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Studenti in piazza a Firenze

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Anche oggi noi studenti siamo in piazza in una giornata in cui si vota l’ennesimo disegno di legge che va contro gli interessi collettivi e che fa il gioco di industriali, potenti e sfruttatori, il ddl 1905. A differenza di quello che dicono quasi tutti i media, la nostra non è una battaglia che riguarda solo il mondo della formazione ma, piuttosto, una rivolta che parte dagli studenti per unirsi alle rivendicazioni dei lavoratori, di chi lotta contro le deportazioni nei lager chiamati CIE, di chi occupa una casa perché gli affitti sono da usura, dei terremotati aquilani in lotta, dei più deboli. In questa società globalizzata, dove il sistema economico capitalista ha ridotto tutto a merce, dall’acqua ai trasporti, dall’istruzione alla raccolta dei rifiuti, dai sentimenti fino ai gusti personali, dove ogni giorno siamo sfruttati,  offesi e manipolati dai mezzi di comunicazione, vera arma del potere, noi riteniamo che non serva confidare nelle istituzioni, nelle riforme e nei governi, poiché essi stessi legittimano questo sistema tutti i giorni e, da loro, non ci si può aspettare nessun passo indietro o ripensamento sincero. Noi esigiamo un'altra società come unica possibilità di cambiamento rispetto allo stato di cose presenti e, infatti, ciò che avviene ogni giorno nei palazzi, ai danni di tutti, non ha la nostra benché minima approvazione. Sappiamo bene che, la nostra, è una situazione particolare, viste le classi dirigenti corrotte, mafiose e prive di un minimo di decenza, che si alternano al governo da anni in questo paese, però non possiamo far altro che notare l’esistenza di un filo conduttore nelle politiche dei vari paesi, in Europa come nel resto del mondo, che si traduce in tagli alla spesa sociale, abolizione dei diritti, guerre e repressione. E’ per questo che in tutta Europa da mesi ci sono mobilitazioni, che studenti come noi si scontrano in piazza e si fanno sentire, dalla Grecia alla Francia, dall’Inghilterra alla Spagna. La soluzione non sta nel trovare maggiori risorse, cosa che potrebbe calmare gli animi di alcuni gruppi riformisti, perché è il sistema che va cambiato, in quanto il sistema è IL problema. Il nostro paese è l’emblema di tutto ciò, infatti assistiamo a tagli in ogni settore ma, ogni anno si investono 20 miliardi di euro in spese militari per esportare guerra, morte e miseria. Non ci scordiamo nemmeno le colpe di chi contribuisce da tempo al mantenimento dello status quo: dai sindacati concertativi, impegnati da 30 anni a barattare il livello di abolizione dei diritti comodamente seduti ad un tavolo, che proclamano finti scioperi generali illudendo i lavoratori  mentendo sfacciatamente, per far finta di mostrare i muscoli con Confindustria o con Finmeccanica; alla cosiddetta “opposizione parlamentare di centro sinistra”, di fronte alla quale rabbrividiamo se pensiamo a ciò che ha realizzato quando è stata al governo: dall’internazionalizzazione del debito pubblico, al record europeo di privatizzazioni, all’entrata nel nuovo mostro giuridico internazionale chiamato Unione Europea, fino a dare il via alle nuove leggi razziali, partite da una idea dell’attuale presidente della repubblica con i CPT, passate da Roma con la caccia al rom ad opera di Veltroni e da Firenze per la questione lavavetri tanto cara a Graziano Cioni e Leonardo Dominici, e riutilizzate solo recentemente dalla Lega Nord del razzista Bossi e del fascista Fini. Infine, dopo i fatti della scorsa settimana a Roma, dove si è mostrata solo parte della rabbia che quotidianamente tutti noi proviamo, non possiamo far altro che constatare ancora una volta il comportamento falso, ipocrita e moralista di predicatori che offendono gli studenti come Roberto Saviano, il quale crede di poterci dare lezioni dalle colonne di Repubblica  quando poi è il primo degli incoerenti, poiché denuncia i crimini mafiosi da una parte e tace spudoratamente su quelli commessi da anni dallo stato di Israele nei confronti dei palestinesi.

Noi studenti, contro l’apatia generale diffusa, continueremo a lottare, nonostante la repressione che c’è nei nostri confronti, al fianco di tutti gli oppressi per un cambiamento dell’attuale società. Sappiamo però che c’è da fare una scelta rispetto al lato della barricata dal quale stare e, quando fronteggiamo i poliziotti in assetto antisommossa sappiamo che, nonostante abbiano famiglia  e figli come noi, questa scelta l’hanno già fatta, essendo di fatto dei servitori di chi ci sfrutta, il braccio armato di chi ci governa, senza contare che nessuno di loro si è mai scusato o pentito a nome di tutti per le morti di Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi e altri come loro, e nessun ripensamento, adesso, può cambiare questo dato di fatto. Noi studenti infatti abbiamo la consapevolezza che, a differenza loro, siamo un'altra cosa: siamo rivoluzionari !

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