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Diritti umani violati nel deserto del Sinai

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                    Sequestri, torture e stupri nel deserto del Sinai 


Situazione dei profughi provenienti dall’Africa
Aggiornamento di Physicians for Human Rights – PHR Israele (Medici per i Diritti Umani Israele)
 
8 dicembre  2010
Rifugiati e richiedenti asilo in fuga da  conflitti, genocidi, carestie e torture affrontano un viaggio estremamente difficoltoso senza alcuna assistenza sanitaria. Migliaia di persone fuggono da Eritrea, Etiopia, Sudan e altri paesi africani in cerca di sicurezza e di protezione, passando per l'Egitto, in un ambiente ostile e insicuro. Una volta arrivati in Israele, vengono immediatamente detenuti , spesso per diversi giorni o settimane, e a volte anche per  mesi. Dopo la detenzione, molte di queste persone arrivano alla Open Clinic  di Medici per i Diritti Umani Israele (PHR – Israele)  a Tel Aviv-Jaffa per ricevere assistenza per le malattie e i traumi sofferti durante il viaggio.  L’Open Clinic è un centro medico aperto gestito da medici volontari israeliani che fornisce cure mediche a persone sfornite di qualsiasi copertura sanitaria e s’impegna in un’azione di advocacy presso il governo israeliano per garantire una migliore protezione a rifugiati, richiedenti asilo, ed altri gruppi di migranti.
Nei mesi scorsi, il personale della clinica ha rilevato un numero crescente di richieste di interruzione volontaria della gravidanza da parte  di donne provenienti dal Sinai. Nelle conversazioni con i medici, molte donne hanno confessato di essere state violentate prima di entrare in Israele. Su un totale di 165 interruzioni volontarie di gravidanza seguite dalla clinica tra gennaio-novembre 2010, Medici per i Diritti Umani -Israele stima  che la metà siano state richieste da donne violentate nel Sinai. Nello stesso periodo, 1.303 donne sono state sottoposte a trattamenti ginecologici, la maggior parte dei quali resisi necessari a causa delle violenze subite nel Sinai. Le difficoltà affrontate nel Sinai hanno anche provocato un aumento del numero di pazienti assistiti presso i servizi riabilitativi  della Open Clinic. Nei primi 11 mesi del 2010, 367 persone sono state sottoposte a trattamento ortopedico e 225 a fisioterapia.
Per raccogliere informazioni più precise sul cresente numero di casi di tortura, sequestro, stupro, abusi fisici e sessuali, PHR-Israele ha deciso di raccogliere in modo sistematico  le testimonianze dei pazienti che arrivano in Israele attraverso il deserto del Sinai. Ad oggi, PHR-Israele ha intervistato un totale di 167 persone provenienti da Eritrea ed Etiopia, Sudan, Costa d'Avorio Leone, Somalia, Nigeria, Ghana, Congo e Sierra, tra cui 108 uomini e 59 donne.
I primi risultati mostrano che i rifugiati eritrei ed etiopi  subiscono le maggiori violenze e quindi ai fini del presente documento, le loro risposte sono state analizzate separatamente. Delle 13 donne che hanno accettato di rispondere alle domande circa episodi di violenza sessuale (22% del totale), il 38% ha risposto affermativamente. Se si eccettua la parte relativa alle violenze sessuali, la partecipazione alle interviste è stata elevata.  I seguenti dati sono stati raccolti da 144 interviste. Il 77% dei rifugiati  eritrei ed etiopi hanno raccontato di essere stati vittime di  aggressioni fisiche, quali pugni, schiaffi, calci e frustate (rispetto al 63% di pazienti provenienti da altri paesi africani). Il 23% dei pazienti eritrei ed etiopi hanno riferito di aver subito bruciature, marchiature a fuoco, scosse elettriche, e sospensioni per le mani o i piedi. Nessun paziente proveniente dagli altri paesi ha raccontato di aver subito questo genere di torture.  Il 94% degli eritrei ed etiopi ha riferito di essere stato privato di cibo e il 74% ha dichiarato di essere stato privato di acqua. Il fenomeno si è verificato anche tra gli altri rifugiati africani; l'80% è stato privato di cibo e il 53% è stato privato di acqua.
Due settimane fa, il quotidiano israeliano Yediot Aharonot ha realizzato un approfondito  reportage intitolato  Desert Hell (Inferno Deserto) in cui PHR Israele  denuncia le torture e gli abusi, ormai istituzionalizzati,  subiti dai rifugiati (specialmente da  quelli provenienti da Etiopia ed Eritrea), nel Sinai, durante il loro viaggio verso Israele . Secondo numerosi resoconti , gruppi di circa 200-300 eritrei sono portati nel Sinai, dove sono detenuti in container o aree recintate. I prigionieri sono sottoposti a tortura mediante percosse o bruciature, mentre i contrabbandieri chiamano i loro parenti chiedendo l’immediato trasferimento di denaro  in cambio della garanzia per il rilascio e per il transito fino al confine con Israele. A causa delle ingenti somme richieste come riscatto, spesso sono necessarie settimane o addirittura mesi affinché i rifugiati possano raggiungere la frontiera. E’ durante questo periodo che le donne sono separate dal gruppo, detenute in ambienti appartati e sottoposte a ripetuti atti sessuali, abusi e stupri per mano dei loro rapitori.
Lo scorso fine settimana, PHR-Israele ha raccolto nuove testimonianze che inducono a ritenere che la situazione nel Sinai stia diventando sempre più precaria.   Mentre in precedenza alle vittime veniva richiesto  di pagare tra i 2.500-3.000 dollari, attualmente la somma chiesta come  riscatto è di   9.870 dollari. Secondo quanto è stato riferito a PHR-Israele da fonti vicine agli  ostaggi attualmente sequestrati nel deserto, circa 220 persone sono attualmente detenute dai contrabbandieri in un 'campo di tortura' del Sinai. Al  gruppo di 80 individui che sono arrivati un mese fa si sono aggiunti la scorsa settimana 140 profughi diretti verso Israele.
Il confine tra Egitto ed Israele e la detenzione al momento dell'ingressoUna risposta, attenta, ben ponderata ed esaustiva è urgentemente necessaria. Oltre ai rischi e ai soprusi già menzionati, i profughi diretti in Israele devono anche affrontare le guardie di frontiera egiziane che spesso 'sparano per uccidere'. Nell'ultimo anno, gruppi di rifugiati hanno affermato che le guardie di frontiera egiziane sono diventati più spietate, ferendo e uccidendo più rifugiati rispetto agli anni passati. Secondo l’indagine di Medici per i Diritti Umani - Israele , delle 47 persone che hanno accettato di rispondere alle specifiche  domande, 12 hanno raccontato di essere stati colpiti da spari. A peggiorare ulteriormente  le cose vi è la  politica definita  “hot return” (ritorno caldo) adottata a volte dall’esercito israeliano e   contraria al diritto internazionale; i rifugiati vengono cioè respinti in Egitto in un tempo che va da un'ora a cinque giorni dal loro ingresso in Israele. Nonostante i rapporti sulle percosse, le morti, gli  stupri e i respingimenti immediati siano ben noti alle autorità israeliane, l'esercito israeliano continua a perseguire questa politica.
Ogni rifugiato che entra in Israele è trattenuto in uno dei due centri di detenzione israeliani. Ad oggi, circa 2.000 rifugiati e richiedenti asilo, tra cui donne, bambini piccoli, e minori non accompagnati, sono attualmente trattenuti in strutture detentive israeliane. Un sistema detentivo sotto-finanziato e spesso discriminatorio dove i rifugiati devono aspettare diverse settimane o anche mesi prima di vedere un medico penitenziario e dove problemi come la riabilitazione e la salute mentale sono del tutto trascurati. Dopo settimane di attesa, mesi e talvolta anni, i richiedenti asilo sono rilasciati con nient'altro che un biglietto dell'autobus per una delle più importanti città di Israele.
I profughi respinti da Israele in Egitto vengono poi rimpartiati nella maggior parte dei casi. I profughi catturati dalla polizia egiziana sia nel deserto sia al confine subiscono abusi fisici e sessuali, la detenzione e la deportazione verso i loro paesi d'origine. Sebbene l'UNHCR e le ONG egiziane siano talvolta in grado di intervenire in favore dei profughi di fronte al rischio del rimpatrio (compresi i casi in cui questo significa la morte certa o la  detenzione in paesi quali Sudan, Eritrea e Somalia), nel corso degli ultimi tre anni centinaia di rifugiati sono stati rimpatriati dall'Egitto verso i loro paesi d’origine. Nel giugno 2008, varie fonti hanno riportato una deportazione di massa di centinaia di profughi eritrei ed etiopi verso i loro paesi d'origine. Molti sono stati uccisi al loro arrivo, altri sono stati impigionati o sottoposti alla coscrizione militare.
Raccomandazioni
Medici per i Diritti Umani – Israele chiede:

