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Libere Tutte

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Riceviamo e pubblichiamo:
25 novembre  - GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
L’indignazione è il nuovo spettro che si aggira per l’Europa e che si dirige in primo luogo contro lo strapotere della finanza. Per passare alla costruzione di un’alternativa, l’indignazione deve trasformarsi in volontà di lotta e in capacità di unificazione dei diversi movimenti su obiettivi e strategie comuni. Abbiamo bisogno di tutta la nostra forza e di tutta la nostra intelligenza: abbiamo bisogno di condividere saperi e analisi della realtà.
Ma la crisi in atto, con l’attacco che comporta alle condizioni di vita di tutti e tutte, non può farci dimenticare il problema della violenza maschile contro le donne, insita nel dominio patriarcale che permea di sé spazio privato e spazio pubblico. Le politiche governative per uscire dalla crisi inoltre, tagliando in maniera indiscriminata servizi e strutture di assistenza, colpiscono pesantemente i Centri che accolgono le donne vittime di violenza.
Per questo, collegandoci al percorso delle
LEZIONI IN PIAZZA PER UN’ALTRA RISPOSTA ALLA CRISI
Libere Tutte organizza
Venerdì 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne
Ore 17.30 – 19.00 Firenze, Piazza dei Ciompi, Loggia del Pesce
Lezioni (brevi) di:
Anna Bainotti – Associazione Artemisia – centro antiviolenza Firenze
La violenza maschile contro le donne : Succede quando nessuno vede
Elodie Migliorini e Valentina Castelli – Associazione Artemisia – centro antiviolenza Firenze
Gli stereotipi nelle relazioni e la violenza
Proiezione video
Canzoni di lotta del gruppo Musiquorum
Introduzione, coordinamento e allestimento dell’aula a cura di Libere Tutte
Il problema della violenza maschile sulle donne  -in particolare in ambito domestico - è stato, negli ultimi anni, al centro di grandi manifestazioni nazionali, oggetto di dibattiti, appelli, documenti, ricerche, iniziative cittadine… Il fenomeno non è diminuito,  anzi, è aumentato sommandosi alla violenza omofobica contro la libertà di scelta sessuale, mentre … stanno per essere chiusi, per mancanza di finanziamenti, alcuni centri antiviolenza.
Senza aspettare che sia la ricorrenza del 25 novembre a ricordarcelo, è perciò necessario che il tema venga ripreso  e affrontato per la gravità che riveste e l’ampiezza delle implicazioni,  private e pubbliche, che vi sono connesse.
Dobbiamo affrontare in tutta la sua complessità e ambiguità una violenza che sembra legata fatalmente alle vicende più intime del rapporto tra i sessi (sessualità, amore, maternità, affetti famigliari), respingendone:
1. la lettura in chiave di devianza o patologia individuale, e non come residuo dell’antico potere patriarcale di vita e di morte su donne, schiavi e figli;
2. l’uso in chiave sicurezza pubblica e di conflitto di civiltà, cioè contro i costumi barbarici di questo o di quello ‘straniero’;
3. l’idea che si possa arginarla con politiche di tutela familiare, senza tener conto che sono proprio i vincoli familiari a tenere ambiguamente confuse protezione e aggressività.
… E’ invece l’identificazione della donna con il corpo, la funzione sessuale e riproduttiva, e quindi la sua cancellazione come persona, la ragione prima della sua esclusione dalla polis, ma a sua volta, è la violenza implicita in questa privazione di spazi essenziali di spazi di libertà e di potere decisionale ad avere pesanti ricadute negative sulla vita delle donne: dai gesti quotidiani di disvalore alla persecuzione violenta di quelle che tentano gesti di autonomia...
Per combattere tutto questo occorre promuovere un piano nazionale di sensibilizzazione e prevenzione della violenza sulle donne, con specifiche iniziative, tra cui qui citiamo:
  • un programma di educazione/formazione sull’esercizio di diritti e obblighi uguali fra maschi e femmine fin dal livello scolastico elementare;
  • il lancio di campagne pubbliche di sensibilizzazione contro gli stereotipi dei ruoli familiari;
  • la promozione di azioni positive per la eguaglianza di genere in tutti i campi del vivere associato (politico, economico, culturale), la cui inosservanza venga sanzionata;
  • il reintegro dei fondi sottratti ai Centri antiviolenza e alle Case delle donne, fondi che andrebbero al contrario  aumentati;
  • l’istituzione di un Osservatorio indipendente di monitoraggio sui diritti delle donne e di vigilanza sui mezzi di informazione e pubblicità, a garanzia di un trattamento conforme ai valori costituzionali e alla dignità personale delle donne…
A tutte le donne impegnate in un ruolo istituzionale chiediamo esplicitamente di proporre, seguire e curare a ogni livello le misure necessarie a questa improrogabile svolta di civiltà. Libere tutte
Dall’Appello di Lea Melandri e Maria Grazia Campari  (Libera Università delle donne di Milano)

 

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