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Frammenti e pagine di un occupazione migrante

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Con tutta probabilità verso metà maggio l'esperienza dell'occupazione "LUZZI" si disperderà nei mille rivoli da cui era provenuta, per molte donne e uoomini una esperienza da cui escono rafforzati, per altri, un semplice periodo di accoglienza in cerca di qualcosa in pìù dalla vita.

Con la lenta accettazione di un'accordo imposto (sul quale torno dopo) si consumano anche le inevitabili tragedie.
Ieri ci ha lasciato George Stinghe, che nel recente video proposto dai compagni del "CECCO" parla come un compagno, è stato colto da un INFARTO a Bucarest, si era recato lì per raccogliere tutti i documenti che gli permettevano l'ottenimento di un alloggio nell'area fiorentina, Lascia la moglie e 11 figli, oltre che lo sgomento dell'intera Comunità. Mentre Elisabetta è stata colta da un "ictus" perchè pensava di non essere, insieme al marito, segnata nella lista di chi ottiene i "benefici" previsti dall'accordo. Elisabetta era (come il 90% degli occupanti...) nella lista, ma lei non lo sapeva. Sta uscendo dal coma da poche ore...

Trattare con le istituzioni porta davvero male, crea disagi e catastrofi umane, segna l'inevitabile passaggio della difficile conclusione di esperienze seppure contraddittorie, ma pur sempre pagine di una vita...

L'accordo "finale" si pùò riassumere in questo modo: REGIONE E PREFETTURA "monetizzano" lo sgombero, stabilendo un tetto economico per ogni componente del nucleo familiare e indirizzano i nuclei in tre direzioni:
1-Per la famiglie che si sono "integrate" (che brutto termine...) la Regione paga la caparra di un alloggio a libero mercato nell'area fiorentina e alcuni mesi di affitto...
2-Per le famiglie che non hanno trovato lavoro e vogliono spontaneamente ritornare in Romania la Regione organizza una sorta di rimpatrio "assistito" con elargizione di un assegno mensile (intorno ai 400 euro) per un anno.
3-Per un piccolo gruppo di famiglie che, invece, non si sono "inserite",e che non hanno niente in Romania, la Regione mette a disposizione alcuni alloggi nel territorio toscano e sopperisce al canone mensile per la durata di un anno, mettendo in contatto le famiglie con i servizi sociali della zona, Si tratta, al massimo, di cinque famiglie...
-Giovedì mattina, alle sei, il gruppo che ha scelto il rimpatrio assistito in patria sarà accompagnato in Romania da un pulmann messo a disposizione dalla Caritas Diocesiana (anche loro tra gli ultimi arrivati e ben pagati...)

Non lasciatevi ingannare, non solo non è una vittoria, ma è la peggiore delle sconfitte. Quando si arriva ad accettare forme di elemosina mascherata da assistenzialismo si nascondono evidenti motivazioni e scelte conseguenti.

*Per prima cosa non ci è stata possibilità di scelta. Il prefetto, e il suo vice (che non sono peggio di Gianassi, anzi...) hanno posto l'imprescindibile condizione del "prendere o lasciare", per cui o si accettava le condizioni imposte (per loro molto "onerose") oppure lo sgombero era immediato (lo scorso mese...) richiesto pare dal Ministro degli Interni Maroni dopo le strette di mano e i complimenti dello stesso con il Sindaco di Prato per le brillanti operazioni contro i cinesi e successivamente con il sindaco di Sesto Fiorentino per la vicenda "Osmatex"...
*Ma ha pesato anche la stanchezza e il freddo. pensare di passare un'altro inverno, praticamente senza corrente elettrica, con un centinaio di bambini al freddo, nonostante le tante forme solidali tipiche delle comunità, era davvero improbabile...
*Sul piatto della bilancia le capacità di resistenza venivano meno, ed una rapida valutazione dei rapporti di forza ci ha costretto ad accettare le miserissime proposte. Abbiamo insistito a lungo per fare rientrare tutte e tutti negli aiuti a disposizione, urla e litigate con la Regione sul numero delle presenze, loro che diminuivano e noi che si aumentava...
*E infine ha pesato, in modo determinante, l'assoluta latitanza di tutti coloro che avevamo messo nel mezzo alla ricerca di una alternativa concreta per impedire la speculazione sul LUZZI. Tutta quella vasta area di associazioni, di urbanisti democratici, di strutture del mondo solidale, presenti in tante assemblee, sono lentamente spariti, si sono consumate troppi e inutili schieramenti. Quando è arrivato il momento di fare quadrato il movimento è rimasto, come spesso accade, solo con qualche aggancio di membri della Fondazione Michelucci, poca roba davanti alle pretese della grande politica speculativa e delle nuove filosofie in materia di "sicurezza". Del futuribile progetto di multiuso (accoglienza, uso dell'agricoltura biologica, università etc.) non si sentirà pìù parlare, statene certi...

Con mille limiti, e non solo di corpo sociale, il merito della occupazione del Luzzi, è stato proprio quello di avere retto per quattro anni. Ogni piccolo problema per il Luzzi diventava enorme. Il Comune di Sesto nelle sue politiche ha OSTEGGIATO in modo frontale gli occupanti. Negazione di residenze, impossibiltà di assitenza sanitaria, e financo negazione dei percorsi di istruzione scolastica. Tre ordini di sgombero firmati dal SINDACO, costante stacco dell'erogazione di enrgia elettrica, e chi pìù ne ha nè metta...
Andare avanti così per quasi quattro anni è davvero difficile...

"Quelli della (!!!) Luzzi" erano sempre presenti, ogni manifestazione, ogni corteo, ogni presidio era rappresentato da qualcuno del Luzzi. Neanche San Salvi ai tempi del "direttore" riusciva a esprimere tale e tanto livello di "militanza", e ci mancheranno anche per questo...Per quattro anni ogni giovedì si è svolta la numerosa e partecipata (al contrario di occupazioni pìù italiote) assemblea dell'occupazione...

Questo non nasonde i mille limiti oggettivi che l'occupazione stessa si è portata dietro per anni. Una pessima gestione delle strutture, sopratutto nella costante "sporcizia" di un parco bellissimo, eppoi ancora le mafiette interne, gli eccessi di protagonismo di chi dirige la baracca. L'assenza, in definitiva di un corpo politico che fondi le sue pratiche sull'autogestione e l'autorganizzazione.Anche se, lentamente, sopratutto tra le donne è cresciuta la consapevolezza e la determinazione sul terreno dei diritti.

Di pìù umanamente, non si poteva fare, abbiamo cercato di costruire una esperienza comune e condivisa, ci siamo riusciti solo parzialmente, ma l'importante è che la storia di questa occupazione, per chi ha vissuto quotidianamente l'occupazione, resti "memoria viva" nel futuro come un ulteriore e piccolo bagaglio di conoscenza e di esperienza.

Un saluto a tutte e tutti...Lorenzo

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