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Alex Zanotelli caricato dalla polizia

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Napoli: padre Alex Zanotelli caricato dalla Polizia

di: Antonio Rispoli

 

NAPOLI - Sono diversi giorni che a Napoli c'è fibrillazione, per la presenza di un gruppo di nove extracomunitari, che hanno tentato di entrare illegalmente in Italia nascosti a bordo di una nave da trasporto, la Vera D. Scoperti e fermati, hanno richiesto asilo politico. Ma per cinque di loro c'era un problema di età, dato che hanno un aspetto di ragazzi molto giovani. Per questo si è disposto l'esame medico per l'accertamento dell'età, fatto attraverso l'esame del disco epifisario, una cartilagine del posso che diventa ossea man mano che il corpo cresce, fino ai 18 anni. Il risultato dei medici è stato che i cinque hanno 18 anni, ma è un esame che lascia ampi margini di incertezza, per cui non c'è alcuna certezza che non siano dei minorenni. 
Ieri sera alle 21 era stato disposto il trasferimento dei nove extracomunitari nel Cie di Brindisi, e padre Alex Zanotelli era lì, alla testa di numerosi aderenti a diverse associazioni: organizzazioni umanitarie, centri sociali, la Cgil con Jamal Quoddorack. Un manipolo di persone, ma decise ad impedire che i ragazzi venissero trasportati nel Cie, al punto da mettersi che si sono messe davanti al garage da cui doveva uscire la camionetta con gli extracomunitari. Ma poco prima che la camionetta uscisse, i poliziotti hanno fatto piazza pulita dei manifestandi, spingendo via tutte le persone, compreso Zanotelli, che è anche finito a terra. Nessuna ferita seria, per il religioso, ma tanto dolore, per non avere impedito quella che non può che essere considerato un abuso. Ed è triste vedere che questo sia avvenuto a Napoli, considerata la città dell'accoglienza, che questa volta ha dimostrato una totale indifferenza per la vicenda.

 

 

Padre Alex Zanotelli caricato dalla polizia a Napoli. "Li state mandando in un lager, dovete passare su di me", e così è stato. Condividi

"Sono bambini. Li state mandando in un lager. Dovete passare su di me". Ma la furia di chi obbedisce al governo e alla legge che punisce gli immigrati non risparmia neanche un uomo di chiesa, padre Alex Zanotelli. Pur di far partire in fretta in una camionetta i nove africani della "Vera D.", pur di chiudere la questione che ha agitato il porto di Napoli e le coscienze nell'ultima settimana, senza il minimo rispetto hanno buttato a terra persino il sacerdote che difende i diritti civili e si prodiga per l'umanità. Sta bene, il paladino di chi non ha voce e lotta per sopravvivere, ma è tornato a casa addolorato, come chi ha sostenuto una battaglia persa.

Intorno alle 21 la protesta era davanti ai garage della questura in via dei Fiorentini: "Siamo tutti clandestini" gridavano i manifestanti. Organizzazioni umanitarie, centri sociali, la Cgil con Jamal Quoddorack che hanno seguito dall'inizio la vicenda. L'assessore Giulio Riccio e il sindaco Iervolino vanno via aprendo le braccia: "Non c'è niente da fare". Ma Zanotelli resta, con i suoi collaboratori, tra i quali Felicetta Parisi, che è in lacrime. "Li abbiamo visti, li abbiamo visti bene, erano vicino a noi - piange - non c'è alcun dubbio che sono minorenni", riferendosi alla querelle sull'età dei cinque clandestini più giovani, tre dei quali erano stati giudicati maggiorenni dall'ospedale dove erano stati visitati. "Anche secondo il parere dei medici ospedalieri l'età scheletrica era intorno ai 18 anni - dice ancora Parisi - ma ci sono due anni di scarto in quell'analisi. Me ne assumo io la responsabilità. Sono un medico, un pediatra: erano minori. Li hanno spediti in un lager. Questa è una ignominia, una vergogna, viviamo l'epoca della disumanità".

Padre Zanotelli ha salito le scale della questura ed è tornato indietro poco dopo amareggiato: "Non c'è niente da fare, li portano via". Intanto i celerini si radunavano sotto il palazzo. "Dopo ore di trattative, di promesse, all'improvviso è arrivata la celere e abbiamo capito che li avrebbero portati a Brindisi - dice il sacerdote - Eppure c'era la richiesta di asilo politico, il Comune aveva trovato per loro una sistemazione". Zanotelli viene accompagnato dai collaboratori, a proseguire nel racconto è Felicetta Parisi: "Quando Alex è sceso noi ci siamo messi davanti al garage da dove doveva uscire la camionetta - dice - Zanotelli voleva stendersi per terra, voleva protestare contro questo sopruso. E ha detto ai poliziotti: "Nessuno ha chiesto a questa gente che cosa ha fatto nell'ultimo mese, come ha vissuto, di che cosa ha bisogno. È una vergogna. Per me potete passare sul mio corpo, prima di prenderli". Allora è scoppiato un tafferuglio, i poliziotti si sono lanciati verso di noi e Alex è stato scaraventato per terra".

I collaboratori del sacerdote, indignati, denunciano: "Per ore la questura ha portato avanti quello che sembrava un dialogo. Era falso. Per la prima volta Napoli, la città dell'accoglienza e dell'umanità, si è macchiata della strage degli innocenti. Lo sanno tutti i Cie sono dei lager".

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