Fernando Rossi (Gruppo Misto):
I promotori e quanti stanno firmando perché sia sottoposta a Referendum la loro proposta di riforma della legge elettorale sono certamente consapevoli che, con
la vittoria, si aprirebbero vuoti e contraddizioni, ma si dicono convinti che sia
l’unico modo per denunciare la distanza tra i cittadini e le istituzioni, il costo
della politica, l’eccessiva frammentazione dei partiti, e per obbligare il
Parlamento a fare una nuova legge in tempi brevi.
A questo proposito, mi permetto di rilevare che:
1) la loro proposta, stando agli obiettivi dichiarati e al testo dei quesiti, è addirittura peggiorativa rispetto alla legge fatta dal centro-destra; infatti se è
proprio questo Parlamento ad aver segnato il maggior punto di distanza tra il
voto dei cittadini e la sua composizione decisa dai Segretari e tesorieri dei partiti,
come pensare che (tanto per stare alla gran moda della cultura e della politica
all’americana) saranno questi “tacchini” a fissare il giorno del pranzo di Natale?
2) se toccherà comunque al Parlamento approvare una nuova legge, era
necessario aggiungere gli altissimi costi per lo svolgimento di un Referendum, e
del relativo rimborso spese ai promotori, ai già ritenuti (a ragione) altissimi costi
della politica?
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