluto del padre, sarebbe toccato al figlio dotato di buoni studi e immagine immacolata.
Una farsa, cascata come il trucco pesante dopo una notte di bisboccia. Appena la popolazione della ribelle Cirenaica è scesa in piazza, Seif ha mostrato il vero volto diventando il megafono delle minacce paterne, sempre più deliranti e scollate dalla realtà. Che ne sarà di Gheddafi? L'epilogo della battaglia di Berlino, nel 1945, non si ripeterà. Difficile che Gheddafi e i suoi sodali si tolgano la vita nel bunker di Bab al-Aziziyah (sei chilometri quadrati nel cuore di Tripoli). Non sembra nello stile del Colonnello, molto più pragmatico dei suoi deliri. Anche perché, visti i continui bombardamenti Nato sulla cittadella del potere libico, è improbabile che Gheddafi si trovi davvero là.
La Corte penale internazionale dell'Aja e i ribelli libici discuteranno oggi del trasferimento di Seif al-Islam, il figlio del colonnello Muammar Gheddafi arrestato e ricercato per crimini contro l'umanità, secondo quanto affermato dal procuratore capo della Cpi, Luis Moreno Ocampo, alla Cnn. Moreno Ocampo ha detto di non sapere dove si trovi Seif al-Islam perchè la Corte non ha ancora preso contatti con i ribelli del Consiglio nazionale di transizione e ha precisato che la notizia del suo arresto è stata confermata da altre fonti. La Corte, nella notte, si era fatta trarre in inganno dall'entusiasmo dei ribelli, confermando la cattura del rais poi smentita.
Le ultime scene del regime di Gheddafi si consumano strada per strada, ma l'immagine dei titoli di coda, in attesa dell'arresto o della fuga di Gheddafi, resterà quella della giornalista della televisione di Stato libica. Ancora ieri, nell'ovattato mondo di false certezze che il regime ha tentato di comunicare al suo popolo fino all'ultimo, una delle giornaliste era in video, pistola in pugno, a minacciare i ribelli. ''Siamo tutti armati e pronti al martirio'', aveva delirato. La sede della televisione è stata presa questa mattina. Pare che non sia stato sparato un solo colpo.
../..
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