• alla comunità internazionale di appellarsi con forza al governo egiziano affinchè vengano trovati e liberati  i profughi attualmente detenuti a scopo di estorsione nel deserto del Sinai. Una volta avvenuta la liberazione, PHR Israele chiede alla comunità internazionale  che per i profughi  venga individuata una soluzione globale che includa l’ingresso sicuro in un paese terzo. 
• al governo di Israele di assumersi la responsabilità per i rifugiati e i richiedenti asilo che attualmente risiedono all'interno dei suoi confini. In accordo con gli obblighi previsti dalla Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati, il governo di Israele dovrebbe attuare un sistema più trasparente e completo di determinazione dello status di rifugiato ed  integrare e implementare  norme contro il traffico di esseri umani nel proprio diritto interno. Nell’attuare questi cambiamenti , il governo israeliano deve concedere la status di "residenza sociale" a tutti i richiedenti asilo che consenta loro di accedere alle  prestazioni di assistenza sociale, tra cui l'assistenza sanitaria.
• all'opinione pubblica israeliana e internazionale di sostenere le organizzazioni per i diritti umani, in Israele e in Egitto, che forniscono assistenza umanitaria ai rifugiati e che si adoperano a livello locale e internazionale affinche i governi israeliano ed egiziano si assumano la responsabilità di prevenire ulteriori sofferenze e di assicurare la dovuta assistenza a tutti gli interessati.
 
Per ulteriori informazioni:
 PHR Israele: Yael Marom 052-5563485  phr.media@gmail.com   
 Medici per i Diritti Umani (MEDU): 3343929765 / 0697844892  info@mediciperidirittiumani.org   
 Medici per i Diritti Umani (MEDU) e Physicians for Human Rights –Israele        fanno parte della International Federation of Health and Human Rights Organisations (IFHHRO) e collaborano in progetti sanitari nei Territori occupati palestinesi.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 14 Dicembre 2010 00:41 )  

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