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Sull'Ammannati a Palazzo Giugni

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DEApress vi segnala:

LYCEUM CLUB INTERNAZIONALE DI FIRENZE

PRESIDENZA e SEZIONE ARTE  

 

 

AL LYCEUM DI FIRENZE WORKSHOP SULL’AMMANNATI, L’AUTORE DELLA SUA SPLENDIDA SEDE

L’incontro del 25 ottobre, con docenti di università anche straniere, sarà preceduto da una visita su prenotazione ai palazzi Giugni e Grifoni, a cui seguirà un recital dell’ensemble Le Jardine Suspendu.

 

Il Lyceum Club Internazionale di Firenze dedica il pomeriggio di martedì 25 ottobre al grande architetto che creò la sua sede, quel Bartolomeo Ammannati di cui ricorre quest’anno il quinto centenario della nascita.

Nell’occasione saranno messi a fuoco in particolare due palazzi fiorentini progettati dall’architetto e scultore di Settignano (1511-1592): palazzo Giugni Fraschetti in via Alfani 48 - dove si trova appunto la sede del Lyceum fiorentino - che fu progettato e costruito da Ammannati fra il 1565 e il 1577 per conto del ricco banchiere Simone da Firenzuola, «un’opera emblematica nella storia dell’architettura del secondo Cinquecento»; e palazzo Grifoni – Budini Gattai all’angolo fra via de’ Servi e piazza della Santissima Annunziata, a cui Ammannati lavorò a partire da un progetto iniziato nel 1563 da Giuliano di Baccio d’Agnolo. Entrambi saranno infatti visitati martedì prossimo, con partenza dal Lyceum alle 15, sotto l’eccezionale guida di Marco Calafati (Istitut National d’Histoire de l’Art di Parigi) e di Roberto Budini Gattai e Carlo Fraschetti. Una visita su prenotazione e a numero chiuso per cui sarà seguito «l’ordine di precedenza» (tel. 055-2478264 lunedì prossimo 17-19).

La manifestazione, a cura di Francesca Ambrosi in collaborazione con la presidenza e la sezione Arte del Lyceum, prosegue poi in due ulteriori momenti a ingresso libero fino a esaurimento dei posti: alle 16,30 il workshop con docenti di università anche straniere dedicato all’attività di architetto di Ammannati e al confronto fra i due palazzi fiorentini sopra citati con altri palazzi da costui progettati e alle 19 il concerto di canti rinascimentali dell’ensemble vocale “Le Jardin Suspendu” diretto da Susanna Camilletti.

Dopo i saluti della presidente del Lyceum Maria Grazia Beverini Del Santo, sono previsti i seguenti interventi: “Caratteri dei palazzi fiorentini del secondo Cinquecento” di Amedeo Belluzzi (Università di Firenze), “Dosio. Il terzo incomodo” di Emanuele Barletti (Ente cassa di risparmio di Firenze), “Bartolomeo Ammannati e i palazzi Grifoni e Giugni” di Marco Calafati, “Divagazioni sul tema del palazzo” di Roberto Budini Gattai (Università di Firenze), “Bernardo Buontalenti e il palazzo di Bianca Cappello” di Emanuela Ferretti (Università di Firenze), “Bartolomeo Ammannati e il palazzo Ramirez de Montalvo” di Carlos Plaza (Universidad Hispalense di Siviglia) e “Bartolomeo Ammannati e la qualità dei dettagli architettonici” di Giovanni Leoncini (Università di Firenze). Moderatrice Elisa Acanfora (Università della Basilicata).

Nel recital de “Le Jardin Suspendu” saranno eseguiti: “Sonatemi un balletto” e “L’umorista” di G. Giacomo Gastoldi, “Semo tre vecchinet” (Giustiniana a tre voci virili) e “So ben mi c’ha bon tempo” di Orazio Vecchi, “Sentomi la formicula” di Filippo Azzaiolo, “Soccorso ohimé, ben mio” di Sigismondo d’India, “La Violetta” e “Tourdion” Anonimo del XVI secolo. Soprani Paula Bampi, Lucia Fantini, Chiara Furiani; contralti Rosy Mattatelli, Paola Perrotta; tenori/controtenori Dan Fortmann, Alessio Gori, Baldo Pecorella; bassi Stefano Maleci, Davide Tani.                  

[Per informazioni: Mirka Sandiford, tel. 055-3249190]



PALAZZO GIUGNI E L’AMMANNATI ARCHITETTO

 

Nelle Bellezze della città di Fiorenza del 1591, Francesco Bocchi la presenta “casa o più tosto palazzo di Simone da Firenzuola”, definendola “mirabile edifizio” e “fabbrica molto nobile e comodissima”. Palazzo Giugni è la realizzazione di un ambizioso progetto, un sogno di un ricco banchiere del Rinascimento, Simone da Firenzuola, realizzato da Bartolomeo Ammannati. Sia l’architetto che il committente trasmettono impulsi essenziali per l’elaborazione di un linguaggio di grande originalità: oltre alle finestre inginocchiate, scandisce la facciata la sequenza di portale-finestra-stemma che enfatizzano l’asse centrale. Tramite questo espediente, calibrato sugli esempi romani di villa Giulia e palazzo Farnese, e applicato a Firenze a partire da palazzo Grifoni, Ammannati genera un rinnovamento nei palazzi della città dei Medici. Anche il rapporto con il giardino appare sorprendente: la loggia che trafora in alto la facciata tergale suggerisce rimandi con quella verso il Tevere di palazzo Farnese.

Il cortile interno, con loggiati separati, è confrontabile con le proposte adottate in alcune tipologie di edifici elaborate da Ammannati nel volume incompiuto dal titolo Città Ideale. La mancanza di un portico continuo perimetrale ridimensionano le potenziali assonanze con il peristylium e con l’atrium romano, ma non mancano i riferimenti antiquari. Sebastiano Serlio, nel Sesto Libro, propone il tema nei progetti per il castello di Ancy-le Franc e in quello di “Rosmarino” nei pressi di Lione. Palladio propone una soluzione simile nel Secondo Libro, nel disegno della casa per il vicentino Giulio Capra, mentre Scamozzi rappresenta un cortile cruciforme regolarizzando quello di palazzo Corner a Venezia e realizza uno spazio analogo a palazzo Trissino a Vicenza. Tali soluzioni attuate in edifici residenziali, connessi alle proposte elaborate nei trattati, sono oggetto di una molteplicità d’interpretazioni diverse, che non sempre prendono atto della reciproca esistenza e ancora più raramente valorizzano la contaminazione delle forme.

 

Sullo sfondo dell’interesse che gli studi e le pubblicazioni degli ultimi anni hanno sensibilmente contribuito a incrementare, questo pomeriggio di studi è dedicato al cinquecentenario di Bartolomeo Ammannati e alla sua attività di architetto. Si pone l’attenzione a palazzo Giugni proponendo confronti con altri palazzi fiorentini, italiani ed europei. L’obiettivo è una discussione aperta su questioni concernenti il rapporto di Ammannati con altri architetti e una riflessione sulla tipologia del palazzo. Palazzo Giugni si pone, quindi, sia come modello che come riflesso della cultura del tempo, rappresentando un’opera emblematica nella storia dell’architettura del secondo Cinquecento.

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