Riceviamo e pubblichiamo:
PAOLO HENDEL in “Molière a sua insaputa”
PRIMA NAZIONALE
da martedì 29 novembre a domenica 4 dicembre al Teatro Puccini di Firenze
(ore 21.00, domenica 4 dicembre ore 16.45)
PRIMA NAZIONALE
da martedì 29 novembre a domenica 4 dicembre al Teatro Puccini di Firenze
(ore 21.00, domenica 4 dicembre ore 16.45)
PAOLO HENDEL LASCIA IL MONOLOGO E DIVENTA MOLIÈRE, AI GIORNI NOSTRI
Il grande attore comico torna al Puccini dopo 5 anni di assenza. Paolo Hendel torna nella sua Firenze, al Teatro Puccini, per presentare in Prima Nazionale il suo nuovo spettacolo teatrale: Molière a sua insaputa. Non più un monologo, genere al quale Hendel è affezionato da 20 anni, ma un progetto scritto insieme a Leo Muscato (che cura anche la drammaturgia e la regia) per una compagnia di quattro attori: con Paolo Hendel, Maria Pilar Pèrez Aspa, Laura Pozone e Mauro Parrinello. Una nuova e bella sfida dunque, a partire dall’idea: e se, dopo tutti i pretestuosi processi affrontati in vita, al signor Jean-Baptiste Poquelin, detto Molière, toccasse in sorte di doverne subire uno ancora più surreale in televisione, ai giorni nostri? Un insolito Paolo Hendel- Molière precipitato nel mondo contemporaneo, accetta l’invito della trasmissione televisiva A sua insaputa. Convinto di partecipare a una serata celebrativa non sospetta che il programma (una specie di Serata d’Onore surreale che ospita illustri personaggi, da Gandhi a Babbo Natale) sia in realtà una trappola. In un turbinio comico di equivoci e fraintendimenti, la serata ben presto assume i connotati dell’inquisizione: la sua vita privata, la sua opera, le sue grottesche idiosincrasie, sono analizzate, scandagliate, vivisezionate come solo la moderna tv spazzatura sa fare. L’ingenuo Molière prova a giustificarsi, ma la sadica conduttrice (Maria Pilar Pèrez Aspa) non gli dà tregua e chiama in causa una squadra di bizzarri esperti opinionisti che si rivelano essere i protagonisti delle sue opere (interpretati da Laura Pozone e
Mauro Parrinello, in una girandola di 15 personaggi a testa). Tutti gli si rivoltano contro. Lo accusano di aver copiato le sue opere dai comici italiani, di essere diventato uno scrittore di corte sempre pronto a compiacere i gusti del Re e addirittura di aver sposato sua figlia e aver concepito con lei dei bambini. Adesso è la sua stessa vita ad assumere il carico tragicomico dei personaggi che portava in scena. È della sua stessa vita che ride la gente, non più delle sue commedie. Accuse, sberleffi, lacrime e risate. Uno spettacolo divertente che, con le parole di Leo Muscato, “vuole essere una critica a un certo modo diffuso di fare televisione” che rende quanto mai attuali le parole del Don Giovanni di Molière: “l’ipocrisia oggi è un vizio di moda, e quando un vizio diventa moda, non è più un vizio, ma una virtù”.
Il grande attore comico torna al Puccini dopo 5 anni di assenza. Paolo Hendel torna nella sua Firenze, al Teatro Puccini, per presentare in Prima Nazionale il suo nuovo spettacolo teatrale: Molière a sua insaputa. Non più un monologo, genere al quale Hendel è affezionato da 20 anni, ma un progetto scritto insieme a Leo Muscato (che cura anche la drammaturgia e la regia) per una compagnia di quattro attori: con Paolo Hendel, Maria Pilar Pèrez Aspa, Laura Pozone e Mauro Parrinello. Una nuova e bella sfida dunque, a partire dall’idea: e se, dopo tutti i pretestuosi processi affrontati in vita, al signor Jean-Baptiste Poquelin, detto Molière, toccasse in sorte di doverne subire uno ancora più surreale in televisione, ai giorni nostri? Un insolito Paolo Hendel- Molière precipitato nel mondo contemporaneo, accetta l’invito della trasmissione televisiva A sua insaputa. Convinto di partecipare a una serata celebrativa non sospetta che il programma (una specie di Serata d’Onore surreale che ospita illustri personaggi, da Gandhi a Babbo Natale) sia in realtà una trappola. In un turbinio comico di equivoci e fraintendimenti, la serata ben presto assume i connotati dell’inquisizione: la sua vita privata, la sua opera, le sue grottesche idiosincrasie, sono analizzate, scandagliate, vivisezionate come solo la moderna tv spazzatura sa fare. L’ingenuo Molière prova a giustificarsi, ma la sadica conduttrice (Maria Pilar Pèrez Aspa) non gli dà tregua e chiama in causa una squadra di bizzarri esperti opinionisti che si rivelano essere i protagonisti delle sue opere (interpretati da Laura Pozone e
Mauro Parrinello, in una girandola di 15 personaggi a testa). Tutti gli si rivoltano contro. Lo accusano di aver copiato le sue opere dai comici italiani, di essere diventato uno scrittore di corte sempre pronto a compiacere i gusti del Re e addirittura di aver sposato sua figlia e aver concepito con lei dei bambini. Adesso è la sua stessa vita ad assumere il carico tragicomico dei personaggi che portava in scena. È della sua stessa vita che ride la gente, non più delle sue commedie. Accuse, sberleffi, lacrime e risate. Uno spettacolo divertente che, con le parole di Leo Muscato, “vuole essere una critica a un certo modo diffuso di fare televisione” che rende quanto mai attuali le parole del Don Giovanni di Molière: “l’ipocrisia oggi è un vizio di moda, e quando un vizio diventa moda, non è più un vizio, ma una virtù”.
