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Patrimoniale 5 X mille su redditi alti

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Patrimoniale del 5 per mille sui redditi più alti. E si punta al prelievo sulle "baby-pensioni" - controlacrisi.org

C’era una volta la «cena del lunedì», quando Bossi e Berlusconi trascorrevano la serata tra barzellette (tante) e politica (poca). Questi incontri sono un ricordo. Adesso ogni lunedì Bossi si vede con Tremonti. Non a cena ma subito dopo pranzo nella sede leghista, presenti tutti i capintesta del Carroccio, da Calderoli ai capigruppo, al Trota. E la circostanza ha l’effetto di un promemoria: serve a rammentare che la Lega (o perlomeno il Senatur, la cui presa rimane forte) sostiene a spada tratta il ministro dell’Economia. Nessuno si azzardi a combinare scherzi a Tremonti, perché andrebbero a gambe all’aria l’alleanza e il governo.


Tremonti nel bunker 
Protetto da Bossi, chi riuscirà a stanarlo? Secondo voci incontrollate, ieri in via Bellerio lui e l’Umberto avrebbero discusso di Bankitalia. Il Pdl rifiuta Grilli, che in quanto lombardo piace alla Lega? Allora niente Saccomani, sponsorizzato da Draghi e dal Cavaliere. Semmai Giulio e Bossi potrebbero ragionare sul nome di Ignazio Visco, vice-direttore generale, che è di sinistra ma di questi tempi significa sempre meno. Come eventuale terzo incomodo, meglio lui di Bini Smaghi.

I tagli ai ministeri 
Con la Lega, Tremonti ha concordato un paio di mosse astute. Per esempio: «scippo» da 3 miliardi di euro a Romani, che tanto non è un amico, per tacitare i ministri di serie A. I proventi delle frequenze televisive andranno un po’ al ministero dell’Interno, un altro po’ alla Difesa, cosicché Polizia, Carabinieri e Forze Armate dovrebbero patire meno. Maroni e La Russa saranno dunque soddisfatti. Mini-limature sulla Scuola (con sollievo della Gelmini). A strillare, nel Consiglio dei ministri di giovedì, resteranno la Prestigiacomo (le levano 700 milioni nell’indifferenza dei colleghi maschi), Matteoli (addio grandi opere, tranne quelle già avviate), la Brambilla (ma Tremonti finirà per aiutarla). E così, come direbbero sotto il Vesuvio, chi ha avuto ha avuto ha avuto...

Il Pdl all’assalto
Accusa Tremonti di non estrarre dal cilindro i soldi per la ripresa. Senza il suo soccorso, il decreto sulla crescita tanto strombazzato dal Cavaliere rischia di risultare una presa in giro. «Avete tanto insistito perché se ne occupasse Romani», alza le spalle il Professore, «dunque cosa volete da me? Rivolgetevi a lui...». Dicono che Berlusconi potrebbe essere tentato da una mini-patrimoniale, il 5 per mille sull’aliquota massima. L’intero partito del premier vorrebbe il condono (fiscale o edilizio, meglio tutti e due insieme) reputato un toccasana, l’uovo di colombo per far tornare i conti pubblici senza ulteriori sacrifici. L’ostilità di Giulio è considerata uno scrupolo eccessivo da novello Savonarola (immagine di Cicchitto) che non per caso finì al rogo. Sennonché l’ostacolo non è soltanto Tremonti. Pure la Lega dice no al condono perché «roba da terroni» (opinione privata di Bossi). L’altra sera un esponente Pdl ha sondato l’Umberto che, invece di mostrarsi comprensivo, l’ha coperto di improperi.

Il fronte interno
Dice il portavoce Bonaiuti: «Il vero pericolo resta la crisi finanziaria, non vedo invece rischi dal partito». Nessuno, nel giro stretto berlusconiano, prende troppo sul serio la ribellione di Scajola. L’ex ministro oggi riunisce i suoi e, forse, vedrà gli altri leader «malpancisti», da Pisanu, a Formigoni, ad Alemanno, tutti insieme per fare la faccia feroce. Alla comitiva si è unito ieri il «reponsabile» Sardelli. Sembra falso che Scajola abbia scritto una lettera personale accorata al premier, dal quale semmai intende farsi ricevere. Silvio prenderà tempo, manderà in avanscoperta Alfano, terrà i rivoltosi a bagnomaria con la scusa che deve prima sbrigarsela con Tremonti, «il vero problema è lui». A confronto, la «fronda» gli fa il solletico.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 11 Ottobre 2011 22:10 )  

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