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Negoziati israelo-palestinesi, Oslo ci riprova.

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Negoziati israelo-palestinesi, Oslo ci riprova.

 | POLITICA - INTERNAZIONALE


La Norvegia è pronta a sostenere uno Stato palestinese e sollecita ulteriori aiuti finanziari dai paesi coinvolti, lo dichiara il Ministro degli Esteri norvegese Jonas Gahr Støre. 

“I palestinesi devono mostrare la volontà di ricominciare i negoziati sulle questioni definitive dell’istituzione del loro Stato. Il testo deve riconoscere il diritto di Israele ad esistere e non delegittimarlo, direttamente e indirettamente”. 
Il Ministro degli Esteri norvegese Jonas Gahr Støre ha rilasciato queste dichiarazioni al quotidiano norvegese Aftenposten, dicendo “Come amici sia di Israele che dei palestinesi, ma soprattutto del processo di pace, è questo il messaggio che abbiamo trasmesso (ai palestinesi)”, aggiungendo che questo punto vista ha un ampio sostegno del governo norvegese. “Ci si dovrebbe vincolare ai moderni principi di Stato contenuti nella Carta dell’ONU, quali l’universalità dei diritti umani e la sovranità della legge, quando si parla di Stato palestinese”, continua il Ministro degli Esteri, aggiungendo di avvertire un ampio supporto dell’intero governo anche su questo. 

Il Ministro approva con cautela la proposta dell’ONU di riconoscimento della Palestina del luglio scorso, a seguito di colloqui e di un pranzo di lavoro con il presidente palestinese Mahmoud Abbas. La Norvegia si dice d’accordo anche per la presenza di un’ambasciata palestinese a Oslo, che permetta a un rappresentante palestinese di avere l’incarico di ambasciatore, come ulteriore sforzo per favorire i legami tra i due paesi 

“I palestinesi hanno il diritto di andare all’ONU. La Norvegia sosterrà questa opzione ed è pronta a riconoscere lo stato palestinese” ha fatto sapere Støre sulla sua pagina di Facebook alla fine della scorsa settimana. 
Ieri ha presieduto la Commissione di Contatto Ad Hoc (AHLC) che si è riunita ieri all’ONU a New York, dove ha particolarmente raccomandato a entrambe le parti, palestinesi e israeliani, di mantenere il loro spirito di cooperazione e il loro positivo contributo alle deliberazioni.” 

“I progressi che abbiamo visto nei territori palestinesi sotto la direzione del primo ministro Salam Fayyad, costituiscono un percorso di successo, uno dei più fruttuosi periodi di progettazione per la costruzione di uno Stato. E’ questo il risultato di uno sforzo comune, in primo luogo dei palestinesi, ma con un grande contributo anche dei paesi coinvolti negli aiuti e di Israele ,” ha detto Støre in un comunicato stampa. 

Il gruppo infine ha riaffermato il suo impegno per una soluzione pacifica e sicura per entrambi gli Stati e per il sostegno dei colloqui di pace israelo-palestinesi in piena aderenza ai vincoli della Road Map. (…) La Commissione ha invece espresso preoccupazione per la fragile situazione economica della Palestina, a causa di un rallentamento della crescita e di un aumento della disoccupazione. “L’economia palestinese deve affrontare rischi crescenti (…) Lo scivolamento è dovuto alle continue restrizioni fiscali, che diminuiscono gli aiuti dai paesi coinvolti e creano di conseguenza una crisi di liquidità. (…)
La Banca Mondiale fa presente che l’acuirsi della crisi fiscale accompagnata dal rallentamento della crescita economica può compromettere i risultati della costruzione delle istituzioni che stata messa in piedi negli ultimi. Per agevolare la condizione palestinese il gruppo dice che Israele e i paesi che erogano gli aiuti devono cooperare con l’Autorità Palestinese e arrivare a misure tali da garantire “ assistenza nella costruzione di una fase di transizione verso un’economia autonoma senza compromettere i progressi istituzionali realizzati negli ultimi anni”.(…)
Il settore privato dell’economia dovrebbe essere sostenuto attraverso un ulteriore smantellamento delle restrizioni sull’attività economica nella West Bank a Gaza e i paesi finanziatori dovrebbe provvedere all’assistenza per i costi correnti del periodo di transizione”. 

Støre ha aggiunto che “Il contributo non sopperisce al bisogno di una crescita economica sostenibile nel settore privato .Le restrizioni di Israele all’accesso alle risorse naturali e al mercato dovrebbe essere rivisto secondo una visione più ampia di quella precedente, solo così può essere rafforzata la crescita”, come espresso nel rapporto delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.” 
(…) 
Il Presidente Mahmoud Abbas vuole fare una proposta al consiglio di sicurezza dell’ONU, per una piena rappresentanza palestinese alle Nazioni Unite invece della condizione di osservatore non- membro all’assemblea generale. La sua proposta ha trovato l’opposizione degli Stati Uniti e di Israele, argomentata dal fatto che questo potrebbe minare le possibilità di una ripresa dei colloqui di pace, e che la sola via per istituire uno stato sono i negoziati. Nonostante il veto USA che blocca quest’offerta, tuttavia il Presidente Abbas non ha fatto marcia indietro perchè, dice, non resta altra possibilità. 

“Il popolo palestinese e la sua leadership attraverseranno un periodo molto difficile dopo la proposta dei palestinesi alle Nazioni Unite attraverso il Consiglio di Sicurezza. Ma sin da ora io dico che noi abbiamo una sola scelta: andare al Consiglio di Sicurezza. Il Ministro degli esteri norvegese Støre teme invece che la decisione di Abbas sia fraintesa, e non rafforzi la richiesta palestinese. “Il mio principale messaggio è stato di opposizione a questa richiesta , poichè è ovvio che il risultato sarà un no, sia a causa del veto USA che della mancanza di una maggioranza favorevole alla richiesta palestinese. Credo che questo potrebbe trasformare gli amici in nemici e i palestinesi non hanno bisogno di questo” ha dichiarato all’ Aftenposten. 

Traduzione ridotta di Anna Cotone da 'The Foreigner' del 21.09.2011 (www.theforeigner.no)

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