Note di regia, di Leo Muscato
L’obiettivo del regista è sempre lo stesso: aderire quanto più possibile allo spirito dell’autore che sta mettendo in scena. Sforzarsi di immaginare il legame che c’era fra i testi e gli spettatori per cui furono scritti e adattarlo al pubblico di oggi. Con Jean Baptiste Poquelin detto Molière, bisogna fare uno sforzo d’immaginazione ancora più grande, perché la straordinarietà del suo teatro consisteva non solo nel cosa veniva rappresentato, ma anche e soprattutto nel come. Quando noi sorridiamo leggendo le sue opere, dobbiamo avere la consapevolezza che in realtà la parte più divertente di quei lavori non ci è stata tramandata: la vera comicità era nel modo- a volte assurdo- in cui venivano presentati i personaggi e nell’atteggiamento fortemente critico nei confronti dei suoi contemporanei e della società in cui viveva. Bisognerebbe immaginare i personaggi delle sue opere come fossero dei clown: trucco eccessivo, parrucche sopra le righe, volti caratterizzati dalle smorfie, costumi esagerati, voci alterate, effetti speciali, apparizioni, sparizioni. Nel suo teatro non c’è nulla di realistico, anzi, sembra piuttosto abitato da quelle maschere della commedia dell’arte che Molière vedeva in scena a Parigi. Alla base dello spettacolo Molière a sua insaputa c’è un progetto preciso: raccontare allo spettatore di oggi il mondo più molieriano che riusciamo a immaginare. Abbiamo preso diversi brani dai suoi testi, li abbiamo ricontestualizzati nella nostra epoca e abbiamo provato a restituirli al pubblico con quello spirito fortemente critico, ma allo stesso tempo farsesco, che animava i personaggi comici di Molière. Abbiamo provato a deformarli fino a farli diventare attuali. Nell’affrontare questo studio sulla vita e sull’opera di Molière ci siamo chiesti: “Che cosa accadrebbe se una personalità come la sua facesse un rocambolesco viaggio nel futuro e precipitasse nel nostro mondo contemporaneo? Come si comporterebbe, per esempio, se fosse ospite di una trasmissione televisiva in cui una mefistofelica conduttrice riesuma celebrità dal passato e le rende ridicole agli occhi di un pubblico affamato e compiacente?”. La travolgente simpatia di Paolo Hendel e la sua straordinaria comicità hanno reso immediatamente chiaro che il viaggio nel tempo doveva trasformare il nostro protagonista in una nuova buffissima maschera di allocco, una di quelle che Molière stesso interpretava. Su queste premesse nasce Jean Baptiste, un tipetto gentile, entusiasta e troppo ingenuo; uno che indossa abiti seicenteschi quando tutti gli altri vestono abiti moderni. Convinto di partecipare a una serata celebrativa e promozionale della sua opera, non si rende conto che in realtà la sua vita privata, la sua opera, il suo mestiere vengono banalizzati, ridicolizzati e anche denigrati da una squadra di tuttologi invitati in studio: delle vere e proprie maschere grottesche, ricalcate su certi mostri contemporanei che abitano alcune trasmissioni televisive.
Un giorno Hendel mi ha detto: “L’unica comicità che ha un senso, è quella necessaria. Necessaria a te che la fai, e necessaria alla gente cui ti rivolgi”. È un bel modo di fare resistenza: usare la risata.
