“La Transgiordania nei secoli XII-XIII e le 'frontiere' del Mediterraneo medievale” è il titolo del convegno internazionale che si terrà a Firenze a partire dal 6 novembre.
69 studiosi provenienti da 42 Istituzioni scientifiche di 12 Paesi, tra cui una selezione di tutte le principali missioni archeologiche operanti in Giordania, si sono dati appuntamento nel capoluogo toscano per confrontarsi sul ruolo della Transgiordania rispetto alla cultura del Mediterraneo.
La Transgiordania, terra di frontiera fra il mondo latino e quello islamico dove fin dall'antichità si sono stratificate civiltà diverse, rappresenta infatti un prezioso archivio materiale per archeologi e storici.
“La Transgiordania ‘medievale', fra crociati, ayyubidi e primi mamelucchi, dal punto di vista archeologico, può essere considerata una metafora di quella rete di frontiere che costituisce una delle radici identitarie di una molteplicità di aree regionali mediterranee e del Mediterraneo medievale in quanto tale - spiega Guido Vannini, ordinario di Archeologia Medievale presso l'Università di Firenze e responsabile scientifico dell'incontro -. La missione archeologica internazionale dell'Università di Firenze studia da vent'anni questa regione ed in particolare l'area archeologico-monumentale di Shawbak (il Crac de Montréal di Baldovino re di Gerusalemme), oggetto di un recente accordo di collaborazione fra l’Ateneo e il governo giordano”.
Il Convegno, promosso dall'Università di Firenze (Dipartimento di Studi Storici e geografici), dall'Istituto Italiano di Scienze Umane e dal Comune di Firenze, si apre giovedì 6 novembre nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio e proseguirà fino a sabato 8.
Sono cinque le sessioni tematiche in programma, con circa 40 relazioni, che si concluderanno con una tavola rotonda.
Il programma del convegno è disponibile su www.frontierarchaeology.eu
Valentina Casini - DEApress
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






