Riceviamo e pubblichiamo:
LEGAMBIENTE RESPINGE CON FORZA LA PROPOSTA DEI 27 SINDACI DEL BACINO DEL FIUME MAGRA E PROPONE L’ISTITUZIONE DI UN TAVOLO DI LAVORO PER ATTUARE POLITICHE DI MITIGAZIONE DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO
Con una lettera congiunta indirizzata al presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, al presidente della Provincia di Spezia Marino Fiasella e al presidente della Provincia di Massa-Carrara Osvaldo Angeli, Legambiente chiede di di respingere seccamente la richiesta contenuta nella lettera inviata dai 27 sindaci del bacino del fiume Magra dopo i tragici eventi dello scorso 25 ottobre.
Proposte che, secondo l' Associazione, devono lasciare il posto a una politica del territorio che metta al centro punti qualificanti come la conservazione della natura e il passaggio, anche culturale, dalla “messa in sicurezza” alla “riduzione del rischio” attraverso la restituzione di spazio ai fiumi, il divieto di edificazione in aree inondabili (anche se “protette” da argini), la delocalizzazione degli insediamenti in esse esistenti, una nuova cultura di convivenza con il rischio e il ritiro degli ambiziosi progetti di “sviluppo” urbanistico in aree inondabili ai quali, però, i sindaci in questione non hanno fatto il minimo cenno.
Il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, i presidenti regionali di Legambiente Toscana Fausto Ferruzza e di Legambiente Liguria Santo Grammatico dichiarano: «gli interventi volti al taglio della vegetazione fluviale e al dragaggio degli alvei “sovralluvionati" sono assolutamente inutili e dannosi, anche perché proposti in siti di importanza comunitaria, un parco regionale e varie Anpil». «L’alluvione ancora una volta, non sembra aver insegnato nulla. - commentano i presidenti dell'associazione ambientalista - non vi è un sindaco che abbia fatto autocritica o che abbia proposto un ripensamento delle previsioni urbanistiche. Molti, invece, hanno invocato comodi alibi, attribuendo le responsabilità dell’alluvione ai cambiamenti climatici e alle mancate “pulizie fluviali” dalla vegetazione e dagli accumuli di sedimenti».
Occorre una radicale inversione di rotta, auspicata non solo da Legambiente, ma supportata fortemente anche dalle dichiarazioni del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Corrado Clini, che ha ribadito l’urgenza di intervenire sull’intensa urbanizzazione delle aree ad alta criticità idrogeologica, anche attraverso la delocalizzazione delle strutture, e di destinare risorse a politiche efficaci per una concreta mitigazione del rischio.
«Riteniamo di assoluto buon senso le posizioni dell’Assessore all’ambiente della Liguria Renata Briano e del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi – continuano i firmatari del documento - di rendere non più edificabili le zone alluvionate e quelle individuate ad elevato rischio idraulico. Crediamo infatti che sia necessario fermare tutto, aggiornare le normative e la pianificazione degli interventi sul territorio, in particolare per le concessioni edilizie in aree alluvionabili. Chiediamo alle Regioni però un’ulteriore atto coraggioso e necessario, prevedendo anche dispositivi di rilocalizzazione di beni e attività a maggior rischio».
La difesa del suolo deve diventare una sfida comune, che non si limiti all’attuazione d’interventi puntuali, spesso assolutamente inutili e dannosi (come dimostrano gli approfondimenti riportati in allegato) ma che preveda il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati per poter mettere in campo una nuova cultura del territorio e dei fiumi, primo grande passo per rendere più sicuro l’ambiente in cui viviamo.
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