Leo Muscato
Teatro Puccini, via delle Cascine 41- Firenze, dal 29 novembre al 4 dicembre 2011
MOLIÈRE A SUA INSAPUTA
da Molière
progetto di Leo Muscato e Paolo Hendel
drammaturgia e regia di Leo Muscato
con Paolo Hendel
e con Maria Pilar Pèrez Aspa, Laura Pozone e Mauro Parrinello
Scene e costumi di Carla Ricotti
Luci di Alessandro Verazzi
Musiche originali di Alessandro Sironi
Produzione Paolo Guerra per Agidi
Prossime date in Toscana
domenica 27 novembre, Teatro Comunale di Cavriglia
giovedì 8 dicembre, Teatro dei Differenti di Barga
venerdì 9 dicembre, Teatro Pacini di Pescia
sabato 10 dicembre, Teatro dei Concordi di Roccastrada
domenica 11 dicembre, Teatro Salvini di Pitigliano
sabato 10 marzo, Teatro Giotto di Vicchio
L’obiettivo del regista è sempre lo stesso: aderire quanto più possibile allo spirito dell’autore che sta mettendo in scena. Sforzarsi di immaginare il legame che c’era fra i testi e gli spettatori per cui furono scritti e adattarlo al pubblico di oggi. Con Jean Baptiste Poquelin detto Molière, bisogna fare uno sforzo d’immaginazione ancora più grande, perché la straordinarietà del suo teatro consisteva non solo nel cosa veniva rappresentato, ma anche e soprattutto nel come. Quando noi sorridiamo leggendo le sue opere, dobbiamo avere la consapevolezza che in realtà la parte più divertente di quei lavori non ci è stata tramandata: la vera comicità era nel modo- a volte assurdo- in cui venivano presentati i personaggi e nell’atteggiamento fortemente critico nei confronti dei suoi contemporanei e della società in cui viveva. Bisognerebbe immaginare i personaggi delle sue opere come fossero dei clown: trucco eccessivo, parrucche sopra le righe, volti caratterizzati dalle smorfie, costumi esagerati, voci alterate, effetti speciali, apparizioni, sparizioni. Nel suo teatro non c’è nulla di realistico, anzi, sembra piuttosto abitato da quelle maschere della commedia dell’arte che Molière vedeva in scena a Parigi. Alla base dello spettacolo Molière a sua insaputa c’è un progetto preciso: raccontare allo spettatore di oggi il mondo più molieriano che riusciamo a immaginare. Abbiamo preso diversi brani dai suoi testi, li abbiamo ricontestualizzati nella nostra epoca e abbiamo provato a restituirli al pubblico con quello spirito fortemente critico, ma allo stesso tempo farsesco, che animava i personaggi comici di Molière. Abbiamo provato a deformarli fino a farli diventare attuali. Nell’affrontare questo studio sulla vita e sull’opera di Molière ci siamo chiesti: “Che cosa accadrebbe se una personalità come la sua facesse un rocambolesco viaggio nel futuro e precipitasse nel nostro mondo contemporaneo? Come si comporterebbe, per esempio, se fosse ospite di una trasmissione televisiva in cui una mefistofelica conduttrice riesuma celebrità dal passato e le rende ridicole agli occhi di un pubblico affamato e compiacente?”. La travolgente simpatia di Paolo Hendel e la sua straordinaria comicità hanno reso immediatamente chiaro che il viaggio nel tempo doveva trasformare il nostro protagonista in una nuova buffissima maschera di allocco, una di quelle che Molière stesso interpretava. Su queste premesse nasce Jean Baptiste, un tipetto gentile, entusiasta e troppo ingenuo; uno che indossa abiti seicenteschi quando tutti gli altri vestono abiti moderni. Convinto di partecipare a una serata celebrativa e promozionale della sua opera, non si rende conto che in realtà la sua vita privata, la sua opera, il suo mestiere vengono banalizzati, ridicolizzati e anche denigrati da una squadra di tuttologi invitati in studio: delle vere e proprie maschere grottesche, ricalcate su certi mostri contemporanei che abitano alcune trasmissioni televisive.
Un giorno Hendel mi ha detto: “L’unica comicità che ha un senso, è quella necessaria. Necessaria a te che la fai, e necessaria alla gente cui ti rivolgi”. È un bel modo di fare resistenza: usare la risata.
Leo Muscato
Teatro Puccini, via delle Cascine 41- Firenze, dal 29 novembre al 4 dicembre 2011
MOLIÈRE A SUA INSAPUTA
da Molière
progetto di Leo Muscato e Paolo Hendel
drammaturgia e regia di Leo Muscato
con Paolo Hendel
e con Maria Pilar Pèrez Aspa, Laura Pozone e Mauro Parrinello
Scene e costumi di Carla Ricotti
Luci di Alessandro Verazzi
Musiche originali di Alessandro Sironi
Produzione Paolo Guerra per Agidi
Prossime date in Toscana
domenica 27 novembre, Teatro Comunale di Cavriglia
giovedì 8 dicembre, Teatro dei Differenti di Barga
venerdì 9 dicembre, Teatro Pacini di Pescia
sabato 10 dicembre, Teatro dei Concordi di Roccastrada
domenica 11 dicembre, Teatro Salvini di Pitigliano
sabato 10 marzo, Teatro Giotto di Vicchio
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